Codice penale Aggiornato il 13 febbraio 2015

Art. 86 codice penale: Determinazione in altri dello stato d’incapacità, allo scopo di far commettere un reato

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Codice penale Aggiornato il 13 febbraio 2015



Se taluno mette altri nello stato d’incapacità d’intendere o di volere, al fine di fargli commettere un reato, del reato commesso dalla persona resa incapace risponde chi ha cagionato lo stato d’incapacità (1) .

Commento

(1) Una parte della dottrina riporta la fattispecie in esame nella figura della reità mediata: si afferma che in questa, come in altre ipotesi considerate dal codice [v. 46-48-543, 111], autore del reato deve essere considerato esclusivamente colui il quale usa un altro essere umano non punibile come strumento materiale per commettere un reato. Secondo altra parte della dottrina la figura della reità mediata è estranea al nostro ordinamento giuridico, in quanto in questa, come nelle altre ipotesi suddette, trova applicazione la disciplina del concorso di persone nel reato [v. 110 ss.], potendo assumere la qualifica di concorrente anche il soggetto non imputabile o non punibile [v. 111, 112].

L’accoglimento dell’una o dell’altra tesi assume rilevanza nell’ipotesi in cui l’inimputabile commetta un reato diverso da quello voluto da colui il quale ha cagionato lo stato di inimputabilità: secondo i fautori della reità mediata trova applicazione la disciplina dell’aberratio delicti [v. 83]; secondo i fautori della disciplina del concorso di persone trova applicazione l’art. 116.

È comunque pacifico che la disposizione in esame trova applicazione esclusivamente nei casi in cui lo stato di incapacità procurato in altri sia totale: in caso contrario anche l’esecutore materiale del reato deve risponderne, per cui trova sicuramente applicazione la disciplina del concorso di persone nel reato.

La norma risponde all’esigenza di assoggettare a sanzione penale colui il quale si serve di un altro essere umano per realizzare un reato. Essa ha, tuttavia, una portata meramente dichiarativa, non potendosi dubitare, pure in assenza di esplicita disposizione, della punibilità di chi cagioni in altri uno stato d’incapacità al fine di fargli commettere un reato. Analoga disciplina trova applicazione nell’ipotesi in cui lo stato di incapacità sia cagionato mediante suggestione ipnotica o in veglia [v. 613].

Giurisprudenza annotata

Determinazione in altri dello stato d'incapacità d'intendere e di volere

Fuori dai casi di concorso o di cooperazione colposa e fuori dai particolari casi di cui agli art. 46, 48, 54 e 86 c.p., l'imprenditore può essere ritenuto penalmente responsabile per un fatto commesso dal dipendente se con la sua condotta ha integrato gli estremi oggettivi del reato e quindi se ha causato o ha concorso a causare l'evento ovvero se non lo ha impedito pur avendone l'obbligo giuridico. Ricorre la prima ipotesi quando il dipendente commette il fatto in esecuzione di ordini o istruzioni dell'imprenditore o in conseguenza di sue intromissioni o interferenze o di sue scelte di politica aziendale. La seconda ipotesi ricorre quando l'imprenditore delega al dipendente il compito di osservare il precetto che la norma penale pone a suo carico, perché in tal caso l'obbligo originario si trasforma in dovere di garanzia, oppure quando sussiste a suo carico un dovere di garanzia espressamente previsto da una norma penale o extrapenale.

Cassazione penale sez. III  05 marzo 1998 n. 6152  

 

Il delitto previsto dall'art. 611 c.p. (violenza o minaccia per costringere a commettere un reato) è reato di pericolo che si consuma nel momento stesso dell'uso della violenza o della minaccia, indipendentemente dal realizzarsi del reato-fine. Se, però, quest'ultimo reato poi si realizza per effetto dell'azione o della compartecipazione del soggetto passivo della coazione, anche tale soggetto ne risponde in base alle norme sul concorso nel reato, a meno che non sia configurabile a suo favore una causa di esclusione della punibilità, come ad esempio quelle previste dagli artt. 46, 54, 86 c.p. (Costringimento fisico, stato di necessità, determinazione dello stato di incapacità).

Cassazione penale sez. VI  24 novembre 1989



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