Codice penale Aggiornato il 13 febbraio 2015

Art. 9 codice penale: Delitto comune del cittadino all’estero

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Codice penale Aggiornato il 13 febbraio 2015



Il cittadino, che, fuori dei casi indicati nei due articoli precedenti, commette in territorio estero (1) un delitto per il quale la legge italiana stabilisce [la pena di morte o] (2) l’ergastolo, o la reclusione non inferiore nel minimo a tre anni, è punito secondo la legge medesima [112], sempre che si trovi nel territorio dello Stato (3).

Se si tratta di delitto per il quale è stabilita una pena restrittiva della libertà personale di minore durata, il colpevole è punito a richiesta del Ministro della giustizia ovvero a istanza o a querela della persona offesa (4).

Nei casi preveduti dalle disposizioni precedenti, qualora si tratti di delitto commesso a danno delle Comunità europee, di uno Stato estero (5) o di uno straniero, il colpevole è punito a richiesta del Ministro della giustizia, sempre che l’estradizione [c.p.p. 697] di lui non sia stata conceduta, ovvero non sia stata accettata dal Governo dello Stato in cui egli ha commesso il delitto (6).

Commento

(1) V. art. 182, d.lgs. 24-2-1998, n. 58, cd. T.U. Draghi, di disciplina del mercato finanziario.

(2) Per la soppressione della pena di morte nell’ordinamento italiano cfr. nota (2) in calce all’art. 17.

(3) In deroga al principio di territorialità, è assoggettato alla legge penale italiana il cittadino che commetta all’estero un reato per il quale sia prevista la sanzione indicata nella norma. L’applicabilità della sanzione è sottoposta alla condizione obiettiva di punibilità [v. 44] della presenza del cittadino nel territorio dello Stato. A tale proposito si discute sulla natura di condizione di procedibilità o di punibilità della presenza del cittadino.

(4) Il capoverso della norma determina qualche dubbio interpretativo in ordine alle tre condizioni condizioni di procedibilità [v. Libro I, Titolo IV , Capo IV ] in esso previste. Secondo un diffuso orientamento è necessaria la richiesta del Ministro della giustizia quando si tratti di reato che offende un interesse dello Stato o della collettività; è invece necessaria l’istanza o la querela (se il fatto non è perseguibile d’ufficio), quando venga offeso un interesse di cui è portatore il singolo. Secondo un diverso orientamento vi è piena equivalenza tra richiesta e istanza, ma se il reato è perseguibile a querela della persona offesa, questa deve concorrere con la richiesta del Ministro.

(5) Le originarie parole «a danno di uno Stato estero» sono state sostituite dalle parole «a danno delle Comunità europee, di uno Stato estero» ex art. 5, c. 1, l. 29-9-2000, n. 300 (Ratifica di convenzioni in materia di corruzione di pubblici ufficiali).

(6) È controverso se nell’ipotesi prevista dal comma 3 della norma sia necessario il preventivo esperimento con esito negativo della procedura di estradizione [v. 13]. Una parte della giurisprudenza propende per la soluzione negativa, ritenendo sufficiente che l’estradizione non abbia trovato attuazione; un diverso orientamento giurisprudenziale afferma, invece, la necessità del preventivo esperimento della procedura di estradizione (sempre che la estradabilità del cittadino sia riconosciuta da una convenzione internazionale in deroga al disposto dell’art. 26 Cost.).

 

Anche la norma in esame, come le due precedenti, introduce una deroga al principio di territorialità [v. 6]. Incerta è, però, la ratio di tale deroga: alcuni autori invocano il principio di personalità secondo il quale si applica la legge dello Stato cui appartiene il reo; altri autori invocano il principio di difesa per l’ipotesi in cui sia offeso lo Stato o un cittadino italiano; quello di universalità per l’ipotesi in cui sia offeso uno Stato o un cittadino straniero.

Giurisprudenza annotata

Sistema di Schengen

In tema di mandato di arresto europeo, non è configurabile il motivo di rifiuto di cui all'art. 18, lett. n), l. 22 aprile 2005 n. 69, con riferimento al cittadino italiano che ha commesso un delitto comune all'estero, perché la previsione della punibilità del fatto secondo la legge italiana, di cui all'art. 9 c.p., e la conseguente possibilità di celebrare il giudizio in Italia, trovano un limite, quando è stato emesso "l'ordine di consegna europeo", nella disciplina fissata dall'art. 19, comma 1, lett. c) l. n. 69 del 2005, che ammette nei confronti del cittadino italiano l'esercizio della potestà punitiva da parte dello Stato membro di emissione. (Rigetta, App. Bologna, 21/03/2014 )

Cassazione penale sez. VI  15 maggio 2014 n. 39777  

 

In tema di mandato di arresto europeo, la disciplina contenuta nell'art. 9 c.p. sulla punibilità dei delitti comuni commessi all'estero dal cittadino italiano è derogata, per gli Stati membri, dal regime introdotto dalla l. 22 aprile 2005, n. 69 ed in particolare dall'art. 19, lett. c) che segna i limiti per l'esercizio della potestà punitiva da parte dello Stato membro di emissione. Ne consegue che, con riferimento all'ipotesi di rifiuto della consegna di cui all'art. 18, lett. n), della stessa legge, una volta intervenuto il mandato di arresto europeo, cessa la possibile giurisdizione italiana sul delitto compiuto all'estero dal cittadino e si interrompe il periodo valutabile ai fini della prescrizione.

Cassazione penale sez. VI  08 aprile 2008 n. 15004  

 

 

Estradizione

La richiesta di trascrizione in Italia dell'atto di nascita di un bambino, formato in Ucraina e attestante, conformemente alla legge locale, che ne sono genitori la coppia italiana richiedente la trascrizione medesima, mentre solo il marito è il padre anche biologico e la nascita è avvenuta a mezzo di fecondazione assistita eterologa, non integra il reato di alterazione di stato, posto che la trascrizione, da effettuarsi comunque d'ufficio, non contrasta con i principi dell'ordine pubblico internazionale (nella specie, il tribunale ha escluso anche il reato di cui all'art. 495 c.p., astrattamente prospettabile, avendo la coppia dichiarato la maternità biologica anche della moglie, che aveva altresì simulato la gravidanza, atteso che tale dichiarazione è avvenuta all'estero, innanzi all'autorità consolare, e che non sussiste la condizione di procedibilità di cui all'art. 9 c.p.).

Tribunale Milano  13 gennaio 2014

 

 

Filiazione

La commissione di un reato comune all’estero (nel caso di specie, indurre in errore e simulare il carattere naturale dello “status filiationis” nei confronti della pubblica autorità, per nascondere la maternità surrogata) contemplato dall’art. 495 cpv. n. 1 c.p. (delitto di false dichiarazioni ad un pubblico ufficiale), punito con pena minima, inferiore ai tre anni ed in ordine al quale manca la condizione di procedibilità al della richiesta del Ministro della giustizia, contemplata dall’art. 9 comma 3 c.p., comporta la non procedibilità nei confronti degli imputati.

Tribunale Milano sez. V  13 gennaio 2014

 

 

Reati commessi all'estero

Anche per il reato di corruzione internazionale, previsto dall'art. 322 bis c.p., trovano applicazione le regole dettate dagli art. 7, 9 e 10 c.p., per cui, qualora il reato sia commesso in territorio estero, occorre, per la sua procedibilità in Italia, che vi sia la richiesta del Ministro della giustizia.

Cassazione penale sez. VI  21 febbraio 2013 n. 9106  

 

È improcedibile, ai sensi dell'art. 9 comma 2 c.p., l'azione penale per il delitto di corruzione internazionale commessa da cittadino italiano all'estero, in mancanza della richiesta del Ministro della giustizia. (Fattispecie di corruzione commessa prima dell'entrata in vigore della l. n. 190 del 2012). Dichiara inammissibile, Trib. lib. Napoli, 26 ottobre 2012

Cassazione penale sez. VI  21 febbraio 2013 n. 9106  

 

In relazione al reato di corruzione internazionale commesso da un cittadino italiano all’estero, per poter affermare la giurisdizione dell’autorità giudiziaria italiana occorre avere riguardo alla disciplina dettata dall’art. 9 c.p., non potendosi utilmente invocare il disposto dell’art. 7, numero 5, c.p.

Cassazione penale sez. fer.  13 agosto 2012 n. 32779  

 

Deve ritenersi che la presenza dell'imputato nel territorio italiano rappresenti una condizione di procedibilità, non solo per i delitti previsti dal primo comma dell'art. 9 c.p. (delitti per i quali sia previsto un minimo edittale non inferiore a tre anni) ma anche, e a maggior ragione, seppur non espressamente enunciata, con riferimento ai delitti per i quali sia prevista la pena della reclusione inferiore al detto minimo, in quanto reati di minor gravità in relazione ai quali la soddisfazione di un'istanza punitiva non può che trovare come presupposto, soprattutto in termini di utilità concreta, la presenza del colpevole nel territorio italiano.

Ufficio Indagini preliminari Milano  24 giugno 2008

 

La locuzione legislativa di cui all'art. 9, comma 1, c.p. "è punito... sempre che si trovi nel territorio dello Stato" configura una condizione di procedibilità che comporta la necessità che il giudicabile si trovi presente nel territorio dello Stato allorché viene esercitata nei suoi confronti l'azione penale che sfocerà nel giudizio di merito; il quale potrebbe svolgersi anche in sua contumacia per non essere egli, in quel momento, più presente sul territorio dello Stato.

Cassazione penale sez. II  19 marzo 2008 n. 23304  



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