Codice proc. penale Agg. il 4 Maggio 2015

Art. 362 cod. proc. penale: Assunzione di informazioni

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Codice proc. penale Agg. il 4 Maggio 2015



1. Il pubblico ministero assume informazioni dalle persone che possono riferire circostanze utili ai fini delle indagini. Alle persone già sentite dal difensore o dal suo sostituto non possono essere chieste informazioni sulle domande formulate e sulle risposte date. Si applicano le disposizioni degli articoli 197, 197-bis, 198, 199, 200, 201, 202 e 203.(1)

1-bis. Nei procedimenti per i delitti di cui all’articolo 351, comma 1-ter, il pubblico ministero, quando deve assumere informazioni da persone minori, si avvale dell’ausilio di un esperto di psicologia o psichiatria infantile.(2)
Allo stesso modo provvede quando deve assumere sommarie informazioni da una persona offesa, anche maggiorenne, in condizione di particolare vulnerabilità. In ogni caso assicura che la persona offesa particolarmente vulnerabile, in occasione della richiesta di sommarie informazioni, non abbia contatti con la persona sottoposta ad indagini e non sia chiamata più volte a rendere sommarie informazioni, salva l’assoluta necessità per le indagini. (3)

1-ter. Quando si procede per i delitti previsti dagli articoli 572, 609 bis, 609 ter, 609 quater, 609 quinquies, 609 octies e 612 bis del Codice penale, ovvero dagli articoli 582 e 583 quinquies del Codice penale nelle ipotesi aggravate ai sensi degli articoli 576, primo comma, numeri 2, 5 e 5.1, e 577, primo comma, numero 1, e secondo comma, del medesimo codice, il pubblico ministero assume informazioni dalla persona offesa e da chi ha presentato denuncia, querela o istanza, entro il termine di tre giorni dall’iscrizione della notizia di reato, salvo che sussistano imprescindibili esigenze di tutela di minori di anni diciotto o della riservatezza delle indagini, anche nell’interesse della persona offesa.(4)

Note
(1) Tale comma è stato modificato dall’art. 9, della l. 7 dicembre 2000, n. 397 e da ultimo dall’art. 13, comma 2, della l. 1 marzo 2001, n. 63.

(2) L’ultimo comma è stato inserito dall’art. 5, comma 1, lett. d), della l. 1 ottobre 2012, n. 172 e si riferisce ai delitti previsti dagli articoli 572, 600, 600 bis, 600 ter, 600 quater, 600 quater 1, 600 quinquies, 601, 602, 609 bis, 609 quater, 609 quinquies, 609 octies, 609 undecies e 612 bis del codice penale.

(3) Comma così modificato dall’art. 1, comma 1, lett. g), D.Lgs. 15 dicembre 2015, n. 212.

(4) Tale comma 1 ter è stato inserito dall’art. 2 comma 1 della L. 19 luglio 2019, n. 69.

Giurisprudenza annotata

Assunzione di informazioni

Integra il reato di favoreggiamento personale la condotta omissiva di colui che si rifiuti di rendere dichiarazioni e di fornire indicazioni alla polizia giudiziaria, in violazione dell'obbligo di rispondere secondo verità desumibile dagli art. 351, 362 comma 1, e 198 c.p.p.

Cassazione penale sez. VI  11 luglio 2013 n. 30349  

 

La previsione contenuta nella seconda parte dell'art. 362 cod. proc. pen. mira ad impedire al P.M. di richiedere alle persone già sentite dal difensore informazioni sul contenuto specifico delle domande alle stesse precedentemente rivolte e delle risposte date in sede di indagini difensive, ma non preclude al P.M. la possibilità di rivolgere alle stesse domande pertinenti al medesimo tema di indagine. (Nella specie, la Corte ha ritenuto utilizzabili le dichiarazioni rese al P.M. da persone informate sui fatti vertenti sull'attendibilità dell'alibi fornito dall'imputato in ordine al quale erano state in precedenza sentite dal difensore ai sensi dell'art. 391 bis c.p.p.). Annulla in parte con rinvio, Ass.App. Bari, 1 Aprile 2008

Cassazione penale sez. VI  13 gennaio 2009 n. 10776  

 

Quando il difensore è costretto a chiedere l'intervento del p.m., perché la persona informata dei fatti criminosi non si presenta al colloquio o non risponde alle domande che le vengono formulate, l’esame che ne deriva deve essere compiuto rispettando le formalità previste dall’art. 362 c.p.p. e non quelle dell’art. 391 bis comma 3 c.p.p. (art. 391 bis comma 10 c.p.p.).

Cassazione penale sez. III  27 febbraio 2007 n. 21092  

 

In tema di investigazioni difensive, allorquando il difensore abbia richiesto l'intervento del p.m. per l'assunzione di informazioni dalla persona in grado di riferire circostanze utili ai fini dell'attività investigativa (art. 391 bis, comma 10, c.p.p.), l'assunzione di tali informazioni diviene, a tutti gli effetti, assunzione di informazioni da parte del p.m. e comporta esclusivamente l'osservanza degli obblighi e dei limiti stabiliti per tale atto dall'art. 362 c.p.p, pur essendo tuttavia concesso che l'audizione si svolga alla presenza del difensore, al quale è consentito di formulare per primo le domande, salvo il potere del p.m. di porne altre, sempre nel rispetto delle prescrizioni di cui all'art. 362 c.p.p. Ne deriva, quindi, che, in tale evenienza, non sono previsti gli avvertimenti preliminari - che ordinariamente devono essere rivolti al dichiarante e analiticamente verbalizzati ai sensi del comma 3 dell'art. 391 bis c.p.p - giacché tali avvertimenti non riguardano il p.m., come può evincersi dalla stessa formulazione testuale della norma, che pone i relativi obblighi a carico esclusivamente del difensore, del sostituto, degli investigatori autorizzati o dei consulenti tecnici. (Da queste premesse, è stata rigettata la doglianza della difesa che, assumendo, invece, l'applicabilità degli avvertimenti anche al p.m. chiamato ad assumere le informazioni ex art. 391 bis, comma 10, c.p.p, sosteneva che, in mancanza di tali avvertimenti, le dichiarazioni raccolte dovessero ritenersi inutilizzabili anche in sede di rito abbreviato ai sensi dell'art. 391 bis, comma 6, c.p.p.).

Cassazione penale sez. III  27 febbraio 2007 n. 21092

 

L'audizione di persona in grado di riferire circostanze utili ai fini delle indagini, disposta dal p.m. (o dal giudice con le forme dell'incidente probatorio) su richiesta del difensore ex art. 391 bis c.p.p., costituisce un'attività investigativa del tutto peculiare perché, nel momento in cui il difensore ne sollecita lo svolgimento, ha già deciso che quell'atto entrerà nel procedimento o nel processo, correndo il rischio che esso non apporti elementi di prova a favore del proprio assistito. I risultati dell'attività probatoria in questione, ove svolta dal p.m. con le forme di cui all'art. 362 c.p.p., entrano dunque nel fascicolo degli atti di indagine e non vengono, ad attività conclusa, restituiti al difensore perché decida se e quando utilizzarli processualmente.

Ufficio Indagini preliminari Milano  28 novembre 2001



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