Che significa? Abusi familiari

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Abusi familiari (d. civ.) (d. pen.): La legge 154/2001 ha inserito nell’ordinamento una serie di norme che hanno la finalità di prevenire la commissione o reiterazione di abusi e violenze familiari.

Il comma 1 dell’art. 342bis c.c. definisce abuso familiare la condotta del coniuge o di altro convivente che è causa di grave pregiudizio all’integrità fisica o morale ovvero alla libertà dell’altro coniuge o convivente.

In tali casi il giudice civile, con le forme previste dall’art. 736bis c.p.c., può, in via gradata:

a) ordinare al coniuge o convivente di cessare la condotta pregiudizievole e di allontanarsi dalla casa familiare;

b) ordinargli di non avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dall’altro coniuge o convivente o di residenza di altri congiunti o di altre persone, né di avvicinarsi al luogo di istruzione dei figli;

c) disporre, ove occorra, l’intervento dei servizi sociali del territorio o di un centro di mediazione familiare, nonché delle associazioni che abbiano come fine statutario il sostegno e l’accoglienza delle vittime di abusi familiari;

d) disporre il pagamento periodico di un assegno a favore delle persone conviventi che, per effetto dei precedenti provvedimenti, rimangono prive di mezzi adeguati.

Il provvedimento non può avere durata superiore a un anno, e può essere prorogato solo per gravi motivi.

Se il fatto commesso costituisce reato, il giudice penale può adottare la nuova misura coercitiva prevista dall’art. 282bis c.p.p., costituita dall’allontanamento dalla casa familiare. Tale misura mira, in particolare, a prevenire il pericolo del consumarsi di reati di violenze (fisiche, sessuali etc.) in seno alla famiglia.

Con il provvedimento il giudice, su richiesta del P.M., prescrive all’imputato di lasciare immediatamente la casa familiare, ovvero di non farvi rientro, e di non accedervi senza l’autorizzazione dello stesso giudice.

Qualora sussistano esigenze di tutela dell’incolumità della persona offesa o dei suoi prossimi congiunti, il giudice può anche prescrivere all’imputato di non avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla persona offesa o dai suoi familiari (domicilio, luogo di lavoro etc.).

Inoltre, su richiesta del P.M., il giudice penale può imporre all’imputato di versare un assegno di mantenimento alle persone conviventi che, a seguito del suo allontanamento, rimangano privi di mezzi di sussistenza. L’ordine di pagamento ha efficacia di titolo esecutivo [vedi].

Tale misura si applica anche con riguardo ai reati di riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù (art. 600 c.p.), tratta di persone (art. 601 c.p.), acquisto e alienazione di schiavi (art. 602 c.p.), nonché, per effetto del D.L. 93/2013, conv. in L. 119/2013 (cd. decreto sul femminicidio [vedi]) ai delitti di cui agli artt. 582 (lesioni personali volontarie) e 612, comma 2, c.p. (minaccia grave o aggravata) con la possibilità di disporre la misura anche al di là dei limiti di pena di cui all’art. 280, anche con le modalità di controllo previste dall’art. 275bis (cd. braccialetto elettronico).


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