Che significa? | Termini giuridici

Abuso

10 ottobre 2015 | Autore:


> Dizionario Pubblicato il 10 ottobre 2015



Abuso (t. gen.): Categoria generale comprendente ogni ipotesi in cui il diritto soggettivo cessa di ricevere tutela perché è esercitato al di là dei limiti stabiliti dalla legge. Tale forma di esercizio del diritto, infatti, deve contemperarsi con le esigenze sociali e soddisfare un interesse reale. In caso contrario si risolverebbe in una «deformazione» dello stesso: così abusa del suo diritto il soggetto che, con la sua azione, oltrepassa i limiti entro i quali il diritto è contenuto, talché la sua attività assume i caratteri della illiceità.

Abuso d’ufficio (d. pen.)

Commette tale reato (art. 323 c.p.) il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio che, nello svolgimento delle funzioni o del servizio, in violazione di norme di legge o di regolamento, ovvero omettendo di astenersi in presenza di un interesse proprio o di un prossimo congiunto o negli altri casi prescritti, intenzionalmente procura a sé e ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero arreca ad altri un danno ingiusto.

Soggetto attivo può essere soltanto un pubblico ufficiale [vedi] o un incaricato di pubblico servizio, configurando un reato proprio [vedi Proprio].

Persona offesa è solo la pubblica amministrazione; secondo altra opinione invece l’(—) avrebbe natura plurioffensiva in quanto tutelerebbe anche l’interesse del privato a non essere turbato nell’esercizio dei suoi diritti costituzionalmente garantiti.

La configurabilità del reato è ancorata al verificarsi di un evento di danno, consistente nell’aver procurato a sé o ad altri un ingiusto vantaggio patrimoniale ovvero nell’aver arrecato ad altri un danno ingiusto, ed alla violazione di norme di legge o di regolamenti realizzata dal pubblico ufficiale o dall’incaricato di pubblico servizio nello svolgimento delle funzioni o del servizio.

Pena: Reclusione da 1 a 4 anni.

Abuso del diritto (d. civ.)

Si parla di (—) per indicare un uso anormale del diritto stesso, attraverso un comportamento che, ponendosi in contrasto con gli scopi etici e sociali per cui il diritto viene riconosciuto e tutelato dall’ordinamento giuridico, travalica i confini propri del diritto soggettivo e finisce per qualificarsi come illecito.

Abuso del diritto di proprietà (d. civ.)

Si realizza quando il proprietario compie atti di godimento della cosa che non hanno altro scopo se non quello di nuocere o recare molestia ad altri. Il proprietario compie, pertanto, atti emulativi [vedi].

Altra ipotesi è costituita dalle immissioni [vedi] moleste di cui all’art. 844 c.c.

Abuso del potere di rappresentanza (d. civ.)

Il rappresentante [vedi Rappresentanza] deve agire nell’interesse del rappresentato (art. 1388 c.c.). Si ha quindi «abuso di potere» quando il rappresentante, pur fornito di potere di rappresentanza, abbia fatto cattivo uso di esso, agendo per un fine diverso da quello per cui il potere era stato conferito, cioè perseguendo un interesse proprio o di terzi in contrasto con gli interessi del rappresentato.

La legge prevede il fenomeno dell’(—) del potere rappresentativo in due norme, gli artt. 1394 e 1395 c.c., che contemplano le figure del contratto concluso in conflitto di interessi [vedi] e del contratto con se stesso [vedi].

L’abuso deve essere tenuto distinto dall’eccesso di potere [vedi], che determina l’applicazione delle disposizioni sul falsus procurator: infatti, mentre in caso di eccesso il rappresentante agisce al di fuori dei poteri conferitigli (ed il negozio è inefficace), nel caso di abuso il rappresentante agisce nell’ambito dei poteri attribuitigli, ma con infedeltà (ed il negozio concluso è annullabile).

Abuso della credulità popolare (d. pen.)

Risponde di tale reato colui che, pubblicamente, cerca con qualsiasi impostura, anche gratuitamente, di abusare della credulità popolare, se dal fatto può derivare un turbamento dell’ordine pubblico (art. 661 c.p.).

L’oggetto giuridico è l’ordine pubblico inteso come tranquillità pubblica.

Impostura è ogni falsa rappresentazione della realtà con cui il soggetto attivo profitta o tenta di profittare della credulità popolare.

Il fatto, per essere punibile, deve avvenire pubblicamente: deve, cioè, essere commesso in luogo pubblico o aperto al pubblico purché in presenza di più persone.

L’elemento soggettivo è integrato dal dolo poiché il reo deve agire con la volontà di abusare della credulità popolare.

Il fatto integra il reato di truffa quando l’impostura non è indirizzata verso un numero indeterminato di persone ma verso una persona determinata o un gruppo.

La contravvenzione viene spesso irrogata a carico di sedicenti maghi, veggenti etc.

Pena: Arresto fino a 3 mesi o ammenda fino a euro 1.032.

Abuso di autorità o di relazioni domestiche ovvero di relazioni di ufficio, di prestazioni d’opera, di coabitazione o di ospitalità (d. pen.)

Si tratta di una circostanza aggravante comune [vedi Aggravanti] prevista dall’art. 61, n. 11) c.p.

Abusa di autorità, in particolare, chi fa cattivo uso del suo potere di supremazia nei confronti di un altro soggetto.

Abusa di relazione chi approfitta di un particolare rapporto (di ufficio, di prestazione d’opera, di coabitazione, di ospitalità) che esiste con un altro soggetto.

Per la sussistenza dell’aggravante non è richiesto che la relazione intercorra direttamente fra l’autore del reato e la persona offesa, essendo sufficiente la sola esistenza del rapporto fra l’agente e un terzo.

Abuso di informazioni economiche e azionarie (d. comm.)

[vedi Insider trading].

Abuso di posizione dominante (d. comm.) (d. UE)

Comportamento dell’imprenditore che, avendo conquistato una posizione di ingente influenza sul mercato, ne abusa con la conseguenza di ostacolare il gioco effettivo della concorrenza (es.: imposizione di condizioni contrattuali particolarmente gravose, disparità di trattamento fra diverse parti contrattuali).

L’(—) è vietato sia a livello europeo sia a livello nazionale: l’elusione di tale divieto comporta la nullità assoluta della fattispecie e sanzioni che possono giungere, nei casi di maggiore gravità, alla sospensione dell’attività di impresa [vedi Antitrust].

Abuso di potere (d. pen.)

Si tratta di una circostanza aggravante comune [vedi Aggravanti] prevista dall’art. 61, n. 9) c.p.

Abuso è l’uso del potere oltre i limiti imposti dal diritto.

L’(—) deve essere doloso: tale circostanza dunque, in deroga all’art. 59 si applica solo se voluta e non vale per quei reati in cui l’abuso di potere è elemento costitutivo del reato, come ad esempio nei reati dei pubblici ufficiali contro la pubblica amministrazione (artt. 314 ss. c.p.).

Abuso nell’esecuzione del contratto (d. civ.)

La violazione della norma che impone la buona fede [vedi] nell’esecuzione del contratto dà luogo ad un (—): per la precisione, questo si verifica quando un contraente esercita verso l’altro i diritti che gli derivano dalla legge o dal contratto per realizzare uno scopo diverso da quello cui questi diritti sono preordinati.

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