Che significa? Accesso

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Accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico (d. pen.)

Commette questo reato chiunque:

—   si introduce abusivamente in un sistema telematico o informatico protetto da sistemi di sicurezza;

—   si intrattiene in un sistema telematico o informatico contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo.

La giurisprudenza definisce il sistema informatico come un complesso di apparecchiature destinate a compiere una qualsiasi funzione utile all’uomo, attraverso l’utilizzazione, anche parziale, di tecnologie informatiche, caratterizzate, mediante attività di codificazione e decodificazione, dalla registrazione, memorizzazione ed elaborazione di dati, in modo da generare informazioni.

Oggetto giuridico è la riservatezza del cd. domicilio informatico.

La condotta consiste sia nell’accedere ad un sistema informatico illegittimamente sia nel trattenersi nel medesimo, cioè accedendovi legittimamente ma utilizzandolo senza rispettare i limiti temporali e modali consentiti, ad esempio compiendo o tentando di compiere operazioni vietate.

L’elemento soggettivo del reato consiste nel dolo generico rappresentato dalla coscienza e volontà di accedere o mantenersi nel sistema informatico o telematico di altri, contro la volontà del titolare del diritto di esclusione.

Pena: Reclusione fino a 3 anni; da 1 a 5 anni per le prime tre ipotesi aggravate; reclusione da 1 a 5 anni o da 3 a 8 per le ipotesi di accesso abusivo a sistemi qualificati.

Accesso ai documenti della pubblica amministrazione [diritto di] (d. amm.)

Il diritto di (—) (artt. 22 ss., L. 241/1990) è il diritto di prendere visione ed estrarre copia di documenti amministrativi. L’(—) ha rilevanti finalità di pubblico interesse e costituisce principio generale dell’attività amministrativa al fine di favorire la partecipazione dei cittadini e di assicurare l’imparzialità e la trasparenza dell’attività stessa (art. 22, comma 2, L. 241/1990).

Il diritto di Accesso è escluso (art. 24, L. 241/1990) per:

—   i documenti coperti da segreto di Stato;

—   i procedimenti in materia di sequestri di persona e di protezione dei testimoni di giustizia;

—   i documenti coperti da segreto o divieto di divulgazione altrimenti previsto dall’ordinamento;

—   i documenti protetti da appositi regolamenti governativi, al fine di salvaguardare la sicurezza, la difesa nazionale e le relazioni internazionali, la politica monetaria e valutaria, l’ordine pubblico e la prevenzione e repressione dei reati, la riservatezza dei terzi, persone, gruppi ed imprese.

Al Governo è attribuito il potere di limitare ulteriormente l’(—), emanando un apposito regolamento.

Il diritto di Accesso può essere esercitato nei confronti di tutti i soggetti di diritto pubblico e di tutti i soggetti di diritto privato limitatamente alla loro attività di pubblico interesse disciplinata dal diritto nazionale o comunitario.

La sua titolarità compete esclusivamente ai soggetti che vi abbiano specifico interesse (che deve essere serio, concreto e personale) in relazione alla tutela di una situazione giuridicamente rilevante.

La richiesta di Accesso, inoltrabile anche in via telematica, deve essere motivata e va rivolta all’amministrazione che ha formato il documento o che lo detiene stabilmente. Laddove provenga da una pubblica amministrazione, la richiesta è presentata dal titolare dell’ufficio interessato o dal responsabile del procedimento amministrativo.

Decorsi inutilmente 30 giorni dalla richiesta questa si intende respinta.

L’Accesso non può essere negato ove sia sufficiente, da parte dell’amministrazione interpellata, fare ricorso al potere di differimento.

I provvedimenti di rifiuto, eventuale limitazione o differimento dell’(—) richiesto in via formale, devono essere motivati e sono impugnabili davanti al tribunale amministrativo regionale [vedi T.A.R.].

Al fine di vigilare sull’effettiva attuazione del principio di piena conoscibilità dell’attività amministrativa, è stata istituita, a mente dell’art. 27, L. 241/1990, la Commissione per l’(—) ai documenti amministrativi.

Il diritto di accesso è oggi tutelato dall’art. 116 del Codice del processo amministrativo (D.Lgs. 104/2010).

Accesso ai pubblici uffici (d. amm.) (d. cost.)

L’art. 97 Cost. prevede che agli impieghi pubblici si accede mediante concorso [vedi Concorso pubblico] salvi i casi stabiliti dalla legge. Sono, infatti, possibili assunzioni mediante avviamento dalle liste di collocamento (per le qualifiche più basse) o assunzioni obbligatorie di invalidi dalle relative liste.

Tale norma costituzionale è diretta ad assicurare l’imparzialità e l’efficienza dell’azione amministrativa, in quanto il meccanismo concorsuale dovrebbe tendenzialmente garantire la selezione del personale più idoneo culturalmente e attitudinalmente. Esso inoltre assicura l’accesso dei cittadini ai pubblici uffici in condizioni di uguaglianza; la Repubblica, a tal fine, promuove con appositi provvedimenti le pari opportunità tra donne e uomini (art. 51 Cost., così come modificato dalla L. cost. 30-5-2003, n. 1).

Accesso alle cariche elettive (d. cost.)

È il diritto di tutti i cittadini, dell’uno e dell’altro sesso, di assumere un pubblico ufficio in condizioni di uguaglianza e secondo i requisiti stabiliti dalla legge.

Il principio affermato dalla Costituzione non è stato pienamente rispettato, a causa della notevole differenza numerica fra i due sessi nei diversi organi rappresentativi (Parlamento, Consiglio regionale, provinciale, comunale etc.).

Al fine di garantire una maggiore presenza delle donne nel corso del 1993 furono emanati diversi provvedimenti che imponevano una determinata proporzione tra le candidature maschili e quelle femminili (cd. quote rosa).

Tali disposizioni furono dichiarate illegittime dalla Corte costituzionale (sent. 442/1995), secondo la quale l’uguaglianza tra i due sessi va assicurata attraverso un’evoluzione naturale culturale e politica della società, tale da consentire alle donne di avere un peso maggiore nella gestione della cosa pubblica e non attraverso artificiosi strumenti legislativi.

Un’inversione di tendenza su questo tema è stata la previsione introdotta all’art. 117 Cost., nel testo modificato dalla L. cost. 3/2001, secondo cui «le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovono la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive».

La L. cost. 1/2003 ha successivamente modificato l’art. 51, co. 1 Cost., introducendo il principio della pari opportunità tra donne e uomini [vedi] nell’(—) ed ai pubblici uffici.

Accesso civico (d. amm.)

Introdotto dal D.Lgs. 33/2013 costituisce una più dettagliata espressione dei principi di pubblicità e trasparenza della P.A. per agevolare il controllo popolare sull’amministrazione.

Esso viene correlato all’obbligo previsto in capo alle pubbliche amministrazioni di pubblicare documenti, informazioni o dati e si sostanzia nel diritto di chiunque di richiedere i medesimi, nel caso in cui sia stata omessa la loro pubblicazione.

Finalità di questa nuova forma di accesso è quella di alimentare il rapporto di fiducia che intercorre tra il cittadino e la P.A. nonché quella di promuovere la cultura della legalità e la prevenzione di fenomeni corruttivi all’interno delle amministrazioni pubbliche.

Una sostanziale differenza rispetto al diritto di (—) ai documenti ex art. 22 L. 241/1990 è rappresentata dal fatto che la richiesta di (—) civico non è sottoposta ad alcuna limitazione quanto alla legittimazione soggettiva del richiedente.

La richiesta di accesso:

—   non deve essere motivata, a differenza di quanto affermato dalla L. 241/1990;

—   va presentata al responsabile della trasparenza dell’amministrazione obbligata alla pubblicazione.

Accesso tributario (d. trib.)

L’(—) consente all’organo accertatore di portarsi materialmente nei luoghi del contribuente per effettuare verifiche [vedi] e ispezioni [vedi] fiscali senza la necessità di chiedere l’autorizzazione al P.M. purché si svolgano nei locali dell’impresa nei giorni lavorativi.

L’(—) consiste nell’esame dei documenti contabili dell’impresa.


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