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Adozione

11 ottobre 2015 | Autore:


> Dizionario Pubblicato il 11 ottobre 2015



Adozione (d. civ.) (d. int. priv.)

Istituto tipico del diritto di famiglia che, accanto all’affidamento [vedi] consente di instaurare un vincolo parentale simile a quello che lega genitori e figli.

Con l’(—) si costituisce, fra adottante e adottato, un rapporto di parentela legale e non naturale, dal momento che manca il vincolo di sangue.

Adozione da parte di coppie omosessuali 

In Italia l’attuale legislazione vieta il matrimonio tra persone dello stesso sesso per cui l’adozione da parte di coppie omossessuali non è giuridicamente possibile. Una timida apertura alle «adozioni gay» si registra con la sent. della Corte di Cassazione 11-1-2013, n. 6 che per la prima volta ha ammesso la possibilità che un bambino cresca con due genitori omosessuali senza subire un danno psichico al suo sviluppo, confermando l’affidamento esclusivo di un bambino alla madre, che al momento della richiesta convive con un’altra donna.

Adozione da parte di single 

L’(—) da parte del single è ammessa:

—   nei casi particolari di cui all’art. 44 L. 184/1983, ovvero:

a) nel caso in cui si sia uniti al minore «da vincolo di parentela fino al sesto grado o da preesistente rapporto stabile e duraturo, quando il minore sia orfano di padre e di madre» (art. 44, comma 1, lett. a);

b) nel caso in cui il minore sia affetto da handicap e sia orfano di padre e di madre (art. 44, comma 1, lett. c);

c) nel caso in cui «vi sia la constatata impossibilità di affidamento preadottivo» (art. 44, comma 1, lett. d).

Si tratta di situazioni in cui vi è un forte legame con l’adottante o una reale difficoltà o impossibilità a trovare una coppia disponibile ad adottare;

—   se nel corso dell’affidamento preadottivo interviene la separazione tra i coniugi affidatari, nel qual caso l’(—) può essere disposta nei confronti di uno solo, nell’esclusivo interesse del minore, qualora il coniuge ne faccia richiesta (art. 25 L. 184/1983).

Al di fuori di tali ipotesi opera il principio fondamentale, secondo cui l’(—) è permessa solo alla coppia di coniugi e non ai singoli componenti di questa.

Adozione dei minori 

Disciplinata dalla L. 184/1983, è predisposta in situazioni di abbandono permanente [vedi Stato di abbandono del minore], che si concreta nella mancanza di assistenza morale e materiale al minore da parte dei genitori o dei soggetti tenuti a provvedervi. Tale situazione determina lo stato di adottabilità, che è dichiarato d’ufficio dal tribunale dei minorenni.

Possono presentare domanda di (—) al Tribunale per i minorenni coppie che siano unite in matrimonio da almeno tre anni (non separate), abbiano almeno diciotto anni più dell’adottando, ma non oltre quarantacinque, e siano idonei ad assolvere la funzione genitoriale. I limiti di età possono essere derogati, qualora il tribunale riconosca che dalla mancata adozione deriverebbe un danno grave e non evitabile in altro modo per il minore; è inoltre ammessa l’(—) quando il limite massimo di età sia superato da uno solo dei coniugi in misura non superiore a dieci anni, quando gli stessi siano genitori di figli anche adottivi dei quali almeno uno in età minore, e, infine, quando l’(—) riguardi un fratello o una sorella del minore già adottato dagli stessi. Il Tribunale deve procedere alla scelta della coppia potenzialmente in grado di rispondere alle esigenze del minore, dopo aver effettuato le opportune indagini sulla idoneità ad educare, istruire e mantenere il minore.

Prima che intervenga il provvedimento definitivo di (—), è previsto un periodo di affidamento preadottivo della durata di un anno (prorogabile, nell’interesse del minore, di un altro anno). Questo ha la finalità di verificare la sussistenza dei presupposti per una idonea convivenza, in mancanza dei quali l’(—) può essere revocata.

Decorso l’anno, il Tribunale verifica la sussistenza delle condizioni richieste dalla legge e, con il consenso del minore ultraquattordicenne (o udito il minore ultradodicenne), valutate le informazioni raccolte ed i risultati dell’indagine, provvede all’(—) con sentenza adottata in Camera di consiglio.

L’Adozione produce i seguenti effetti:

—   il minore adottato acquista lo stato di figlio degli adottanti e ne assume e ne trasmette il cognome (effetto legittimante);

—   cessano i rapporti giuridici tra adottato e la famiglia d’origine, salvi i divieti matrimoniali (effetto risolutivo).

Adozione di maggiorenni 

È riservata sostanzialmente a tutelare aspettative successorie ed è consentita alle persone che abbiano compiuto i 35 anni e che superino di almeno 18 anni l’età di coloro che intendono adottare (art. 291 c.c.).

In conseguenza dell’(—) di maggiorenni, comunque, non nasce alcun rapporto civile tra la famiglia dell’adottato e l’adottante, né tra l’adottato ed i parenti dell’adottante, salve le eccezioni stabilite dalla legge. L’(—) di maggiorenni non attribuisce alcun diritto di successione all’adottante. L’adottato, invece, acquista nei confronti dell’adottante i normali diritti successori spettanti ai figli.

L’adottato assume il cognome dell’adottante e lo antepone al proprio (art. 299 c.c.). Quest’ultima disposizione, per effetto della disciplina introdotta dal D.Lgs. 154/2013 (Attuazione della riforma della filiazione), si applica anche quando, successivamente all’(—), venga accertata o riconosciuta l’esistenza di un rapporto di filiazione [vedi].

Adozione internazionale 

La legge 31-12-1998, n. 476 (Ratifica ed esecuzione della Convenzione per la tutela dei minori e la cooperazione in materia di adozione internazionale fatta a L’Aia il 29-5-1993) ha modificato profondamente le norme della L. 184/1983 in materia di adozione di minori stranieri, prevedendo l’istituzione di una Commissione per le adozioni internazionali ed attribuendo importanti competenze ad enti non aventi scopo di lucro iscritti in un apposito albo. Quando l’adozione è disposta dalle autorità del paese estero il minore adottato acquista la cittadinanza italiana in seguito alla trascrizione del provvedimento di adozione.

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