Che significa? | Termini giuridici

Affidamento

11 ottobre 2015 | Autore:


> Dizionario Pubblicato il 11 ottobre 2015



Affidamento

Affidamento condiviso dei figli (d. civ.)

Il D.Lgs. 154/2013, di attuazione della riforma della filiazione, ribadisce il principio di bigenitorialità, introdotto dalla L. 54/2006, riaffermando il diritto dei figli di continuare a vivere in modo alternato con entrambi i genitori anche dopo la cessazione della loro convivenza, mantenendo un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno di essi, ricevendo cura, educazione e istruzione e conservando rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale.

La riforma, sia pure con qualche elemento di novità (fra cui il diritto del minore all’assistenza morale), ha recepito la precedente disciplina limitandosi a spostarla, nell’ambito del Libro I del codice civile, dal Titolo VII, relativo al matrimonio [vedi], al Titolo IX, dedicato alla responsabilità genitoriale [vedi] che sostituisce la tradizionale «potestà». L’intento legislativo è di sottolineare come si tratti di previsioni che prescindono dalla filiazione [vedi], e dunque dalla nascita dei figli, nell’ambito del rapporto matrimoniale.

L’art. 337ter, nel riproporre il contenuto dell’abrogato art. 155, stabilisce che le decisioni di maggior interesse per i figli relative all’istruzione, all’educazione, alla salute e alla scelta della residenza abituale sono assunte di comune accordo dai genitori, tenendo conto delle loro capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni.

In caso di disaccordo, la decisione è rimessa al giudice, il quale può anche stabilire, limitatamente alle questioni di ordinaria amministrazione, che i genitori esercitino la responsabilità genitoriale separatamente. Qualora, però, il genitore non si attenga alle condizioni dettate, il giudice potrà valutarne il comportamento anche al fine di modificare le modalità di (—).

In caso di separazione dei coniugi [vedi] e divorzio [vedi], come pure nei procedimenti relativi ai figli nati fuori del matrimonio [vedi], il giudice provvede con esclusivo riferimento all’interesse morale e materiale della prole, valutando prioritariamente la possibilità che i figli minori restino affidati a entrambi i genitori o stabilendo a quale di essi debbano essere affidati; nel secondo caso, il giudice determina i tempi e le modalità della presenza dei figli presso ciascun genitore, fissando la misura e il modo in cui ciascuno deve contribuire al loro mantenimento, alla cura, all’istruzione e all’educazione. In caso di temporanea impossibilità di affidare il minore ad uno dei genitori, può essere disposto l’affidamento familiare.

L’Affidamento condiviso rimane così l’unica forma di affido ammessa dalla legge, mentre l’(–) a uno soltanto dei genitori – disciplinato dall’abrogato art. 155bis e ora, per effetto della riforma, dall’art. 337quater – è previsto come soluzione eccezionale, cui il giudice può ricorrere esclusivamente quando ritiene che l’(—) all’altro genitore sia contrario all’interesse del minore (es. violenze fisiche o psicologiche a minore).

Il genitore affidatario dovrà esercitare la responsabilità genitoriale nel rispetto delle condizioni impartite dal giudice e, a meno che sia diversamente disposto, anche in tal caso le decisioni di maggior interesse per il figlio dovranno essere adottate da entrambi i genitori.

Salvo diversi accordi liberamente sottoscritti dalle parti, ciascuno dei genitori provvede al mantenimento della prole in misura proporzionale al proprio reddito; il giudice stabilisce, ove necessario, la corresponsione di un assegno periodico, automaticamente adeguato agli indici Istat in difetto di altro parametro indicato dalle parti o dal giudice.

Il godimento della casa familiare, ai sensi dell’art. 337sexies, è attribuito tenendo prioritariamente conto dell’interesse dei figli.

I genitori hanno diritto di chiedere in ogni tempo la revisione delle disposizioni concernenti l’(–) dei figli e l’esercizio della responsabilità genitoriale, nonché delle eventuali disposizioni relative alla misura e alla modalità del contributo (art. 337quinquies).

Il genitore che non esercita la responsabilità ha il diritto di vigilare sull’istruzione, sull’educazione e sulle condizioni di vita del figlio e può ricorrere al giudice quando ritiene che siano state assunte decisioni pregiudizievoli al minore (art. 316).

Affidamento dei minori (d. civ.)

È un istituto di diritto di famiglia che ha lo scopo di proteggere il minore.

L’(—) è stato introdotto dalla L. 4 maggio 1983, n. 184 che ha abolito il previgente istituto della affiliazione. La legge 184 ha stabilito un principio fondamentale per cui il minore ha il diritto di essere educato nell’ambito della propria famiglia, ma se è temporaneamente privo di un ambiente familiare idoneo, può, per un determinato periodo di tempo, essere affidato ad un’altra famiglia, possibilmente con figli minori, o anche ad una persona singola o ad una comunità di tipo familiare, allo scopo di assicurargli il nutrimento, l’educazione e l’istruzione.

Il ricovero del minore presso un istituto di assistenza è il rimedio estremo a cui si fa ricorso in favore del minore, quando non sia possibile altra soluzione.

Il provvedimento è disposto dal servizio sociale locale (che è la struttura amministrativa preposta al servizio di tutela dell’infanzia) previo consenso dei genitori o del genitore che esercita la potestà o del tutore; deve essere sentito il minore che ha compiuto dodici anni ed anche il minore di età inferiore, in considerazione della sua capacità di discernimento. Il provvedimento è reso esecutivo dal giudice tutelare con decreto.

In mancanza del consenso dei genitori o del tutore, provvede il Tribunale per i minorenni.

Il provvedimento di (—) deve indicare le motivazioni per le quali è stato disposto, il periodo di presumibile durata dello stesso, nonché i tempi e i modi dell’esercizio dei poteri riconosciuti agli affidatari. Deve anche essere indicato il servizio sociale locale al quale è affidata la responsabilità del programma di assistenza e il dovere di vigilanza.

L’affidatario deve accogliere presso di sé il minore e provvedere al suo mantenimento e alla sua istruzione ed educazione; durante l’(—) devono essere agevolati, anche grazie all’intervento del servizio sociale, i rapporti con la famiglia di provenienza del minore ed il suo rientro nella stessa.

L’Affidamento non modifica lo stato familiare del minore.

L’Affidamento cessa:

—   quando la famiglia può nuovamente occuparsi del minore;

—   quando vi è pregiudizio derivante al minore dalla prosecuzione dell’Affidamento;

—   per il decorso del tempo previsto.

Affidamento in prova al servizio sociale (d. pen.) (d. proc. pen.)

Consiste nella liberazione di un condannato a pena detentiva breve (non superiore ai tre anni) che viene affidato al controllo esterno del Centro di Servizio sociale. La misura è tesa ad evitare i danni derivanti dal contatto con l’ambiente penitenziario e tende ad instaurare un rapporto di tipo collaborativo con il servizio sociale che deve, attraverso il suo personale, aiutare l’affidatario a superare le difficoltà di adattamento alla vita sociale oltre che controllarne la condotta, al fine di assicurare in via definitiva la rieducazione per impedire la commissione di nuovi reati.

In tale ottica è prevista l’osservazione collegiale e scientifica della personalità per almeno un mese per consentire al Tribunale di sorveglianza la formulazione di una prognosi per verificare se la misura alternativa contribuisca alla rieducazione del condannato ed assicuri che egli non commetta altri reati.

Affidamento preadottivo (d. civ.)

[vedi Adozione].

Tutela dell’Affidamento (d. civ.)

Fondamento di istituti giuridici e soluzioni giurisprudenziali che proteggono il ragionevole affidamento suscitato nei terzi da una situazione di diritto apparentemente corrispondente a quella reale [vedi Apparenza].

La tutela dell’(—) costituisce la ratio, ad esempio, della disciplina degli acquisti dall’erede apparente [vedi], del pagamento al creditore apparente [vedi], dell’opponibilità della simulazione [vedi], dell’annullamento [vedi] della nullità [vedi].

A livello giurisprudenziale, la tutela dell’(—) ha assunto rilievo, ad esempio, in tema di rappresentanza apparente [vedi].

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI