Che significa? Ambiente

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Ambiente (d. amb.): È l’insieme dei fattori fisici, chimici, biologici e sociali che esercitano una influenza apprezzabile sulla salute ed il benessere degli individui e delle collettività e che necessitano, pertanto, di idonee misure di salvaguardia.

Ambiente a livello nazionale 

La Costituzione italiana non contiene un’esplicita definizione di Ambiente né alcuna disposizione a tutela dell’(—). Quest’ultima è, in ogni caso, desumibile dall’interpretazione combinata degli artt. 2 (diritti inviolabili dell’uomo), 9 (tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della nazione), 32 (tutela della salute), nonché degli artt. 41 (divieto di iniziativa economica privata in contrasto con l’utilità sociale) e 44 (razionale sfruttamento del suolo). È da ricordare, inoltre, che l’art. 117 riserva alla legislazione esclusiva dello Stato la tutela dell’(—), dell’ecosistema e dei beni culturali (art. 117, co. 2, lett. s)).

La Corte costituzionale si è sforzata di trovare una definizione giuridica di Ambiente individuandolo di volta in volta:

—   come bene immateriale unitario sebbene a varie componenti ciascuna delle quali può anche costituire, isolatamente e separatamente, oggetto di tutela e cura, ma tutte, nell’insieme riconducibili ad unità (sent. n. 641/1987);

—   come materia, ossia come sfera, normativamente definita, che delimita la competenza di un soggetto pubblico ovvero un campo di intervento legislativo, ai fini del riparto costituzionale delle competenze normative e amministrative tra Stato e Regioni ex artt. 117 e 118 Cost. (sent. n. 210/1987);

—   come valore costituzionalmente protetto, che delinea una sorta di materia trasversale, in ordine alla quale si manifestano competenze diverse, che ben possono essere regionali, spettando allo Stato le determinazioni che rispondono ad esigenze meritevoli di disciplina uniforme sull’intero territorio nazionale (sent. n. 407/2002); ed, infine;

—   come bene della vita, materiale e complesso, la cui disciplina comprende anche la tutela e la salvaguardia delle qualità e degli equilibri delle sue singole componenti (sent. n. 378/2007).

Con l’approvazione del D.Lgs. 3 aprile 2006, n. 152 (Codice dell’Ambiente) più volte corretto, integrato e modificato (v. D.Lgs. 4/2008, D.Lgs. 128/2010, D.Lgs. 205/2010 e D.Lgs. 219/2010, si è messo ordine in materia ambientale, raccogliendo, in un unico corpus normativo, oltre ai principi generali in tema di tutela ambientale, le procedure di valutazione ambientale che ricalcano quelle elaborate a livello internazionale [vedi] (VIA, VAS e AIA [vedi]), le norme sulla tutela delle acque dall’inquinamento [vedi] dell’aria, sulla gestione dei rifiuti e sul danno ambientale [vedi]. L’obiettivo primario del Codice è, appunto, la promozione dei livelli di qualità della vita umana, da realizzare attraverso la salvaguardia ed il miglioramento delle condizioni dell’ambiente e l’utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali.

Ambiente a livello europeo 

La tutela dell’(—) in ambito europeo ha una valenza trasversale rispetto alle diverse politiche dell’Unione. Il Trattato sul funzionamento dell’Unione europea (T.F.U.E. [vedi]) prevede, infatti, che tutte le politiche dell’Unione debbano tener conto delle esigenze connesse alla salvaguardia dell’(—), soprattutto nella prospettiva di promuovere lo sviluppo sostenibile [vedi]. Nello specifico alla tutela dell’(—) è destinato il Titolo XX del T.F.U.E. (artt. 191-193). In particolare:

—   l’art. 191 enuncia gli obiettivi ed i principi della politica ambientale dell’Unione;

—   l’art. 192 fa riferimento alla procedura da seguire per darvi esecuzione;

—   l’art. 193 prevede la facoltà accordata agli Stati membri di riconoscere all’(—) una protezione maggiore rispetto a quella disposta dal TFUE.

Inoltre, il documento fondamentale per dare attuazione alle politiche dell’Unione europea in materia di (—) è costituito dal Programma d’azione, periodicamente varato dalle istituzioni per delineare le strategie dell’UE nel rispetto dei principi stabiliti dai trattati (attualmente è in vigore il settimo programma di azione, relativo al periodo fino al 31 dicembre 2020).

Ambiente a livello internazionale 

La constatazione che le attività lesive dell’ambiente si ripercuotono sugli Stati vicini fino a interessare tutto il pianeta, ha portato alla convinzione generale secondo cui la difesa dell’ambiente debba essere gestita a livello mondiale perché «la terra è un organismo la cui salute dipende da quella di tutte le sue componenti» (Rapporto Brundtland 1987).

Si sono così formati veri e propri principi generali di diritto dell’ambiente aventi per lo più natura consuetudinaria come:

—   il divieto di inquinamento transfrontaliero per gli Stati nel disporre delle proprie risorse naturali ed energetiche;

—   l’obbligo di prevenzione dei danni ambientali;

—   il principio di precauzione per evitare rischi ambientali;

—   il principio «chi inquina paga» ai fini del risarcimento ambientale;

—   l’obbligo di cooperazione tra Stati in materia ambientale;

—   il principio dello sviluppo sostenibile [vedi] per non compromettere le generazioni future.

Esistono poi numerose norme convenzionali (accordi-cornice o accordi di garanzia) tra le quali ricordiamo:

—   la Convenzione di Ginevra sull’inquinamento atmosferico a lunga distanza (1979);

—   la Convenzione di Montego Bay sul diritto del mare (1982);

—   la Convenzione sull’ozono di Vienna (1985);

—   la Convenzione di Rio de Janeiro sui cambiamenti climatici, il cui più importante atto integrativo è il Protocollo di Kyoto [vedi];

—   la Convenzione di Aarhus sull’informazione ambientale (1998).


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