Che significa? Amministrazione

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Amministrazione

Amministrazione controllata (d. fall.)

Procedura concorsuale di tipo conservativo contemplata dal testo originario della legge fallimentare ed abrogata dal decreto di riforma delle procedure concorsuali (D.Lgs. 5/2006).

Amministrazione dei beni del fallito (d. fall.)

È quel complesso di attività finalizzato alla conservazione o al recupero dei beni esistenti nel patrimonio fallimentare in funzione della soddisfazione paritaria dei creditori concorsuali. L’Amministrazione è demandata al curatore [vedi], che opera sotto la vigilanza del giudice delegato [vedi] e del comitato dei creditori [vedi]. In particolare il curatore può compiere liberamente gli atti di ordinaria amministrazione (atti conservativi, esazione di crediti, vendita di beni deteriorabili etc.) e con l’autorizzazione del comitato dei creditori quelli di straordinaria amministrazione (transazioni, rinunzie alle liti, accettazioni di eredità etc.) (artt. 35, 84-90, R.D. 267/1942). Il D.Lgs. 169/2007, recante disposizioni di aggiornamento alla legge fallimentare, ha precisato che il curatore, nel richiedere tale autorizzazione, deve formulare le proprie osservazioni sulla convenienza dell’affare.

Amministrazione di sostegno (d. civ.)

Istituto previsto a tutela di coloro i quali non siano in grado di provvedere, in tutto o in parte, ai propri interessi [vedi Incapacità] (artt. 404 ss. c.c.). Pur affiancandosi alla tutela [vedi] ed alla curatela [vedi], l’Amministrazione è misura peculiare sia in senso soggettivo, poiché amplia il numero dei possibili beneficiari della protezione.

Possono proporre ricorso al giudice tutelare, affinché nomini con decreto un amministratore di sostegno, coloro i quali sono affetti da:

—   infermità anche parziale o temporanea;

—   menomazione fisica o psichica (intesa in senso ampio, ivi comprese patologie quali l’autismo o la demenza senile).

A differenza dell’interdetto [vedi Interdizione], il beneficiario dell’(—) di sostegno conserva la capacità di agire [vedi] per tutti gli atti che non richiedono la necessaria rappresentanza o l’assistenza dell’amministratore.

Sono annullabili, su istanza dell’amministratore medesimo, del pubblico ministero, del beneficiario, degli eredi o aventi causa di quest’ultimo, gli atti compiuti dall’amministratore di sostegno:

—   in violazione delle disposizioni dettate dalla legge;

—   oltrepassando i limiti fissati dal giudice nel conferimento dell’incarico;

—   che siano comunque in contrasto con l’interesse del beneficiario.

Parimenti annullabili sono gli atti personalmente compiuti dal beneficiario in violazione della legge o delle prescrizioni del giudice.

I beneficiari dell’amministrazione di sostegno: ai sensi dell’art. 404 c.c. «la persona che, per effetto di un’infermità ovvero di una menomazione fisica o psichica, si trova nell’impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi, può essere assistita da un amministratore di sostegno, nominato dal giudice tutelare del luogo in cui questa ha la residenza o il domicilio».

Quali sono i presupposti: le condizioni che consentono l’applicazione dell’amministrazione di sostegno sono:

– l’infermità, che determina un’impossibilità parziale o totale, temporanea o permanente di provvedere ai propri interessi, oppure,

– la menomazione fisica, che determina un’impossibilità parziale o totale, temporanea o permanente di provvedere ai propri interessi, oppure,

– la menomazione psichica, che determina un’impossibilità parziale o totale, temporanea o permanente di provvedere ai propri interessi.

Può essere beneficiario dell’amministrazione di sostegno una persona interdetta o inabilitata? l’amministrazione di sostegno è una misura alternativa all’interdizione e all’inabilitazione. Pertanto, in caso di avvenuta pronuncia di interdizione o inabilitazione, occorre promuovere un procedimento per ottenere la revoca della stessa e quindi presentare il ricorso al giudice tutelare competente per ottenere la nomina dell’amministratore di sostegno.

I criteri di scelta dell’amministratore di sostegno: regola generale: il giudice tutelare deve sempre tenere conto della «cura» e degli «interessi» del beneficiario.

Criteri utilizzabili dal giudice tutelare:

– 1° criterio: il giudice tutelare deve nominare l’amministratore di sostegno indicato dallo stesso beneficiario della misura di sostegno;

– 2° criterio: in mancanza di indicazioni da parte del beneficiario o in presenza di gravi motivi il giudice tutelare deve preferire, se possibile, le seguenti persone:

a) coniuge non separato legalmente;

b) persona stabilmente convivente;

c) padre;

d) madre;

e) figlio o fratello o sorella;

f) parente entro il quarto grado;

g) soggetto designato dal genitore superstite con testamento, atto pubblico o scrittura privata autenticata;

– 3° criterio: il giudice tutelare, quando ne ravvisa l’opportunità, e nel caso di designazione dell’interessato quando ricorrano gravi motivi, può nominare amministratore di sostegno:

a) altra persona idonea (diversa dalle persone di cui sopra);

b) associazioni, fondazioni etc.

Amministrazione fiduciaria (d. int.)

Istituto previsto (artt. 75-91 Carta delle Nazioni Unite 26-6-1945) dalla Carta ONU [vedi] che ha sostituito il precedente sistema dei mandati internazionali previsti dalla Società delle Nazioni [vedi] nella gestione dei territori «non autonomi», cioè privi di autogoverno, precedentemente sottoposti al regime dei mandati internazionali oppure ex-colonie di Stati sconfitti (Germania, Italia) durante la Seconda Guerra Mondiale.

La Carta delle Nazioni Unite prevede che qualunque Stato coloniale possa volontariamente sottoporre al regime di (—) uno o più territori da esso amministrati come colonie.

Oggi l’istituto è caduto in disuso, avendo tutti gli Stati raggiunto la piena indipendenza.

Amministrazione straordinaria delle grandi imprese in crisi (d. fall.)

Procedura concorsuale [vedi Procedure concorsuali] di tipo conservativo finalizzata alla continuazione dell’impresa attraverso l’attuazione di un piano di risanamento, per salvaguardarne tutti i residui valori tecnici, commerciali, produttivi ed occupazionali.

Introdotta con la L. 95/1979, la disciplina dell’(—) è stata ridisegnata dal D.Lgs. 8-7-1999, n. 270, in attuazione della delega ricevuta ex art. 1, L. 274/1998.

In base alla suddetta disciplina, possono accedere all’(—) le imprese:

—   che abbiano un numero di dipendenti superiore ai 200;

—   che abbiano una esposizione debitoria pari o superiore ai 2/3 dell’attivo lordo e ai 2/3 dei ricavi provenienti dalle vendite o dalle prestazioni dell’ultimo esercizio;

—   che abbiano, in base alla valutazione del commissario giudiziale e del Ministro dell’Industria, concrete prospettive di recupero dell’equilibrio economico delle attività.

L’Amministrazione può realizzarsi attraverso diverse procedure:

—   un programma di rivalutazione e successiva cessione dei complessi aziendali, di durata non superiore ad un anno;

—   un programma di ristrutturazione economica e finanziaria, di durata non superiore a due anni;

—   per le imprese operanti nel settore dei servizi pubblici essenziali [vedi], anche tramite la cessione dei complessi di beni e contratti, sulla base di un programma di prosecuzione dell’esercizio dell’impresa di durata non superiore ad un anno.

Spetta al Tribunale fallimentare valutare se, al termine del periodo concesso, siano stati raggiunti gli obiettivi di risanamento prefissati, valutazione che può essere fatta anche prima della scadenza, qualora il Tribunale ritenga gli obiettivi non più raggiungibili. In tal caso il Tribunale revoca l’(—) e dichiara il fallimento [vedi] dell’impresa.


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