Che significa? | Termini giuridici

Antinomia

22 ottobre 2015 | Autore:


> Dizionario Pubblicato il 22 ottobre 2015



Antinomia (t. gen.) (d. cost.): È una forma di conflitto che si crea se esistono diverse norme giuridiche che disciplinano una medesima fattispecie in modo differente.

Le Antinomia vengono in rilievo non tanto nel momento della produzione del diritto, bensì in quello della sua applicazione: competente a risolvere le (—) è il giudice, che ha il compito di eliminare le Antinomia mediante l’interpretazione [vedi] delle norme applicabili.

A questa finalità soccorrono i seguenti criteri:

—   quando due norme confliggenti sono poste da fonti dello stesso tipo (due leggi, due regolamenti), il criterio applicato è quello cronologico, in base al quale la norma precedente prevale su quella successiva (lex posterior derogat legi priori);

—   quando le norme confliggenti provengono da fonti diverse (da una legge e da un regolamento, ad esempio), la risoluzione delle (—) avviene in base al criterio gerarchico, per cui la fonte di rango inferiore (regolamento) che contiene norme in contrasto con una fonte di rango superiore (legge) è invalida e può essere annullata o disapplicata;

—   quando la stessa materia è disciplinata da due norme, una generale e una speciale, quest’ultima prevale sulla prima anche nell’ipotesi in cui la norma generale sia successiva nel tempo (criterio della specialità). Questo criterio si esprime con il brocardo latino lex specialis derogat generali, proprio per sottolineare che la norma dettata per un caso particolare prevale, logicamente, sulla norma di carattere generico, e la norma generale non ha capacità abrogante sulla speciale. È da sottolineare che con l’applicazione dell’ultimo criterio entrambe le norme (generali e speciali) rimangono valide ed efficaci; mentre con l’applicazione del criterio cronologico e di quello gerarchico si assiste all’eliminazione di una delle due norme in contrasto (con l’abrogazione o con l’invalidità); con questi criteri, cioè, si individua la norma da applicare al caso concreto, che nella fattispecie deroga alla disciplina generale;

—   in un sistema a Costituzione rigida [vedi Costituzione], la fonte suprema può riservare ad alcune specifiche fonti la regolamentazione di determinate materie o determinati ambiti territoriali di efficacia. In questo caso al criterio gerarchico si sostituisce il criterio di competenza: ad esempio la Costituzione riserva ai regolamenti parlamentari [vedi] la disciplina dell’organizzazione delle Camere e del procedimento di formazione delle leggi, per cui una legge ordinaria che interferisse sarebbe invalida e potrebbe essere dichiarata incostituzionale [vedi Incostituzionalità della legge].

In alcuni casi la Costituzione più che «riservare» si limita a «preferire» una fonte ad un’altra, per cui la fonte non preferita può continuare a disciplinare la materia fino a quando non interviene la prima.


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