Che significa? Antitrust

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Antitrust (d. comm.): È il complesso di norme, nazionali e comunitarie, poste a tutela della libertà di concorrenza [vedi] fra le imprese e finalizzate al suo corretto svolgimento e alla repressione delle pratiche di concorrenza sleale.

Antitrust nella normativa dell’Unione europea 

La politica della concorrenza e la normativa antitrust rivestono un ruolo fondamentale tra gli obiettivi posti dall’Unione Europea [vedi] per il raggiungimento di una più stretta integrazione politico-economica dell’Europa.

Anche se l’art. 3 del Trattato sull’Unione Europea (TUE) non menziona più espressamente tra gli obiettivi dell’UE la tutela della concorrenza, un Protocollo allegato al Trattato conferma che il mercato interno «comprende un sistema che assicura che la concorrenza non sia falsata». Inoltre, l’art. 3, co. 1, lett. b) TFUE sancisce che l’Unione Europea ha competenza esclusiva nella definizione delle regole di concorrenza necessarie al corretto funzionamento del mercato interno.

I principi fondamentali della disciplina della concorrenza consistono essenzialmente nel vietare:

—   intese pregiudizievoli al commercio tra gli Stati membri e restrittive della concorrenza all’interno del mercato interno (art. 101 TFUE);

—   alle imprese che hanno una posizione dominante nel mercato interno, di farne un esercizio abusivo (art. 102 TFUE) [vedi Abuso di posizione dominante].

La normativa europea, inoltre, impone il controllo delle concentrazioni di imprese [vedi], sul presupposto che le operazioni di concentrazione possono contribuire a creare o rafforzare la creazione di posizioni dominanti.

L’applicazione delle regole europee della concorrenza è demandata alla Commissione che ha il compito generale di fare rispettare il Trattato ed il controllo finale è riservato, ad istanza degli interessati, alla Corte di Giustizia.

Antitrust nella normativa nazionale 

In Italia la normativa Antitrust è dettata dalla L. 287/1990.

Con tale legge è stata istituita un’Autorità garante della concorrenza e del mercato con sede in Roma, cui è demandato il compito di vigilare sul rispetto della normativa (—), con ampi poteri di istruttoria e decisionali per il mantenimento ed il ripristino di condizioni di concorrenza effettiva.

Essa ha, altresì, poteri consultivi in ordine alle iniziative legislative o regolamentari nonché ai problemi riguardanti la concorrenza ed il mercato ed è tenuta a segnalare al Parlamento ed al Governo ogni eventuale distorsione determinata da norme di legge o di regolamento, o da provvedimenti amministrativi di carattere generale.

Inoltre, a norma del D.Lgs. 145/2007, l’Autorità ha il potere di inibire la continuazione e di eliminare gli effetti della pubblicità ingannevole e comparativa illecita.

Da ultimo, sui poteri dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato è intervenuto il D.L. 1/2012 (conv. in L. 27/2012) che, con l’introduzione nel Codice del consumo dell’art. 37bis ha aggiunto alla tutela giurisdizionale una sorta di tutela amministrativa, attribuendo all’Autorità il potere di dichiarare la vessatorietà delle clausole inserite nei contratti tra professionisti e consumatori che si concludono mediante adesione a condizioni generali di contratto o con la sottoscrizione di moduli o formulari.

Tornando all’esame della normativa antitrust italiana, l’art. 2 della L. 287/1990 fissa il divieto, e la conseguente nullità «a ogni effetto», di intese tra imprese che abbiano per oggetto o per effetto di impedire, restringere o falsare in maniera consistente il gioco della concorrenza all’interno del mercato nazionale o in una sua parte rilevante.

L’art. 3 vieta altresì l’abuso, da parte di una o più imprese, di una posizione dominante all’interno del mercato nazionale o in una sua parte rilevante, specificando, a titolo di esemplificazione e con elencazione non tassativa, che un abuso siffatto viene perpetrato attraverso le seguenti pratiche:

—   imporre direttamente o indirettamente prezzi di acquisto, di vendita o altre condizioni contrattuali ingiustificatamente gravose;

—   impedire o limitare la produzione, gli sbocchi o gli accessi al mercato, lo sviluppo tecnico o il processo tecnologico, a danno dei consumatori;

—   applicare, nei rapporti commerciali con altri contraenti, condizioni oggettivamente diverse per prestazioni equivalenti, così da determinare per essi ingiustificati svantaggi nella concorrenza;

—   subordinare la conclusione dei contratti all’accettazione da parte degli altri contraenti di prestazioni supplementari che, per loro natura e secondo gli usi commerciali, non abbiano alcuna connessione con l’oggetto dei contratti stessi.


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