Che significa? | Termini giuridici

Arbitrato

23 ottobre 2015 | Autore:


> Dizionario Pubblicato il 23 ottobre 2015



Arbitrato (d. p. civ.) (d. int. priv.) (d. lav.): È il mezzo al quale le parti possono ricorrere per sottrarre alla giurisdizione ordinaria la decisione di una lite, realizzando così una sorta di giustizia privata, dettata cioè da un privato anziché da un giudice dello Stato. È sempre lo Stato, comunque, che attribuisce alla decisione privata il carattere giurisdizionale, cioè il carattere di sentenza.

Per quanto riguarda la capacità, non può essere arbitro chi è privo, in tutto o in parte, della capacità legale di agire, come dispone l’art. 812 c.p.c. L’art. 812 c.p.c. contiene una clausola generale che ricomprende tutte le varie ipotesi di limitazioni alla capacità di agire previste, in ordine sparso, dall’ordinamento.

All’Arbitrato  si addiviene con apposito negozio stipulato tra le parti detto convenzione d’arbitrato, che può avere due forme:

—  il compromesso, contratto stipulato dopo l’insorgere della controversia;

—  clausola compromissoria, inserita nella convenzione prima dell’insorgere della controversia.

L’Arbitrato è rituale e produce le conseguenze stabilite dalla legge; ma esiste anche irrituale o libero, diffusosi nella prassi, per evitare gli oneri fiscali connessi all’ Arbitrato rituale e, successivamente, con la riforma ex D.Lgs. 40/2006, introdotto nel codice di rito con l’art. 808ter.

Gli arbitri devono pronunciare il lodo [vedi], ossia la decisione della controversia, nel termine stabilito dalle parti o, in mancanza, nel termine di 240 giorni dall’accettazione della nomina. Una volta adempiuto all’incarico, hanno diritto al rimborso delle spese ed all’onorario per l’opera prestata, se non vi hanno rinunciato al momento dell’accettazione o con atto scritto successivo.

La parte può ricusare gli arbitri per gli stessi motivi previsti dall’art. 51 c.p.c. per i giudici ordinari [vedi Astensione e Ricusazione], nonché per ulteriori motivi specificamente previsti per gli arbitri dall’art. 815.

Nella sostanza, comunque, la struttura del procedimento è quella del processo ordinario [vedi Processo]; è importante, però, la norma (art. 818 c.p.c.) per cui gli arbitri, a differenza dei giudici togati, non possono concedere sequestri né altri provvedimenti cautelari, salva diversa disposizione di legge.

Gli arbitri decidono la controversia secondo le norme di diritto, salvo che le parti li abbiano autorizzati a pronunciarsi secondo equità [vedi] e la loro decisione, ai sensi dell’art. 824bis, ha, dalla data della sua ultima sottoscrizione, gli stessi effetti della sentenza pronunciata dall’autorità giudiziaria.

La parte che intende far eseguire il lodo [vedi]nel territorio della Repubblica ne fa istanza depositando il lodo in originale o in copia conforme, insieme con l’atto contenente la convenzione d’arbitrato, in originale o in copia conforme, nella cancelleria del Tribunale nel cui circondano è la sede dell’Arbitrato . Il Tribunale (monocratico), accertata la regolarità formale del lodo, lo rende esecutivo con decreto [vedi] (cd. exequatur). La dichiarazione di esecutività trasforma il lodo in titolo esecutivo, ne consente la trascrivibilità e lo rende idoneo ad essere titolo per l’iscrizione di ipoteca.

Il lodo può essere impugnato per nullità (artt. 828, 830 c.p.c.), per revocazione o per opposizione di terzo (art. 831 c.p.c.).

Arbitrato estero 

Secondo la legge italiana, l’ Arbitrato è estero quando la sede non è stata fissata in Italia.

La distinzione tra lodi nazionali e lodi esteri è importante in quanto il lodo interno è soggetto al procedimento di omologazione di cui all’art. 825 c.p.c., mentre il lodo estero è soggetto al procedimento di riconoscimento disciplinato dagli artt. 839 e 840 c.p.c.

Arbitrato nel diritto internazionale 

Procedimento di risoluzione di una controversia affidata ad un giudice internazionale la cui giurisdizione è stata preventivamente accettata dalle parti in controversia.

Elementi dell’Arbitrato  sono:

  mutuo consenso degli Stati di sottoporre la controversia ad un arbitro;

  interposizione di un organo internazionale arbitrale;

—  reciproco impegno degli Stati ad accettare la sentenza.

L’ Arbitrato si può distinguere in:

—  isolato. Le parti si impegnano, attraverso il compromesso arbitrale [vedi →], a nominare e a rispettare le decisioni di un arbitro o di un collegio arbitrale (in passato era frequente che fosse un influente Capo di Stato ad esser nominato arbitro);

—  istituzionalizzato. In questo caso le parti si rivolgono ad appositi organi internazionali [vedi Corte permanente d’arbitrato] per dirimere le loro controversie.

Gli Stati possono impegnarsi, già all’atto della firma di un trattato, a rivolgersi ad un apposito organo in caso di controversie future stipulando la cd. clausola compromissoria [vedi].

Arbitrato nelle controversie di lavoro 

Le parti del contratto di lavoro possono affidare alla commissione di conciliazione [vedi] presso la Direzione territoriale del Lavoro il mandato a risolvere in via arbitrale la controversia, durante lo svolgimento del tentativo di conciliazione o al suo termine in caso di mancata riuscita.

Le parti possono indicare alla commissione la soluzione sulla quale concordano, riconoscendo, se possibile, il credito spettante al lavoratore. Il lodo emanato a conclusione dell’Arbitrato  ha forza di legge tra le parti (art. 1372 c.c.) e le relative transazioni e rinunce non sono impugnabili (art. 2113, co. 4, c.c., modif. dall’art. 31, co. 7, L. 183/2010).

È possibile altresì avvalersi dell’arbitrato presso le sedi sindacali, secondo le modalità previste dai contratti collettivi (art. 412ter c.p.c., sostituito dalla L. 183/2010).

Un’ulteriore possibilità di risoluzione stragiudiziale delle controversie di lavoro è quella che si svolge innanzi ad un collegio di conciliazione e arbitrato irrituale (art. 412quater c.p.c., sostituito dalla L. 183/2010), composto da un rappresentante di ciascuna delle parti e da un terzo membro, in funzione di presidente, scelto di comune accordo. La controversia è decisa mediante un lodo che ha forza di legge tra le parti (art. 1372 c.c.) e le relative transazioni e rinunce non sono impugnabili (art. 2113, co. 4 c.c.). Nulla impedisce alle parti di definire le controversie innanzi alle apposite camere arbitrali costituite dagli organi di certificazione (art. 31, co. 12, L. 183/2010).

Il datore di lavoro e il lavoratore possono altresì pattuire clausole compromissorie (art. 808 c.p.c.) con le quali devolvere ad arbitri eventuali controversie nascenti dal rapporto di lavoro. La pattuizione di siffatta clausola è consentita solo se previsto da accordi interconfederali o contratti collettivi di lavoro [vedi]. A pena di nullità la clausola deve essere certificata da una commissione di certificazione.

Arbitrato secondo regolamenti precostituiti (o «amministrato») 

Il D.Lgs. 40/2006 ha regolamentato il cd. Arbitrato amministrato, assai diffuso nella prassi commerciale.

Nell’ Arbitrato le parti richiamano, in tutto o in parte, con un apposito rinvio contenuto nella convenzione d’Arbitrato,  il regolamento predisposto da un’istituzione arbitrale (ad esempio, Camera arbitrale, Camera di commercio etc.). In caso di contrasto tra quanto previsto nella convenzione arbitrale e nel regolamento, prevale la prima.

Se le parti non hanno stabilito diversamente, qualora tra la data della stipulazione della convenzione d’arbitrato e la data di inizio del procedimento arbitrale il regolamento richiamato dalle parti subisca delle modificazioni, si applica il regolamento vigente al momento in cui il procedimento stesso ha inizio.

Il regolamento arbitrale precostituito può prevedere casi ulteriori di sostituzione e ricusazione degli arbitri in aggiunta a quelli previsti dalla legge.

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