Che significa? Armi

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Armi (d. pen.) (leg. di p.s.)

Classificazione delle Armi

La nozione di Armi  viene data dall’art. 30 del T.U.L.P.S. (R.D. 773/1931) nonché dagli artt. 585, comma 2, e 704 c.p.

Ai sensi dei commi 2 e 3 dell’art. 585 c.p., per armi si intendono:

—  quelle da sparo e tutte le altre la cui destinazione naturale è l’offesa alla persona;

—  tutti gli strumenti atti ad offendere, dei quali è dalla legge vietato il porto in modo assoluto, ovvero senza giustificato motivo.

Sono assimilate alle armi le materie esplodenti e i gas asfissianti o accecanti.

L’art. 704 c.p. considera Armi: 

—  quelle indicate nell’art. 585 c.p.;

—  le bombe, qualsiasi macchina o involucro contenente materia esplodente, gas asfissiante o accecante.

L’art. 30 T.U.L.P.S., ripete fedelmente il dettato dell’art. 704 c.p. definendo armi:

—  le armi proprie cioè quelle da sparo e tutte quelle che procurano offesa alla persona;

—  le bombe, qualsiasi macchina o involucro contenente materie esplosive ovvero gas asfissianti o accecanti.

Dalla lettura comparata delle norme si evidenzia come la definizione penalistica risulta più ampia rispetto a quella offerta dal T.U.L.P.S., ciò perché il codice penale mira a reprimere qualsiasi condotta contraria alla legge posta in essere con l’uso delle Armi , mentre la disciplina di P.S. è essenzialmente diretta a regolamentare il sistema delle autorizzazioni di polizia.

Disciplina giuridica delle Armi

Per «disciplina giuridica» delle Armi  si intende l’insieme delle disposizioni riguardanti determinate attività relative alle Armi : fabbricazione, importazione, esportazione e trasferimento, commercio, detenzione e raccolta, porto e disposizioni penali.

In particolare, rilevano le nozioni di:

—  detenzione di  Armi (o munizioni): è qualsiasi relazione stabile tra il soggetto e l’arma per un lasso apprezzabile di tempo senza che necessiti un rapporto continuo e diretto con l’arma;

—  porto di un’ Arma (o munizioni): si ha ogni qualvolta il soggetto abbia con sé l’arma fuori della propria abitazione o delle appartenenze di essa;

—  trasporto d’ Armi (o munizioni): si ha, invece, quando l’arma stessa, non essendo idonea all’uso immediato (es. quando è smontata), venga in considerazione non già nella sua intrinseca attitudine e potenzialità offensiva, ma come oggetto inerte ed inoffensivo.

Con particolare riferimento alle  Armi  comuni da sparo (ad es. le rivoltelle a rotazione e le pistole a funzionamento semiautomatico), ai sensi dell’art. 31 T.U.L.P.S., non si possono fabbricare Armi , introdurle nello Stato, esportarle, farne raccolta per ragioni di commercio o di industria, o porle comunque in vendita, senza licenza del Questore.

Per quanto riguarda il commercio, vige la regola generale per cui è vietato vendere o in qualsiasi altro modo cedere  Armi a privati che non siano muniti di permesso, di porto d’ Armi ovvero di nulla osta all’acquisto rilasciato dal Questore.

A differenza delle  Armi da guerra, la detenzione delle Armi  comuni non è vietata, ma è sottoposta ad una particolare disciplina.

Il principio generale in materia è sancito dall’art. 38 T.U.L.P.S., per effetto del quale «chiunque detiene armi, munizioni o materie esplodenti di qualsiasi genere ed in qualsiasi quantità deve farne immediata denuncia all’ufficio locale di pubblica sicurezza o, se questo manchi, al comando dei carabinieri».

Inoltre, dal combinato disposto degli artt. 4 della L. 110/1975 e 42 T.U.L.P.S., in materia di porto delle Armi  comuni si ricava il seguente principio:

—  per le  Armi  bianche (pugnali, sciabole, stiletti etc.), con la sola eccezione del bastone animato, il porto è vietato in modo assoluto;

—  per le Armi da sparo, lunghe o corte, e per il bastone animato la cui lama non ecceda i 65 cm, è consentito il porto previa licenza, che prende appunto il nome di «porto d’armi».

La licenza è rilasciata dal Prefetto (per rivoltelle e pistole di qualunque misura ovvero bastoni armati con lama non superiore a 65 cm) o dal Questore (per le armi lunghe da fuoco), secondo le rispettive competenze (art. 42, comma 3, T.U.L.P.S.).

Prima del rilascio, la competente autorità deve accertare:

—  l’idoneità tecnica del richiedente;

—  l’idoneità morale;

—  l’esistenza dei requisiti soggettivi (ad. es.: l’età);

—  la capacità psichica del richiedente (ad es.: a mezzo visita medica);

—  le ragioni per cui è richiesta la licenza.


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