Che significa? Ascolto del minore

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Ascolto del minore (d. civ.): L’audizione dei minori nelle procedure giudiziarie che li riguardano e, in particolare, per quanto concerne il loro affidamento ai genitori, è prevista come «obbligatoria» dall’art. 6 della Convenzione di Strasburgo sui diritti del fanciullo del 25-2-1996, ratificata in Italia con L. 77/2003.

Si tratta, peraltro, di una prerogativa riconosciuta ai minori già dalla Convenzione di New York (1989) e dalle due Convenzioni dell’Aja in materia di sottrazione internazionale (1980) e di adozione internazionale (1993).

Sulla spinta di tali strumenti, l’art. 336 c.c. – come modificato dal D.Lgs. 154/2013, attuativo della riforma della filiazione – stabilisce che prima di adottare provvedimenti relativi ai figli minori il tribunale debba disporre l’ascolto del figlio che abbia compiuto 12 anni e anche di età inferiore ove capace di discernimento.

La norma si applica nell’ambito dei procedimenti di separazione dei coniugi [vedi], di divorzio [vedi], di annullamento del matrimonio [vedi] e in quelli per l’affidamento di figli nati fuori dal matrimonio.

L’art. 336bis c.c., introdotto dal D.Lgs. 154/2013 citato, stabilisce che all’(—) provvede il presidente del tribunale o un giudice da questi delegato; fa eccezione il caso in cui l’ascolto contrasti con l’interesse del minore o sia manifestamente infondato.

L’Ascolto del minore  può essere condotto dal giudice anche avvalendosi di esperti e ausiliari (es. psicologi, psichiatri, neuropsichiatri ecc.) qualora, in ragione delle circostanze concrete, si ravvisi l’opportunità di un’assistenza qualificata che integri le competenza del magistrato procedente.

I genitori, anche se sono parti del procedimento, nonché i difensori delle parti, il curatore speciale del minore (se già nominato) e il pubblico ministero possono partecipare all’Ascolto del minore  solo se autorizzati dal giudice. Non occorre autorizzazione qualora la salvaguardia del minore sia assicurata da idonei mezzi tecnici (es. impianti citofonici o vetri a specchio).

Prima di procedere all’ascolto il giudice informa il minore della natura del procedimento e degli effetti dell’ascolto. Dell’adempimento è redatto processo verbale nel quale è descritto il contegno del minore o effettuata registrazione audio video.

Le modalità di audizione del minore

L’audizione del minore deve essere preferibilmente effettuata in condizioni di riservatezza. Nell’ordinanza che la dispone, il giudice può delegare i servizi sociali affinché assistano il minore fino all’udienza di audizione.

Se ritenuto opportuno, il giudice può disporre la presenza di un operatore del servizio dotato di specifiche competenze in materia di psicologia.

Si parla di audizione diretta se il minore è ascoltato dal giudice. Per motivate ragioni, e in genere se il minore ha un’età compresa tra i 12 e i 15 anni, il giudice può optare per l’audizione indiretta, che può svolgersi nei luoghi predisposti dal servizio sociale territorialmente competente delegato dal giudice.

Si parla, invece, di audizione assistita se il minore è ascoltato da un ausiliario del giudice, in udienza, in presenza dello stesso giudice e degli avvocati. L’audizione assistita riguarda, in genere, i minori di età compresa tra i 13 e i 14 anni. Il giudice può disporre di sentire da solo il minore.

Nei casi di particolare gravità l’audizione è disposta in forma protetta, con l’intervento di un consulente tecnico e secondo le modalità che le circostanze del caso concreto impongono.


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