Che significa? Assenza

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Assenza

Assenza nel diritto civile 

È una situazione di diritto che si verifica quando la scomparsa [vedi] di una persona si protrae per un certo periodo di tempo stabilito dalla legge.

Ai sensi dell’art. 49 c.c. «trascorsi due anni dal giorno in cui risale l’ultima notizia, i presunti successori legittimi e chiunque ragionevolmente creda di avere sui beni dello scomparso diritti dipendenti dalla morte di lui, possono domandare al tribunale competente che ne sia dichiarata l’assenza».

L’Assenza viene dichiarata con sentenza; la competenza è del tribunale dell’ultimo domicilio o dell’ultima residenza dell’assente.

La dichiarazione di (—) determina l’apertura del testamento e consente a coloro che sarebbero eredi testamentari o legittimi la possibilità di domandare l’immissione nel possesso temporaneo dei beni, con la conseguente possibilità di esercitarne temporaneamente i diritti.

L’Assenza cessa:

—   con l’accertamento della morte dell’assente;

—   con la dichiarazione di morte presunta [vedi];

—   col ritorno dell’assente o con la prova che egli è vivente; in tal caso è ripristinato ogni diritto dell’assente e cessano gli effetti della dichiarazione di Assenza.

Assenza dell’imputato dal dibattimento (d. p. pen.)

La L. 28- 4- 2014 n. 67 recante «Deleghe al Governo in materia di pene detentive non carcerarie e di riforma del sistema sanzionatorio. Disposizioni in materia di sospensione del procedimento con messa alla prova e nei confronti degli irreperibili» al Capo III contiene disposizioni (artt. 9 – 15) che ridisegnano la disciplina del processo «in assenza» dell’imputato, eliminando l’istituto della contumacia ed introducendo la nuova disciplina del processo in assenza, sostituendo così il testo dell’art. 420 bis c.p.p.

Al primo comma viene prevista l’ipotesi in cui sia lo stesso imputato assente, libero o detenuto, a manifestare espressamente la volontà di rinunciare a partecipare alla udienza. In tali casi il processo potrà essere celebrato in assenza, non si porrà il tema del legittimo impedimento a comparire dell’imputato, attesa l’intervenuta rinuncia, e non dovrebbero operare i rimedi restitutori. La rinuncia deve essere espressa. Al comma 2 dello stesso articolo vengono previste altre ipotesi di procedibilità in assenza.

In particolare, il processo viene celebrato in «assenza» se:

1)  nel corso del procedimento l’imputato abbia dichiarato o eletto domicilio.

La norma non fa riferimento anche all’ipotesi in cui l’imputato, invitato, rifiuti di dichiarare o eleggere domicilio, sebbene anche in tal caso pare sostenibile che l’indagato sia informato della esistenza del procedimento penale a suo carico; potranno tali casi, verosimilmente, essere ricondotti alla situazione sub 4);

2)   l’imputato sia stato, nell’ambito del procedimento, arrestato, fermato o sottoposto a misura cautelare.

Si tratta di una previsione ampia che, da una parte, sembra fare riferimento anche alle misure cautelari reali e, dall’altra, si riferisce a fattispecie che presuppongono la concreta avvenuta esecuzione della misura cautelare o pre-cautelare «sia stato arrestato, fermato o sottoposto»;

3)   se l’imputato abbia nominato un difensore di fiducia;

4)   se risulti «comunque» con certezza che l’imputato sia a conoscenza del procedimento o che l’imputato si sia sottratto volontariamente alla conoscenza del procedimento o di atti del medesimo.

In tutti i casi esaminati il giudice emette ordinanza con cui dispone di procedere in assenza dell’imputato. L’ordinanza è revocabile anche d’ufficio se l’imputato compare.

È possibile che l’imputato compaia e nulla eccepisca in ordine alla pregressa assenza, ovvero che, comparendo, fornisca «la prova che l’assenza è stata dovuta ad una incolpevole mancata conoscenza della celebrazione del processo» ovvero che versava nell’assoluta impossibilità di comparire e che la prova dell’impedimento è pervenuta con ritardo senza una sua colpa, ovvero che il procedimento avrebbe dovuto essere sospeso ai sensi del novellato art. 420 quater.

La colpa imputabile della mancata conoscenza del processo potrà consistere in qualsiasi trascuratezza o negligenza, desumibile dagli atti, che possa aver favorito la mancata conoscenza. Il nuovo art. 420 bis, comma 4, stabilisce che se l’imputato compare nel corso della udienza preliminare prima della decisione ed è in grado di dimostrare di non aver avuto colpa nella ignoranza della celebrazione del processo, il giudice dispone il rinvio dell’udienza; il raggiungimento della prova consentirà all’imputato di chiedere l’acquisizione di atti e documenti ai sensi dell’art. 421, comma 3, (primi due periodi): gli atti sono quelli di indagine compiuti dopo il deposito della richiesta di rinvio a giudizio e le eventuali memorie (art. 121) anche dei consulenti di parte; i documenti sono quelli di formazione extraprocessuale (art. 234).

Ove, invece, l’imputato, assente all’udienza preliminare, compaia nel giudizio di primo grado, può formulare richieste istruttorie ai sensi dell’art. 493 (art. 420 quater, terzo periodo).

È possibile in tale contesto che l’imputato abbia notizia del processo e decida di costituirsi alla prima udienza dibattimentale; egli sarà tenuto a depositare la lista prevista dall’art. 468 nel termine di sette giorni se vorrà, quindi, chiedere l’ammissione di prove dichiarative.

È altresì possibile che l’imputato, rimasto senza colpa assente dall’udienza preliminare, abbia conoscenza del udienza dibattimentale dopo la scadenza del termine previsto dall’art. 468 per il deposito delle liste e decida di comparire; egli quindi sarà presente al momento della costituzione delle parti in giudizio ma non potrà chiedere l’ammissione delle prove dichiarative che avrebbe dovuto indicare nella lista ex art. 468. Il quarto periodo dell’art. 420 bis riconosce infine all’imputato, ferma restando in ogni caso la validità degli atti regolarmente compiuti, il diritto di chiedere la rinnovazione delle prove già assunte.

Procedimento per la dichiarazione di Assenza (d. p. civ.)

Il procedimento per la dichiarazione di Assenza è disciplinato dagli artt. 721 ss. c.p.c. che lo collocano tra i procedimenti in materia di famiglia e di stato delle persone. L’opinione prevalente ritiene che esso abbia natura di volontaria giurisdizione, pur presentando taluni caratteri propri del giudizio di cognizione.

La domanda si propone con ricorso al Tribunale del luogo dell’ultimo domicilio o dell’ultima residenza dell’assente. Il relativo iter si svolge nelle forme proprie del procedimento in camera di consiglio, ma si conclude con sentenza, cioè con un provvedimento che è tipico del processo di cognizione, idoneo, in quanto tale, a passare in giudicato [vedi Cosa giudicata] e soggetto ai normali rimedi impugnatori.

L’intera procedura si svolge, a pena di nullità, con la partecipazione del P.M. (v. art. 70, n. 3) c.p.c.).


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