Che significa? Associazione

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Associazione (d. civ.): Consiste in un complesso organizzato di persone e di beni, rivolto ad uno scopo, di natura ideale, non economico (artt. 14 ss. c.c.).

A tal fine la legge riconosce all’Associazione la qualifica di soggetto di diritto [vedi].

In particolare, l’Associazione  costituisce una persona giuridica [vedi], caratterizzata dalla predominanza dell’elemento personale rispetto all’elemento patrimoniale, che prevale invece nella fondazione [vedi].

Le Associazioni  si costituiscono, secondo la dottrina prevalente, con un contratto associativo, che è un contratto plurilaterale, caratterizzato dalla presenza di una pluralità di parti e da uno scopo comune. Tale contratto viene denominato atto costitutivo e deve essere stipulato nella forma dell’atto pubblico [vedi] a pena di nullità.

L’atto costitutivo è integrato dallo statuto che è il documento, redatto sempre nella forma dell’atto pubblico, che contiene le norme che regoleranno la vita dell’ente.

Tali elementi, tuttavia, anche se necessari per l’esistenza dell’ Associazione, non sono sufficienti all’acquisto, da parte di essa, della personalità giuridica: essa consegue, infatti, all’iscrizione nel Registro delle persone giuridiche [vedi Riconoscimento delle persone giuridiche; Registro delle persone giuridiche].

A seguito dell’iscrizione l’ Associazione acquista autonomia patrimoniale perfetta [vedi Autonomia patrimoniale] e capacità illimitata e generale, salvi quei diritti strettamente attribuibili alle sole persone fisiche.

 

Associazione con finalità di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico (d. pen.)

L’art. 270bis c.p. punisce il promovimento, la costituzione, l’organizzazione, la direzione e il finanziamento di associazioni che si propongono il compimento di atti di violenza con finalità terroristiche o eversive, nonché la partecipazione a tali associazioni.

Oggetto della tutela sono le istituzioni democratiche dello Stato, garantite dalla Costituzione.

Il terrorismo è l’attività diretta ad incutere terrore nella collettività con azioni criminose indiscriminate, rivolte cioè non contro le singole persone, bensì contro quello che rappresentano, ovvero dirette ad ingenerare nella collettività un senso di sfiducia nell’ordinamento.

Ai sensi dell’art. 270sexies c.p. sono considerate svolte con finalità di terrorismo le condotte che, per la loro natura o contesto, possono arrecare grave danno ad un Paese o ad un’organizzazione internazionale e sono compiute allo scopo di intimidire la popolazione o costringere i poteri pubblici o un’organizzazione internazionale a compiere o astenersi dal compiere un qualsiasi atto o destabilizzare o distruggere le strutture politiche fondamentali, costituzionali, economiche e sociali di un Paese o di un’organizzazione internazionale, nonché le altre condotte definite terroristiche o commesse con finalità di terrorismo da convenzioni o altre norme di diritto internazionale vincolanti per l’Italia.

Pene: Per i costitutori, promotori etc.: reclusione da 7 a 15 anni. Per i soli partecipi: reclusione da 5 a 10 anni.

 Associazione di tipo mafioso, camorristico e simili (d. pen.)

L’art. 416bis c.p. punisce chiunque faccia parte di un’ Associazione, quando questa sia formata da almeno tre persone. Tale articolo estende la sua applicabilità anche alla camorra [vedi] e alla ’ndrangheta [vedi] e alle altre associazioni, comunque localmente denominate, anche straniere, che valendosi della forza intimidatrice del vincolo associativo perseguono scopi corrispondenti a quelli delle associazioni di tipo mafioso.

Ai sensi del comma 3 dell’art. 416bis c.p., l’ Associazione è di tipo mafioso quando coloro che ne fanno parte si avvalgono della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere delitti, per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici e per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri, ovvero al fine di impedire od ostacolare il libero esercizio del voto o di procurare voti a sé o ad altri in occasione di consultazioni elettorali.

Pene: Reclusione da 7 a 12 anni per gli aderenti all’associazione. Reclusione da 9 a 14 anni per promotori, dirigenti, organizzatori. Se l’associazione è armata si applica la reclusione da 9 a 15 anni per i partecipi e da 12 a 24 anni per promotori, dirigenti e organizzatori. Tali pene sono aumentate da un terzo alla metà se ricorre l’aggravante del comma 6 (se le attività economiche di cui gli associati intendono assumere o mantenere il controllo sono finanziate in tutto o in parte con il prezzo, il prodotto, o il profitto di delitti) e sono aumentate fino ad un terzo se il fatto è commesso da persona già sottoposta a misura di prevenzione.

La condanna comporta la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato, delle cose che ne furono il prodotto, il prezzo, il profitto, nonché la decadenza dalle licenze di polizia, di commercio di cui il condannato fosse titolare.

Associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti o psicotrope (d. pen.)

[vedi Stupefacenti].

libertà di  Associazione (d. cost.) n

Diritto di tutti i cittadini ad associarsi liberamente.

Si tratta di una libertà strumentale in quanto la Costituzione la considera indispensabile per favorire lo sviluppo della persona umana e la sua partecipazione diretta o indiretta (attraverso le formazioni sociali in cui è integrata) alla vita economica, politica e sociale del Paese. Inoltre, dopo aver garantito in linea generale la libertà di Associazione nell’art. 18 Cost., riconosce esplicitamente tale libertà nei campi politico (art. 49), sindacale (art. 39) e religioso (art. 19).

L’art. 18 Cost., in ossequio al fondamentale principio del pluralismo [vedi Principi costituzionali], garantisce altresì la libertà delle associazioni, nel senso che tutela la libertà di dar vita ad una pluralità di associazioni considerate come formazioni sociali [vedi] e tutelate dall’art. 2 Cost.

Associazione non riconosciuta o ente di fatto (d. civ.)

Si tratta di un ente che, pur essendo dotato di tutti gli elementi delle persone giuridiche (persone, patrimonio, scopo) non ha chiesto o non ha ottenuto un formale riconoscimento dalla autorità statale, ed è, conseguenzialmente, regolato da specifiche norme (artt. 36 ss. c.c.).

L’ordinamento interno e l’amministrazione delle Associazioni  non riconosciute sono regolati dagli accordi degli associati (art. 36 c.c.). Anche tali Associazioni , quindi, hanno la loro fonte in un atto costitutivo e sono organizzate mediante uno statuto. I contributi degli associati e i beni acquistati dall’ente costituiscono il cd. fondo comune, sul quale si possono eventualmente soddisfare i terzi creditori.

Anche in tali tipi di  Associazione esiste un’autonomia patrimoniale, perché il patrimonio delle  Associazioni non riconosciute si distingue e differenzia da quello degli associati. Tale autonomia è, però, imperfetta [vedi Autonomia patrimoniale] perché, pur esistendo un fondo comune (su cui, in primo luogo, i creditori fanno valere i loro diritti), per soddisfare le obbligazioni dell’associazione, sono, tuttavia, responsabili solidalmente e personalmente anche coloro che hanno agito in nome e per conto dell’associazione medesima (art. 38 c.c.).

Associazione per delinquere (d. pen.)

Ricorre tale delitto quando tre o più persone si associano allo scopo di commettere più delitti; il reato sussiste per il solo fatto di partecipare all’associazione (artt. 416-417 c.p.).

Gli elementi costitutivi sono la creazione di un vincolo associativo e la sua permanenza, ed il fine di commettere più delitti.

Perché sussista «associazione» ai fini della norma è sufficiente quel minimo di organizzazione, anche soltanto rudimentale, che serva ad attuare la continuità del programma criminoso avuto di mira; non è necessaria neppure l’esistenza di capi, promotori, costitutori ed organizzatori, che è considerata dal legislatore come una mera eventualità, né la preventiva distribuzione delle mansioni e neppure l’esistenza di un luogo abituale di riunione, la predisposizione dei mezzi e la divisione del ricavato tra gli associati.

Scopo dell’associazione deve essere la commissione di una serie indeterminata di delitti; non ricorre, quindi, tale reato se scopo è la commissione di un solo delitto ovvero di contravvenzioni.

Anche nell’ambito di tale reato, ai fini della pena, si pone la distinzione tra associati, promotori, organizzatori e capi [vedi Associazione di tipo mafioso, camorristico e simili].

Il dolo richiesto per il reato consiste nella coscienza e volontà di entrare a far parte di una associazione di almeno tre persone con il fine di commettere delitti. Tale reato si consuma nel momento in cui è costituita l’associazione.

I commi 6 e 7 (recentemente aggiunti) prevedono talune configurazioni aggravate della norma, funzionali alla tipologia di reati-scopo perpetrati (es. riduzione in schiavitù, per il comma 6, prostituzione e pornografia minorile, violenza sessuale e adescamento di minorenni per il comma 7).

Pene: Reclusione da 1 a 5 anni per i semplici associati. Reclusione da 3 a 7 anni per capi, promotori, organizzatori. Reclusione da 5 a 15 anni se ricorre l’aggravante del brigantaggio. Pena per il singolo aumentata di un terzo se all’associazione partecipano 10 o più persone.

Per l’aggravante di cui al comma 6, reclusione da 5 a 15 anni, per coloro che dirigono, promuovono, costituiscono od organizzano l’associazione; reclusione da 4 a 9 anni, per coloro che si limitano a partecipare all’associazione; per quella di cui al comma 7, reclusione da 4 a 8 anni per promotori, costitutori ed organizzatori e reclusione da 2 a 6 anni per i partecipi.

Associazione sovversiva (d. pen.)

L’art. 270 c.p. rientra fra quelle oggetto di totale riscrittura ad opera della L. 24 febbraio 2006, n. 85.

La norma punisce chi, nel territorio dello Stato promuove, costituisce, organizza o dirige associazioni dirette e idonee a sovvertire violentemente gli ordinamenti economici o sociali costituiti nello Stato ovvero a sopprimere violentemente l’ordinamento politico e giuridico dello Stato, sia chi, partecipa alle predette associazioni. Viene punito, altresì, pur se con pena minore, chiunque partecipa alle predette associazioni.

Soggetto attivo del reato può essere chiunque, cittadino o straniero, purché agisca nel territorio dello Stato.

L’elemento materiale consiste nel promuovere, costituire, organizzare o dirigere una associazione avente uno dei fini indicati, ovvero nel parteciparvi: tali concetti saranno meglio precisati nel paragrafo che segue.

Il delitto si consuma al compimento nel territorio dello Stato di una delle condotte (promovimento, costituzione etc.) indicate.

Pene: Reclusione da 5 a 10 anni per chi promuove, costituisce, organizza o dirige le associazioni di cui alla norma, mentre per il mero partecipe è la reclusione da 1 a 3 anni.

Associazione temporanea di imprese (d. comm.)

[vedi Joint venture].

Si tratta di una forma di cooperazione temporanea tra più imprese le quali, senza perdere la loro autonomia, si uniscono per la realizzazione di un’opera particolarmente complessa. Le Associazioni sono molto frequenti nell’ambito internazionale. In Italia costituiscono una figura atipica anche se non mancano leggi relative ad alcune forme (tipiche) di cooperazione temporanea.

La normativa più significativa in materia è quella che riguarda l’  Associazione per la procedura di aggiudicazione degli appalti di opere pubbliche (rilevante è la previsione contenuta nell’art. 37, D.Lgs. 163/2006, cd. Codice degli appalti, che ha sostituito, abrogando la copiosa legislazione precedente). Costituiscono tale associazione più imprese che, senza perdere la propria autonomia, si riuniscono (senza creare associazioni o organizzazioni comuni) conferendo mandato collettivo, gratuito, irrevocabile (speciale con rappresentanza) ad una di esse (cd. «impresa capo-gruppo») che presenta offerte di appalti in nome e per conto delle imprese mandanti. Tale raggruppamento comporta l’assunzione dell’appalto in modo congiunto per l’intera opera da parte di tutte le imprese, salva la possibilità di eseguire separatamente alcune parti dell’opera.

L’impresa capo-gruppo assume la rappresentanza, anche processuale, delle imprese mandanti nei confronti del soggetto appaltante.


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