Che significa? | Termini giuridici

Atto

23 ottobre 2015 | Autore:


> Dizionario Pubblicato il 23 ottobre 2015



Atto

Atto amministrativo (t. gen.) (d. amm.)

Atto posto in essere da un’autorità amministrativa, nell’esercizio di una funzione amministrativa. Nell’ambito di questa categoria assai generica, si distinguono vari tipi di Atti, tra cui ricordiamo i provvedimenti amministrativi [vedi], che sono per eccellenza atti a cd. rilevanza esterna, cioè in grado di incidere anche autoritativamente sulle posizioni giuridiche dei loro destinatari.

Atto di disposizione del corpo (d. civ.)

Per Atto  si intendono quelli che hanno ad oggetto il diritto all’integrità fisica, diritto irrinunziabile e, in via di principio, indisponibile, salvo che l’ Atto sia compatibile col rispetto della dignità umana.

Gli  Atti sono vietati dalla legge quando comportano una diminuzione permanente dell’integrità fisica o quando sono contrari alla legge, all’ordine pubblico e al buon costume (art. 5 c.c.).

Sono stati dichiarati invece leciti gli Atti aventi ad oggetto il trapianto del rene (L. 458/1967), la donazione di sangue o di emocomponenti, nonché il prelievo di cellule staminali emopoietiche periferiche (a scopo di infusione per allotrapianto e autotrapianto) e di cellule staminali emopoietiche da cordone ombelicale (L. 219/2005), la donazione del midollo osseo, gli atti di disposizione a titolo gratuito di parti di fegato (L. 483/1999).

[vedi Trapianto di organi].

Atto di liberalità (d. civ.)

È l’atto che ha per scopo l’arricchimento del beneficiario, conseguente ad un impoverimento dell’autore (artt. 769 ss. c.c.).

Costituisce una species degli atti a titolo gratuito, i quali sono compiuti senza corrispettivo, ma non necessariamente determinano un impoverimento (es. deposito gratuito).

Tipico atto di tale specie è la donazione [vedi].

Altri  Atti sono le liberalità di uso [vedi] (art. 770, co. 2 c.c.).

Atto di notorietà (d. civ.)

[vedi Notorietà (Atto di)]

 Atto emulativo (d. civ.)

Atto che non ha altro scopo che quello di nuocere o arrecare molestia ad altri (es.: piantare alberi solo al fine di togliere la panoramica al vicino senza alcun effettivo giovamento per il proprietario del fondo) (art. 833 c.c.).

Negli Atti  concorrono due elementi:

—  elemento oggettivo: la mancanza di utilità per il proprietario;

—  elemento soggettivo: l’intenzione di nuocere o arrecare molestie.

Costituiscono un esempio di abuso del diritto [vedi Abuso].

Atto giuridico (d. civ.)

È quel comportamento consapevole e volontario che dà luogo ad effetti giuridici. Nell’ambito degli atti giuridici si distinguono i negozi giuridici [vedi] e i meri Atti .

In questi ultimi gli effetti giuridici non sono disposti dagli autori, ma predeterminati dalla legge. Pertanto, la volontà dei soggetti ha ad oggetto solo il compimento dell’atto e non la determinazione degli effetti.

Gli Atti appartengono alla categoria dei fatti giuridici [vedi] in senso ampio, costituendo una species di questi.

Generalmente, gli Atti in senso stretto o meri Atti si suddividono in:

—  atti materiali (o operazioni), che consistono in una diretta modificazione materiale del mondo esterno (es.: specificazione);

—  dichiarazioni (o comunicazioni), che hanno lo scopo di informare (es.: notificazione al debitore della cessione del credito) o di intimare (es.: atto di costituzione in mora).

A seconda che siano conformi o meno a norme giuridiche gli Atti si distinguono in

—  atti leciti se non contrastano con l’ordinamento;

—  atti illeciti se, invece, contrastano con l’ordinamento [vedi Atto illecito].

La disciplina degli Atti  in senso stretto è completamente tipizzata ad individuarne le tipologie e a stabilirne le conseguenze giuridiche (a differenza dei negozi giuridici, per i quali è consentito ai privati creare figure non previste dalla legge e determinarne liberamente il contenuto, nei limiti posti dall’art. 1322 c.c.).

Tuttavia, il legislatore nulla dispone riguardo alla necessità della capacità d’agire [vedi] ai fini della validità dell’atto e alle conseguenze di eventuali vizi della volontà che inficiano l’atto. Sul punto, si ritiene prevalentemente che sia necessario almeno il presupposto della capacità di intendere e di volere [vedi] quando l’atto abbia effetti pregiudizievoli per l’autore (es.: atti illeciti) mentre, per quanto riguarda i vizi della volontà, si ritiene che l’atto, in tal modo viziato, sia da considerarsi nullo, atteso che presupposto indispensabile per il conseguimento degli effetti sia un’integra volontà dell’atto stesso.

 Atto illecito (d. civ.)

Per Atto si intende qualsiasi fatto, doloso o colposo che cagioni ad altri un danno ingiusto (art. 2043 c.c.). Gli atti illeciti sono fonte di obbligazione, in quanto da essi deriva l’obbligo di risarcimento del danno [vedi] a carico del loro autore.

Gli Atti  rientrano, pertanto, nel genus degli atti giuridici in senso stretto, perché l’obbligazione di risarcimento nasce come conseguenza non voluta dall’autore del fatto.

La struttura dell’Atto è costituita da un elemento oggettivo, consistente in un fatto che cagiona un danno e da un elemento soggettivo, rappresentato dal dolo [vedi] o dalla colpa [vedi].

Il fatto dannoso può essere causato da un comportamento positivo (commissivo) o da un comportamento omissivo, quando, però, colui che ne è autore aveva il dovere giuridico [vedi] di agire e non l’ha fatto.

Per il sorgere della responsabilità [vedi], si richiede che tra la condotta e l’evento intercorra un nesso di causalità [vedi Rapporto di causalità]: una condotta umana può considerarsi causa di un evento quando ne costituisce una «condicio sine qua non», in quanto senza di essa l’evento non si sarebbe verificato; ovvero quando l’evento, al momento della condotta, era prevedibile come verosimile conseguenza di essa.

Inoltre, il fatto deve causare un danno ingiusto. Si ha danno ingiusto quando il fatto contrasta con un dovere giuridico e non sia altrimenti autorizzato (sine iure) e si risolve nella lesione di un interesse rilevante per l’ordinamento.

Atto informatico (d. inf.)

È il documento redatto con modalità informatiche, al quale si applicano le disposizioni generali del codice civile e della Legge notarile (L. 89/1913) sulla formazione e la conservazione degli atti pubblici e delle scritture private autenticate, in quanto compatibili. In particolare, il notaio per l’esercizio delle sue funzioni deve munirsi della firma digitale e sotto la propria direzione e responsabilità cura la compilazione integrale dell’atto; l’atto è ricevuto in presenza delle parti e, quando previsto dalla legge, anche di due testimoni ed è letto dal notaio mediante l’uso e il controllo personale degli strumenti informatici; inoltre, il notaio deve attestare la validità dei certificati di firma eventualmente utilizzati dalle parti.

Atto normativo (d. amm.)

Sono atti in grado di innovare l’ordinamento giuridico esistente e costituenti, pertanto fonti del diritto.

Gli Atti  possono essere emanati sul fondamento di un atto legislativo [vedi Legalità (Principio di)] sia dal Governo che dalla pubblica amministrazione [vedi].

Nel primo caso sono ricompresi: decreti legge, i decreti legislativi, i decreti di attuazione degli Statuti speciali, i regolamenti [vedi].

Nel secondo caso, invece, rientrano tutti gli Atti  prodotti dal potere amministrativo (regolamenti prefettizi, statuti regionali [vedi] ordinanze, regolamenti degli enti locali etc.) di natura non primaria.

 

Atto processuale (d. proc.)

È l’atto posto in essere da un soggetto del processo secondo le norme processuali, che ha come conseguenza immediata la costituzione, lo svolgimento, la modifica, e l’estinzione di un rapporto processuale.

Gli atti processuali si distinguono in tre categorie: atti compiuti delle parti private; atti compiuti dal pubblico ministero [vedi]; atti compiuti dagli organi giudiziari, cioè dal giudice [vedi], dal cancelliere [vedi] e dall’ufficiale giudiziario [vedi].

Non sono, invece, atti processuali gli atti compiuti dai soggetti processuali, ma fuori del processo (es.: remissione di querela); e gli atti compiuti nel processo, ma da persone che non sono parti (es.: i testimoni).

Sono atti processuali: la citazione, il ricorso, la sentenza, l’ordinanza, il decreto etc. [vedi].

Atto pubblico (d. civ.)

È il documento redatto, con le richieste formalità, da un notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato ad attribuirgli pubblica fede nel luogo dove l’atto è formato.

L’atto pubblico fa piena prova, fino a querela di falso, della provenienza del documento dal pubblico ufficiale che lo ha formato e delle dichiarazioni e dei fatti che questi attesta avvenuti in sua presenza o da lui compiuti (art. 2700 c.c.).

Costituisce, quindi, una prova legale, nel senso che non lascia margine al giudice per una libera valutazione, ossia lo vincola nel giudizio. Tale efficacia probatoria non si estende, tuttavia, al contenuto sostanziale delle dichiarazioni delle parti: il notaio, infatti, non può accertare né garantire che abbiano detto il vero. Non è perciò necessaria la querela di falso per impugnare l’intrinseca verità delle dichiarazioni delle parti.

Il documento formato da ufficiale pubblico incompetente o incapace, ovvero senza l’osservanza delle formalità prescritte, se è stato sottoscritto dalle parti, ha la stessa efficacia probatoria della scrittura privata (conversione dell’atto pubblico, art. 2701 c.c.).

Atto recettizio (d. civ.)

È tale l’atto quando i suoi effetti si producono od iniziano a prodursi nel momento in cui sia pervenuto alla conoscenza del destinatario, da parte del quale eventualmente può essere richiesta una specifica manifestazione di volontà.

Atto unilaterale (d. civ.)

[vedi Negozio giuridico (unilaterale)].

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