Che significa? Autonomia

Che significa?

Articolo di




> Che significa?

Autonomia

In linea generale, con l’espressione Autonomia si vuole indicare un determinato grado di libertà e indipendenza di un soggetto nell’esercizio di determinate attività politiche o giuridiche.

Autonomia negoziale (d. civ.)

L’ Autonomia è una specificazione del più generale principio dell’autonomia privata: essa è il potere che l’ordinamento riconosce ai privati di autoregolamentare i propri interessi personali e patrimoniali mediante negozi giuridici (art. 1322 c.c.).

L’ Autonomia ha un ampio significato, poiché va intesa come libertà di concludere o meno il contratto, scegliere la persona del contraente, stabilirne il contenuto e concludere contratti atipici, che sono i contratti non previsti e regolati dalla legge [vedi Contratto].

Il principio dell’Autonomia stabilito dall’art. 1322 c.c. riconosce dunque ai singoli un’ampia sfera di autonomia, entro la quale i privati possono decidere autonomamente come regolare i propri interessi a mezzo di negozi giuridici [vedi Negozio giuridico].

I limiti entro i quali l’ Autonomia è riconosciuta dal nostro ordinamento vanno ricondotti al rispetto delle norme imperative, dell’ordine pubblico e del buon costume [vedi].

La libertà di concludere contratti atipici, oltre ad essere circoscritta nei suddetti limiti, incontra l’ulteriore limite della rispondenza dell’atto negoziale alle finalità dell’ordinamento, vale a dire il negozio atipico deve, comunque, perseguire interessi meritevoli di essere tutelati dall’ordinamento giuridico.

Limiti all’  Autonomia sono costituiti dai contratti per adesione [vedi], in cui il contenuto è stabilito da una sola delle parti, nonché dall’obbligo a contrarre [vedi] per chi agisce in regime di monopolio.

Autonomia patrimoniale (d. civ.) (d. comm.)

È l’autonomia del patrimonio di una persona giuridica [vedi] rispetto a quello dei suoi componenti.

Conseguentemente, i beni della persona giuridica appartengono ad essa e non ai singoli partecipanti: ciò significa che i creditori dei singoli partecipanti non possono rivalersi sul patrimonio dell’ente. L’ Autonomia patrimoniale si distingue in  Autonomia perfetta e imperfetta.

Autonomia patrimoniale  
Perfetta Imperfetta
Dà luogo alla separazione assoluta dei patrimoni (dell’ente e dei partecipi ad esso), così che il patrimonio del singolo partecipante è insensibile ai debiti dell’ente ed il patrimonio dell’ente è parimenti insensibile ai debiti personali del singolo partecipante.

L’ Autonomia perfetta si realizza nelle società di capitali [vedi Società], ove i soci rispondono delle obbligazioni sociali soltanto nei limiti della quota conferita (con l’eccezione dei soci accomandatari nelle società in accomandita per azioni). Ne consegue che i creditori particolari del socio non possono soddisfarsi sulla quota di questo nella società ed i creditori sociali non possono pretendere che i soci facciano fronte, con i propri patrimoni personali, ai debiti contratti dalla società.

È propria degli enti non riconosciuti [vedi Associazioni] e delle società di persone [vedi Società].

Tale Autonomia  si dice «imperfetta» in quanto, pur esistendo un fondo comune (su cui, in primo luogo, i creditori fanno valere i loro diritti), sono, inoltre, dalla legge considerati responsabili solidalmente e personalmente con i propri beni, nelle associazioni non riconosciute, anche coloro che hanno agito in nome e per conto dell’associazione.

Anche le società di persone sono caratterizzate da Autonomia imperfetta, in quanto la loro disciplina prevede (limitatamente alle società semplici) casi di liquidazione della quota del socio per suoi debiti personali e sancisce, in generale, la responsabilità illimitata e solidale dei soci (ad eccezione degli accomandanti, nell’accomandita semplice) per le obbligazioni sociali.

Autonomia  politica (t. gen.)

Costituisce la forma più alta di  Autonomia ed indica la libertà di un ente nell’individuazione e nella determinazione dei fini (cd. scelte politiche) che la comunità sociale intende perseguire. Riferita agli enti originari (Stato) tale forma di Autonomia  è sinonimo di sovranità. Con riferimento agli enti derivati (enti territoriali) indica il maggiore o minore grado di autodeterminazione di cui godono tali enti: è massima nel caso in cui agli enti territoriali (es.: Regioni italiane) sia riconosciuto il requisito dell’originarietà propria dello Stato-persona.

Autonomia  statutaria delle Regioni (d. reg.)

L’Autonomia  delle Regioni è contemplata dalla Carta costituzionale all’art. 114, che al comma 2 definisce le Regioni come «enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni, secondo i principi fissati dalla Costituzione».

Diversa è, ovviamente, la disciplina dettata per le Regioni a statuto ordinario rispetto a quelle a statuto speciale.

Per le Regioni ordinarie l’art. 123 Cost. riconosce allo Statuto (approvato e modificato dal Consiglio regionale con legge approvata a maggioranza assoluta dei componenti) natura di vera e propria legge regionale. La riforma costituzionale approvata con L. cost. 3/2001 ha lasciato inalterata la formulazione del vigente art. 123 Cost. salvo l’introduzione di un ultimo comma che prevede l’istituzione del Consiglio delle autonomie locali [vedi].

Per le Regioni ad autonomia speciale, invece, l’art. 116 Cost. prevede che le stesse «dispongono» di forme e condizioni particolari di autonomia, secondo i rispettivi statuti adottati con legge costituzionale.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI