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Azione

14 ottobre 2015 | Autore:


> Dizionario Pubblicato il 14 ottobre 2015



Azione

Azione civile (d. p. civ.) (t. gen.)

Alla potestà giurisdizionale dello Stato, detta pure «potestà di rendere giustizia», corrisponde la potestà dei cittadini di «avere giustizia», comunemente detta «diritto d’azione».

L’Azione è, dunque, il diritto di provocare l’esercizio della funzione giurisdizionale (cd. diritto d’azione) facente capo ad ogni singolo. Ed invero, una volta posto dallo Stato il divieto di farsi giustizia da sé (divieto della autodifesa), ne consegue l’obbligo per lo Stato stesso di rendere giustizia tutte le volte che se ne verifichino le condizioni necessarie, attraverso una serie di attività procedimentali che prendono il nome di processo [vedi].

Affinché si svolga l’esercizio della funzione giurisdizionale e, quindi, affinché il processo abbia inizio, è necessaria l’iniziativa da parte di un soggetto, che vi dia il primo impulso.

L’esercizio di tale iniziativa spetta:

—   ai privati cittadini in quanto tali (art. 24 Cost.);

—   allo Stato in persona del pubblico ministero [vedi].

L’esercizio dell’Azione costituisce per la parte proponente un onere, nel senso che soltanto con la proposizione della domanda l’interessato può far valere un suo diritto di fronte all’autorità giudiziaria.

Soltanto dopo che il diritto di Azione è stato esercitato con le modalità previste dalla legge, nasce a favore di chi lo ha fatto valere una vera e propria pretesa soggettiva verso lo Stato ad ottenere la pronuncia del giudice.

Azione civile nel processo penale (d. p. pen.)

È finalizzata ad ottenere il risarcimento del danno conseguente al reato. Suo presupposto è che sussista un fatto illecito civile produttivo di obbligazione alla restituzione e al risarcimento del danno, costituente reato.

L’Azione viene esercitata nel processo penale attraverso la costituzione di parte civile [vedi]. La pretesa sostanziale alla restituzione della cosa dovuta e/o al risarcimento del danno fa capo, dal lato attivo, al soggetto danneggiato dal reato e, dal lato passivo, al colpevole ed alle persone che, a norma delle leggi civili, debbono rispondere del fatto di lui e quindi sono civilmente responsabili.

La nozione di danneggiato non sempre coincide con quella di persona offesa dal reato. Quest’ultima, infatti, è la titolare del bene protetto dalla norma penale che non sempre è colui che ne patisce il danno. Ad es., nel reato di omicidio, persona offesa è il deceduto, danneggiati sono i congiunti superstiti.

La pretesa civilistica in esame ha natura puramente accessoria rispetto all’azione penale, costituendo quest’ultima l’oggetto principale ed indefettibile del processo penale. Inoltre, non sempre ad un reato corrisponde una pretesa civilistica. Ciò avviene allorché il bene giuridico leso dal reato sia di natura generale e quindi non sia attribuibile a soggetti particolari, che possano proclamarsi danneggiati (ad es. reati contro l’ordine pubblico).

Azione di classe (class action) (d. p. civ.)

La L. 24-12-2007, n. 244 (legge finanziaria 2008), ha introdotto nel nostro ordinamento, mutuandola dall’istituto anglosassone della cd. class action, l’azione collettiva risarcitoria a tutela dei consumatori, quale nuovo strumento generale di tutela nel quadro delle misure nazionali volte alla disciplina dei diritti dei consumatori e degli utenti, conformemente ai principi stabiliti dalla normativa comunitaria volti ad innalzare i livelli di tutela.

In particolare, la Finanziaria 2008 ha inserito, nel D.Lgs. 206/2005 (Codice del consumo), l’articolo 140bis (interamente riscritto dall’art. 49 della L. 23-7-2009, n. 99) che prevede che i diritti individuali omogenei nonché gli interessi collettivi dei consumatori e degli utenti sono tutelabili anche attraverso l’(—): a tal fine ciascun componente della classe, anche mediante associazioni cui dà mandato o comitati cui partecipa, può agire per l’accertamento della responsabilità e per la condanna al risarcimento del danno e alle restituzioni.

In particolare, anche alla luce delle recenti modifiche di cui al D.L. 24-1-2012, n. 1, conv. in L. 24-3-2012, n. 27, l’azione tutela:

a) i diritti contrattuali di una pluralità di consumatori e utenti che versano nei confronti di una stessa impresa in situazione omogenea, inclusi i diritti relativi a contratti stipulati ai sensi degli artt. 1341 e 1342 c.c.;

b) i diritti omogenei spettanti ai consumatori finali di un determinato prodotto o servizio nei confronti del relativo produttore, anche a prescindere da un diretto rapporto contrattuale;

c) i diritti omogenei al ristoro del pregiudizio derivante agli stessi consumatori e utenti da pratiche commerciali scorrette o da comportamenti anticoncorrenziali.

I consumatori ed utenti che intendono avvalersi della tutela dell’Azione vi aderiscono, senza ministero di difensore, anche tramite PEC e fax. Essi devono depositare l’atto di adesione nella cancelleria del Tribunale ordinario avente sede nel capoluogo della regione in cui ha sede l’impresa. Il Tribunale tratta la causa in composizione collegiale.

La domanda si propone con atto di citazione notificato anche all’ufficio del pubblico ministero presso il Tribunale adito, il quale può intervenire limitatamente al giudizio di ammissibilità.

Azione penale (d. p. pen.)

È quella esercitata dal pubblico ministero [vedi] al fine di perseguire i reati di cui egli sia venuto a conoscenza, dopo averne identificato l’autore. Suoi caratteri sono la pubblicità, l’obbligatorietà e l’irretrattabilità. Il primo di tali caratteri comporta che il fine di perseguire i reati è pubblico, proprio dello Stato che lo esercita attraverso il P.M.

L’obbligatorietà è data dal fatto che il P.M., una volta che abbia ritenuto sussistenti gli estremi per l’esercizio dell’Azione e che perciò, non sussistano quelli per la richiesta di archiviazione [vedi], deve esercitare l’Azione.

L’irretrattabilità dell’Azione indica che il P.M. una volta esercitata l’Azione, non può più ritornare indietro e chiederne l’archiviazione. Il p.m. esercita l’Azione mediante la richiesta di rinvio a giudizio, la richiesta di patteggiamento, la citazione per il giudizio direttissimo, la richiesta di giudizio immediato, la richiesta di emissione di decreto penale di condanna e la citazione diretta a giudizio.

Azione risarcitoria collettiva 

[vedi Azione di classe].

Azione societaria (d. comm.)

Corrisponde alla frazione minima di capitale sociale che occorre sottoscrivere per acquistare la qualità di socio in s.p.a. o s.a.p.a. [vedi Società].

Essa è configurata, da parte della dottrina, come un titolo di credito, che incorpora la qualità di socio; altri autori, però, le riconoscono la natura di semplice documento di legittimazione, che attesta la partecipazione del socio alla società e legittima il possessore ad esercitare i diritti di socio.

Nel sistema del codice civile le Azioni possono essere nominative oppure al portatore, ma leggi successive (a partire dalla L. 96/1942) hanno introdotto e ribadito, per fini fiscali, il principio della nominatività obbligatoria dei titoli azionari (cui possono fare eccezione soltanto le azioni di risparmio).

Le Azioni devono essere di eguale valore e sono indivisibili. La riforma societaria (D.Lgs. 17-1-2003, n. 6) ha previsto la possibilità di emettere azioni senza indicazione del valore nominale (valore pari all’importo del capitale sociale suddiviso per il numero delle azioni in circolazione).

La circolazione dei titoli azionari si attua secondo le norme prescritte per i titoli di credito. Il trasferimento si effettua con la consegna del titolo e, per avere piena efficacia, è richiesta la duplice formalità dell’annotazione del nome dell’acquirente sul titolo e sul libro dei soci (cd. transfert). Queste due formalità, comunque, non devono essere necessariamente contemporanee, ma possono compiersi separatamente e il trasferimento può avvenire mediante girata [vedi], provvedendosi successivamente alla modifica dell’intestazione sul libro dei soci. In tal modo il titolo può trasferirsi mediante successive girate senza la necessità ogni volta del cambiamento del nome nel suddetto libro.

La trasferibilità delle azioni può essere soggetta ad alcune limitazioni; sia di natura legale che di natura convenzionale.

Per quanto riguarda i limiti legali: non possono essere emesse azioni prima dell’iscrizione della società nel registro delle imprese, né esse possono costituire oggetto di un’offerta pubblica di prodotti finanziari (art. 2331 c.c., modificato dal D.Lgs. 51/2007); non sono alienabili le azioni, corrispondenti ai conferimenti in natura, prima della revisione della stima, salvo i casi in cui questa non è più richiesta; non sono alienabili, senza il consenso degli amministratori, le azioni connesse a prestazioni accessorie.

Le Azioni conferiscono ai loro possessori uguali diritti: tale uguaglianza, tuttavia, deve sussistere solo all’interno di ciascuna categoria, in quanto è consentito alla società di creare categorie diverse di Azione, fornite di diritti diversi anche per quanto concerne la incidenza delle perdite (art. 2348, comma 2, c.c.).

Classificazione delle azioni civili

Azione di cognizione

Tende a provocare un giudizio nel senso più proprio del termine: l’organo giurisdizionale è chiamato ad accertare la situazione giuridica esistente fra i contendenti ed a dichiarare, con sentenza, chi dei due abbia ragione o torto.

In definitiva, le azioni di cognizione instaurano un processo che viene qualificato ordinario perché è quello attraverso il quale si realizza la tutela di qualsiasi diritto soggettivo.

Esse si distinguono per la diversità del provvedimento cui tendono, ossia per il diverso tipo di sentenza che viene domandata dall’attore, in:

– azioni di accertamento. Sono tutte le azioni che tendono ad ottenere una sentenza che accerti l’esistenza o l’inesistenza di un rapporto giuridico incerto e controverso, o di un fatto giuridicamente rilevante;

– azioni di condanna. Sono quelle azioni che tendono ad ottenere (previo accertamento in ordine al rapporto giuridico) dal giudice un comando, rivolto al soccombente, di eseguire in favore dell’attore la prestazione dedotta in giudizio.

Con tali azioni viene, quindi, richiesto, oltre all’accertamento del diritto che si vuole far valere, anche la reintegrazione nel diritto leso, che si realizza mediante l’applicazione della sanzione prevista dalla legge per l’atto illecito commesso dall’altra parte.

La riforma del processo civile (L. 353/1990) ha introdotto la possibilità per il giudice istruttore di emettere provvedimenti di condanna in corso di causa, aventi la forma dell’ordinanza.

Esse sono previste dagli artt. 186bis, 186ter, 186quater c.p.c.

– azioni costitutive. Tendono ad ottenere una sentenza che costituisca, modifichi o estingua un rapporto giuridico (es.: azione di annullamento del negozio giuridico o del matrimonio; azione di risoluzione del contratto per inadempimento).

Le azioni costitutive sono, a differenza di quelle di accertamento e di quelle di condanna, azioni tipiche. L’art. 2908 c.c. stabilisce, infatti, che l’autorità giudiziaria ha il potere di costituire, modificare, estinguere rapporti giuridici solo nei casi previsti dalla legge.

Azione esecutiva

È quell’azione diretta ad ottenere in via coattiva l’applicazione di misure o mezzi esecutivi per soddisfare la pretesa dell’avente diritto. Le azioni esecutive presuppongono un titolo esecutivo, da cui risulta l’esistenza del diritto dell’attore, e che tale titolo sia in possesso del creditore procedente (nulla executio sine titulo).

A seconda se il diritto è stato accertato nella sua specificità, oppure come eseguibile nella forma generica che consegue alla sua trasformazione in denaro, o al suo sorgere direttamente come credito di denaro, il processo di esecuzione si atteggia come:

1- esecuzione forzata in forma generica o per espropriazione. Essa si divide in:

–          espropriazione mobiliare presso il debitore (artt. 513-542);

–          espropriazione presso terzi (artt. 543-554);

–          espropriazione immobiliare (artt. 555-598);

–          espropriazione di beni indivisi (artt. 599-601);

–          espropriazione contro il terzo proprietario (artt. 602-604);

2- esecuzione forzata in forma specifica che si suddivide in:

–          esecuzione per consegna di cose mobili o rilascio di immobili (artt. 605-611);

–          esecuzione forzata di obblighi di fare o non fare (artt. 612-614).

Azione cautelare

È un’azione con finalità sussidiaria ed accessoria, in quanto diretta ad assicurare e garantire l’efficace svolgimento e il proficuo risultato delle azioni di cognizione ed esecutive.

Esse sono rivolte ad evitare che il diritto che si intende tutelare sia in qualsiasi modo pregiudicato. Si propone con ricorso sia prima che durante un processo.

Hanno carattere provvisorio, in quanto i provvedimenti cui portano vengono meno una volta esaurita la loro funzione, che è puramente strumentale e che, quindi, non lede in modo definitivo i diritti di alcuna delle parti, che hanno la facoltà per le parti di iniziare il successivo giudizio di merito.

Le condizioni per l’esercizio sono:

– la probabile esistenza del diritto di cui si chiede la tutela in via principale (fumus boni iuris);

– il fondato timore che, mentre si attende quella tutela, vengano a mancare le circostanze di fatto favorevoli alla tutela stessa (periculum in mora).

Tra le azioni cautelari si distinguono:

– quelle che tendono ad assicurare una situazione di fatto in vista della futura cognizione: vi rientrano i mezzi di istruzione preventiva, come la prova testimoniale a futura memoria e l’accertamento tecnico preventivo; il sequestro giudiziario su beni di cui sia controversa la proprietà o il possesso ovvero il sequestro conservativo;

– quelle che tendono ad attuare in via preventiva provvedimenti che, se fossero posti in essere in un momento successivo, arriverebbero tardivamente (cd. provvedimenti urgenti e temporanei);

– quelle che tendono ad assicurare preventivamente l’uguaglianza delle parti in conflitto (denunzie di nuova opera e di danno temuto in cui il giudice dà immediatamente i provvedimenti urgenti e necessari).

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