Che significa? | Termini giuridici

Basilea

14 ottobre 2015 | Autore:


> Dizionario Pubblicato il 14 ottobre 2015



Basilea [accordo di] (d. int.) (d. banc.)

Basilea 2 è l’Accordo internazionale sul Capitale che ha previsto la revisione delle normative di vigilanza che disciplinano l’adeguatezza patrimoniale delle banche attive a livello internazionale.

In base ad esso le banche dei paesi aderenti dovranno accantonare quote di capitale proporzionali al rischio derivante dai vari rapporti di credito assunti, valutato attraverso lo strumento del rating.

L’accordo è stato siglato nel giugno del 2004 dal Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria, comitato di autorità di vigilanza bancaria istituito dai Governatori delle banche centrali dei paesi del Gruppo dei Dieci (i dieci paesi più industrializzati – G10) alla fine del 1974. I membri attuali del Comitato provengono da Belgio, Canada, Francia, Germania, Italia, Giappone, Lussemburgo, Paesi Bassi, Spagna, Svezia, Svizzera, Regno Unito e Stati Uniti. Il Comitato si riunisce solitamente presso la Banca dei Regolamenti Internazionali in Basilea [vedi BRI].

L’11 ottobre 2005 è stata definitivamente approvata la corrispondente proposta di direttiva europea, la quale stabilisce che, a partire dal 2007, le nuove regole si applicheranno alle banche e alle imprese di investimento che operano nei Paesi dell’Unione.

L’accordo, ormai pienamente operativo, si applica alle banche che operano in ambito internazionale.

Il contenuto dell’accordo di Basilea poggia su tre pilastri fondamentali:

1° Pilastro – Requisiti patrimoniali minimi:

Riguarda i criteri e le metodologie di misurazione dei rischi (compresi quelli di credito) che gli istituti di credito dovranno rispettare al fine di mantenere una congrua dotazione patrimoniale in funzione degli impegni finanziari assunti.

2° Pilastro – Il controllo delle Banche centrali

Tenendo conto delle strategie aziendali in materia di patrimonializzazione e di assunzione di rischi, le banche centrali dovranno accertare che i singoli istituti di credito valutino in maniera corretta l’adeguatezza patrimoniale in rapporto ai rischi assunti.

3° Pilastro – Disciplina del Mercato e Trasparenza

Esso definisce il livello minimo di informazioni che gli istituti di credito devono fornire ai terzi sui livelli patrimoniali, sui rischi e sulla loro gestione.

Con la crisi economica e finanziaria che ha investito il mondo intero è stato approvato il 12 settembre 2010 l’Accordo di «Basilea 3» sulla vigilanza bancaria che impone requisiti patrimoniali più severi per l’operatività delle banche.

Il nuovo accordo prevede un rafforzamento dei requisiti patrimoniali mediante una decisa ricomposizione degli stessi verso gli strumenti di qualità più elevata, potenziando cioè il cosiddetto Minimum Common Equity Capital Ratio (patrimonio di qualità primaria, calcolato sommando capitale azionario e riserve), il cui indicatore patrimoniale passerà dall’attuale minimo del 2% al 3,5% quando entreranno in vigore e al 4,5% definitivo nel 2015. Vi si aggiungerà un Capital Conservation Buffer, vale a dire un «cuscinetto» di ulteriore capitalizzazione obbligatoria: si partirà da uno 0,625% dal primo gennaio 2016 per arrivare il primo gennaio 2019 ad un definitivo 2,5%. In tutto, il capitale minimo di migliore qualità più il cuscinetto di conservazione del capitale dovranno raggiungere il 7% al primo gennaio 2019. Inoltre, salirà anche il Tier one, cioè il patrimonio di base, che tiene conto di capitalizzazione, utili, riserve e cosiddetti strumenti ibridi, che dall’attuale 4% passerà al 4,5% nel 2013, per arrivare al definitivo 6% a partire dal 2015. L’attuale requisito minimo per il patrimonio complessivo non cambia e resta all’8% in rapporto alle attività ponderate per il rischio. Con l’aggiunta del «cuscinetto», tale indicatore salirà al 10,5%.

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