Che significa? | Termini giuridici

Capacità

12 ottobre 2015 | Autore:


> Dizionario Pubblicato il 12 ottobre 2015



Capacità

Capacità contributiva (d. cost.) (d. trib.)

Principio in base al quale la misura dell’imposizione tributaria deve essere definita secondo criteri proporzionali (al reddito) e progressivi (con aliquote crescenti per fasce più alte di reddito) (art. 53 Cost.). La capacità contributiva indica l’idoneità del soggetto passivo a sopportare l’onere economico dell’imposizione tributaria e mira a individuare la misura della partecipazione del singolo alle spese pubbliche, prevista dalla Costituzione.

Indici diretti di tale capacità sono il reddito, il patrimonio mentre indici indiretti sono il consumo e i trasferimenti.

L’applicazione del principio della capacità contributiva deve rispettare:

—  l’equità orizzontale, garantendo un trattamento uguale per coloro che si trovano nelle stesse condizioni;

—  l’equità verticale, tassando in modo diverso i contribuenti con (—) diversa.

Capacità di agire (d. civ.)

È l’idoneità del soggetto a porre in essere manifestazioni di volontà idonee a modificare la propria situazione giuridica.

Si acquista con la maggiore età (art. 2 c.c.), e cioè al compimento del diciottesimo anno, età in cui si presume che l’individuo possa consapevolmente curare i propri interessi e sia in grado di valutare la portata e le conseguenze giuridiche degli atti che pone in essere.

Per il compimento di alcuni atti di natura particolare, è richiesta dalla legge una differente età (es.: per il matrimonio è sufficiente il compimento del sedicesimo anno di età, previo decreto autorizzativo del Tribunale, art. 84 c.c.), e così pure per la prestazione di alcune attività lavorative (art. 2 c.c.; L. 977/67).

Limitazioni della capacità di agire sono: la minore età [vedi], l’interdizione [vedi], l’inabilitazione [vedi].

La (—) è propria anche dei soggetti collettivi che, però, la estrinsecano attraverso persone fisiche ad essi legate da un rapporto organico [vedi].

Capacità di essere parte (d. p. civ.)

È la capacità giuridica processuale, cioè la capacità di essere centro di imputazione degli atti processuali.

Hanno tale capacità le persone fisiche e le persone giuridiche. Il nostro ordinamento riconosce inoltre tale capacità anche agli enti non riconosciuti (cfr. art. 75, co. 4 c.p.c.) e talvolta anche ad entità non personificate (es.: il condominio negli edifici ex art. 1131 c.c.).

La capacità di agire non va confusa con la capacità processuale [vedi].

Capacità di intendere e di volere (d. civ.) (d. pen.)

È l’attitudine a percepire in maniera tendenzialmente corretta la realtà e a determinarsi consapevolmente e in maniera responsabile integrando con essa. In quanto tale la capacità si identifica in quel minimo di attitudine psichica a rendersi conto delle conseguenze dannose della propria condotta.

In diritto civile, essa rileva in tema di atti illeciti [vedi], esonerando il soggetto che si trovi in stato di incapacità di intendere e di volere dalla responsabilità [vedi] per i propri atti illeciti.

Tuttavia, l’art. 2046 c.c. dispone che l’esclusione della responsabilità del soggetto incapace cessa quando questi si sia trovato in tale stato psichico per propria colpa.

In diritto penale, l’art. 85 c.p. definisce l’imputabilità [vedi] come capacità di intendere (ossia come attitudine a rendersi conto del significato delle proprie azioni) e di volere (cioè come attitudine a frenare i propri impulsi all’azione, adottando comportamenti che derivino da scelte autonome e responsabili).

Capacità di ricevere donazioni (d. civ.)

Analogamente a quanto previsto in tema di capacità di succedere [vedi], la capacità spetta anche al nascituro e al concepturus o nascituro non concepito [vedi Capacità giuridica].

Capacità di succedere (d. civ.)

La capacità di succedere è la capacità di ricevere per testamento sono manifestazioni della capacità giuridica [vedi]. Principale requisito della capacità di succedere, come pure della capacità di ricevere per testamento, è l’esistenza della persona. Ciò vuol dire che è capace solo il soggetto esistente.

Questa regola generale conosce talune eccezioni.

In primo luogo, hanno capacità di succedere e capacità di ricevere per testamento i concepiti al tempo dell’apertura della successione [vedi]. Possono invece succedere solo per testamento i concepturi o nascituri non concepiti.

Gli enti giuridici possono ricevere solo per testamento.

Capacità di succedere: è un aspetto della capacità giuridica generale (art. 1 c.c.) e consiste nell’idoneità del soggetto ad essere titolare del diritto di succedere a causa di morte.

A chi spetta:

– alle persone viventi al momento dell’apertura della successione;

– ai concepiti al momento dell’apertura della successione (salvo prova contraria si presume concepito al tempo dell’apertura della successione chi è nato entro i trecento giorni dalla morte della persona della cui successione si tratta);

– ai non ancora concepiti di persona vivente al momento dell’apertura della successione (per testamento);

– alle persone giuridiche (per testamento);

– gli enti collettivi non riconosciuti (per testamento).

Non possono ricevere per testamento:

– il tutore;

– il protutore;

– il notaio;

– i testimoni;

– l’interprete;

– chi ha scritto il testamento.

Capacità di testare (d. civ.)

È l’idoneità giuridica a disporre validamente delle proprie sostanze mediante testamento [vedi].

Sono incapaci di testare i minori di età [vedi Minore età], gli interdetti per infermità di mente [vedi Interdizione], nonché coloro che si provi essere stati, per qualsiasi causa, anche transitoria, incapaci di intendere e di volere nel momento in cui hanno fatto testamento. Questa ultima ipotesi costituisce una particolare applicazione della incapacità naturale [vedi Incapacità (naturale)] prevista dall’art. 428 c.c.

Capacità giuridica (d. civ.)

Indica l’attitudine del soggetto ad essere titolare di situazioni giuridiche. Per le persone fisiche si acquista con la nascita, cioè con la separazione del feto dal corpo materno, purché il neonato sia vivo.

Benché l’acquisto della capacità coincida, per la persona fisica, con la nascita, la legge riconosce eccezionalmente alcuni diritti a soggetti non ancora venuti ad esistere, subordinatamente, però, all’evento della nascita:

  ai nascituri concepiti la legge riconosce la piena capacità di succedere a causa di morte (art. 462, c. 1 c.c.) e la capacità di ricevere per donazione (art. 784 c.c.);

  ai nascituri non concepiti la legge riconosce la capacità di succedere a causa di morte, ma solo in caso di vocazione [vedi] testamentaria (art. 462, c. 3 c.c.), e la capacità di ricevere per donazione (art. 784 c.c.), purché si tratti di figli di una determinata persona vivente al tempo della morte del testatore o della donazione.

La capacità cessa solo a seguito dell’evento naturale della morte del soggetto in quanto per l’art. 22 della Costituzione nessuno può essere privato, per motivi politici, della propria capacità. Nel sistema italiano di diritto internazionale privato, la capacità è regolata dalla legge nazionale della persona (art. 20 L. 218/1995).

Posseggono la capacità giuridica anche i soggetti collettivi (associazioni [vedi], società [vedi] etc.).

Capacità giuridica canonica (d. can.)

Idoneità a possedere e ad esercitare le prerogative della propria personalità giuridica nell’ordinamento canonico.

Al contrario del diritto civile, quello canonico non considera ogni uomo persona, cioè soggetto di diritto: la capacità giuridica, infatti, non si acquista automaticamente con la nascita (come per il diritto statuale: v. art. 1 c.c.) ma si ottiene solo con il Battesimo.

Determinate situazioni oggettive, legislativamente determinate, influiscono sulla capacità giuridica e di agire del fedele, a volte accrescendola a volte restringendola. Tali situazioni sono: l’età; il sesso; l’infermità; determinati reati e condanne quali l’appartenenza a sette e la scomunica [vedi]; il rito; il territorio.

Capacità lavorativa (d. lav.)

È la capacità di prestare lavoro subordinato. Per esigenze di protezione della persona del lavoratore, la legge ha correlato l’acquisto della capacità lavorativa al raggiungimento di un grado adeguato di maturità psicofisica e cioè al compimento dell’età di 16 anni e all’assolvimento del periodo di istruzione obbligatoria (solo nell’apprendistato per la qualifica e il diploma professionale è possibile accedere al lavoro all’età di 15 anni).

Nell’ambito del lavoro, una volta acquisita la specifica capacità giuridica (a 15 anni di età, salvo l’assolvimento dell’obbligo scolastico, cd. capacità giuridica speciale) si acquista anche la capacità d’agire (in deroga alle regole generali che fissano la capacità d’agire a 18 anni di età).

La legge consente, infatti, di anticipare l’acquisto della capacità d’agire per permettere al lavoratore di stipulare il contratto e svolgere il rapporto di lavoro autonomamente, senza obbligo di assistenza da parte di chi eserciti la potestà genitoriale o del tutore legale.

Il fenomeno del lavoro minorile è un fenomeno mondiale che non riguarda solo i Paesi più poveri. Si calcola che nei soli Paesi industrializzati dell’Occidente ci siano più di 2,5 milioni di bambini costretti a lavorare in casa, nelle industrie o nei campi

Capacità processuale (d. p. civ.) (d. p. pen.)

È la capacità di stare in giudizio, ponendo in essere atti processuali. Consiste, in sostanza, nella capacità di agire del diritto privato applicata al processo: infatti, capacità di agire e capacità processuale normalmente coincidono. Ai sensi dell’art. 75 c.p.c., sono capaci di stare in giudizio coloro che hanno il libero esercizio dei diritti che si fanno valere.

Chi non possiede la capacità processuale non può stare in giudizio da solo, ma deve essere rappresentato o assistito o autorizzato (es.: il minore, l’interdetto, il fallito).

La capacità di stare in giudizio è l’aspetto dinamico della capacità processuale, quale presupposto processuale: è la legitimatio ad processum.

Nel processo penale la capacità processuale consiste, analogamente a quanto accade nel processo civile, nella capacità a partecipare, in maniera consapevole, al procedimento. La dialettica paritaria, che sta alla base del processo penale (di tipo accusatorio), richiede che l’indagato e l’imputato, sin dalla fase pre-processuale delle indagini, abbiano capacità di intendere e di volere. Questa capacità è necessaria per avvalersi consapevolmente delle garanzie ed esercitare i diritti di difesa sin dall’inizio del procedimento.

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