Che significa? Certificati

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Certificati

Certificati amministrativi (d. amm.)

Ex art. 1 del D.P.R. 28-12-2000, n. 445 (Testo Unico in materia di documentazione amministrativa), il certificato amministrativo è «il documento rilasciato da una amministrazione pubblica avente funzione di ricognizione, riproduzione e partecipazione a terzi di stati, qualità personali e fatti contenuti in albi, elenchi o registri pubblici o comunque accertati da soggetti titolari di funzioni pubbliche».

Elementi caratterizzanti del certificato sono:

  l’appartenenza ai meri atti amministrativi;

  l’emissione a cura di un organo della P.A.;

  la certezza legale fino a prova contraria o a querela di falso.

Circa la validità dei certificati l’art. 41 del D.P.R. 445/2000 ne stabilisce la validità illimitata laddove attestino stati, qualità personali e fatti non soggetti a modificazioni. Le restanti certificazioni hanno valore per sei mesi dalla data del rilascio (salvo che disposizioni di legge o regolamentari non prevedano una validità superiore).

All’art. 46 del T.U., poi, è contenuta l’elencazione dei certificati che possono essere sostituiti dalle dichiarazioni sostitutive [vedi Dichiarazione sostitutiva di certificazione] e all’art. 49 sono indicati invece i certificati che non possono essere sostituiti da altro documento.

La L. 12-11-2011, n. 183 (Legge di stabilità per il 2012) ha snellito la procedura per le certificazioni rilasciate dalla Pubblica Amministrazione relativamente a stati, qualità personali e fatti: esse possono valere solo nei rapporti tra privati, mentre nei rapporti con la pubblica amministrazione i certificati e gli atti di notorietà devono esser sostituiti dalle dichiarazioni sostitutive di cui agli artt. 46 D.P.R. 445/2000 (dichiarazioni sostitutive di certificazioni) e 47 (dichiarazioni sostitutive di atti di notorietà). Pertanto, sulle certificazioni rilasciate a soggetti privati va apposta una dicitura che ne esclude l’utilizzo nei rapporti con gli organi della P.A. o con i gestori di pubblici servizi.

Un particolare tipo di certificato amministrativo è il certificato contestuale, contenente nel medesimo atto una pluralità di certificazioni riguardanti la stessa persona e rilasciato da un unico ufficio nell’ambito del medesimo procedimento (art. 40 D.P.R. 445/2000).

Certificati azionari (d. comm.)

Documenti provvisori rilasciati dalle società [vedi] per azioni e in accomandita per azioni attestanti la sottoscrizione di un certo numero di azioni e rilasciati in attesa della consegna dei titoli.

Le azioni possono esser rappresentate o meno da titoli azionari e, in alternativa alla loro emissione, lo statuto può prevedere l’emissione delle partecipazioni nel sistema di gestione accentrata, in forma di strumenti finanziari dematerializzati (cd. azioni dematerializzate). A seguito dell’intervento del D.Lgs. 27/2012, per le società con azioni quotate in mercati regolamentati opera la dematerializzazione obbligatoria, pertanto, il suddetto certificato azionario sussiste, allo stato, per le sole azioni di società non quotate nei mercati regolamentati. I certificati devono contenere tutti gli elementi che il codice prescrive per le azioni (art. 2354 c.c.).

Certificati del Tesoro zero coupon [c.t.z.] (d. comm.)

Titoli di Stato a 24 mesi emessi dal Tesoro per la prima volta nel febbraio 1995.

La remunerazione dei certificati è determinata dallo scarto di emissione, pari alla differenza tra il valore nominale e il prezzo corrisposto; essi possono essere sottoscritti per un importo minimo di 1.000 euro o multiplo di tale cifra.

I certificati del Tesoro zero coupon sono collocati tramite asta marginale sul prezzo senza indicazione del prezzo di base e poiché sono titoli a sconto che rimborsano alla pari il loro rendimento è uguale alla differenza tra il prezzo di rimborso e quello di sottoscrizione.

Sono quotati di diritto alla Borsa valori e negoziati al mercato telematico dei titoli di Stato per scambi non inferiori a 2,5 milioni di euro.

Certificati di agibilità (d. amm.)

Il certificato di agibilità  è lo strumento attraverso cui il dirigente o il responsabile del competente ufficio comunale attesta la sussistenza delle condizioni di sicurezza, igiene, salubrità, risparmio energetico degli edifici e degli impianti negli stessi installati.

Ai sensi dei co. 2 e 3 dell’art. 24 D.P.R. 380/2001 il soggetto titolare del permesso per costruire [vedi] o che ha presentato la segnalazione certificata di inizio attività [vedi S.C.I.A.] o i loro successori o aventi causa sono tenuti a chiedere il rilascio del certificato in relazione ai seguenti interventi:

a) nuove costruzioni;

b) ricostruzioni o sopraelevazioni, totali o parziali;

c) interventi sugli edifici esistenti che possono influire sulle condizioni di igiene, sicurezza etc.

L’art. 24, comma 4bis, D.P.R. 380/2001, introdotto dal D.L. 69/2013, conv. in L. 98/2013, ha introdotto ulteriori fattispecie per le quali può essere richiesto il certificato di agibilità.

Certificati di carichi pendenti (d. p. pen.): [vedi Carichi pendenti].

Certificatidi credito del Tesoro [c.c.t.] (d. comm.)

Sostituiti nel 2010 dai CCTEu, i c.c.t.  erano titoli di credito a medio e lungo termine emessi dallo Stato. Loro caratteristica, comune anche ai CCTeu, era il rendimento a tasso variabile, con indicizzazione determinata dal rendimento dei B.O.T. [vedi]; più precisamente il rendimento era calcolato sulla base della redditività maturata dai B.O.T. semestrali venduti all’ultima asta precedente la maturazione degli interessi più un ulteriore beneficio (cd. spread) che varia dallo 0,3 all’1% a seconda della durata del titolo.

I CCTEu, anch’essi a tasso variabile, sono indicizzati al tasso di interesse interbancario Euribor 6 mesi e hanno durata, generalmente, pari a 7 anni.

Certificati di deposito (d. banc.)

Si tratta di titoli trasferibili, emessi da banche [vedi], rappresentativi di depositi a scadenza vincolata. I tassi dei titoli dipendono dalla scadenza del deposito per cui quelli con durata più lunga hanno tassi più elevati. Ad ogni modo le banche possono differenziare il tasso anche in funzione dell’importo.

I certificati di deposito possono essere nominativi o al portatore e garantiscono un tasso d’interesse superiore a quello del conto corrente bancario [vedi].

La durata può variare dai 3 mesi ai 5 anni e possono essere a tasso fisso o variabile. Peculiarità dei certificati di deposito è la difficoltà che si incontra quando il risparmiatore desidera un rimborso anticipato; dal momento che manca un mercato dei certificati di deposito, in caso di necessario smobilizzo è solo possibile rivendere a banche diverse da quella emittente.

Certificati di investimento (d. banc.)

Sono titoli di credito con durata minima superiore ai 12 mesi.

I certificati offerti in serie sono tra loro fungibili e devono avere quindi identiche caratteristiche di durata, rendimento, valuta etc.

Il C.I.C.R., con delibera 3-3-1994, ha individuato nei certificati di investimento e nelle cambiali finanziarie [vedi], oltre che nelle obbligazioni [vedi], gli strumenti atti ad effettuare la raccolta del risparmio [vedi] presso il pubblico da parte dei soggetti diversi dalle banche. Sono abilitati all’emissione dei certificati di investimento le società, gli enti quotati in Borsa [vedi] e le società non quotate, purché mostrino utili nei bilanci degli ultimi 3 esercizi.


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