Che significa? | Termini giuridici

Cittadinanza

14 ottobre 2015 | Autore:


> Dizionario Pubblicato il 14 ottobre 2015



Cittadinanza (d. cost.): Condizione giuridica di chi appartiene ad un determinato Stato; più propriamente è l’insieme dei diritti e dei doveri che l’ordinamento riconosce al cittadino.

Cittadinanza europea (d. UE)

È la condizione giuridica propria di ogni cittadino appartenente ad uno degli Stati dell’Unione europea.

A seguito del riordino dei Trattati operato con il Trattato di Lisbona (2007), le disposizioni in materia di diritti dei cittadini europei sono confluite negli artt. 20-25 TFUE.

Secondo quanto stabilito dall’art. 20 TFUE «è cittadino dell’Unione chiunque abbia la cittadinanza di uno Stato membro. La cittadinanza dell’Unione costituisce un complemento della cittadinanza nazionale e non sostituisce quest’ultima».

Sono cittadini europei anche coloro che hanno una doppia cittadinanza, di cui una di uno Stato membro e l’altra di uno Stato terzo.

Il presupposto per essere titolari della cittadinanza europea è quello di essere cittadini di uno Stato membro. Si può quindi guardare alla cittadinanza dell’Unione come ad un elemento che permette alle diverse identità nazionali di convivere nell’Unione europea, a prescindere dalle modalità di attribuzione della cittadinanza nazionale.

L’art. 20, par. 2 precisa che i cittadini dell’Unione godono dei diritti e sono soggetti ai doveri previsti nei trattati. Qui di seguito sono richiamati alcuni dei diritti che spettano al cittadino europeo:

—  il diritto di circolare e soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri (art. 20 par. 2 e 21 TFUE);

—  il diritto di votare e di essere eletto nello Stato membro in cui risiede (diverso da quello della propria cittadinanza nazionale) in occasione di elezioni del Parlamento europeo e di quelle comunali (art. 22 TFUE);

—  il diritto alla tutela diplomatica e consolare nei paesi terzi da parte delle autorità competenti degli Stati membri diversi da quello di appartenenza se quest’ultimo non vi è rappresentato (art. 23 TFUE): la relativa disposizione deve essere inserita nei passaporti europei rilasciati a partire dal 1° luglio 2009, secondo quanto stabilisce la raccomandazione della Commissione del 5-12-2007, in G.U. legge 118 del 6-5-2008);

—  il diritto di accesso ai documenti delle istituzioni e degli organi e organismi dell’Unione, il diritto di rivolgersi al Mediatore europeo nei casi di cattiva amministrazione delle istituzioni e degli organi o organismi dell’Unione e il diritto di presentare petizioni al Parlamento europeo. Questi diritti sono riconosciuti sia al cittadino europeo sia al residente in uno Stato membro (art. 24 TFUE).

I diritti connessi alla cittadinanza europea sono richiamati nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea agli articoli da 39 a 46.

Tali diritti non costituiscono un numerus clausus ma sono suscettibili di integrazione grazie ad una clausola evolutiva che consente al Consiglio dei Ministri dell’Unione europea di adottare all’unanimità disposizioni intese a completare i diritti predetti, di cui raccomanderà l’adozione da parte degli Stati membri in conformità delle rispettive norme nazionali.

Acquisizione: per la legge italiana è cittadino:

1) per nascita:

– il figlio di padre o di madre cittadini;

– chi è nato nel territorio della Repubblica se entrambi i genitori sono ignoti o apolidi, ovvero se il figlio non segue la cittadinanza dei genitori secondo la legge dello Stato al quale questi appartengono;

– il figlio di ignoti trovato nel territorio della Repubblica, se non venga trovato il possesso di altra cittadinanza;

2) per estensione:

– il figlio riconosciuto o dichiarato giudizialmente durante la minore età. Se il figlio riconosciuto o dichiarato è maggiorenne conserva il proprio stato di cittadinanza, ma può dichiarare, entro un anno dal riconoscimento o dalla dichiarazione giudiziale, ovvero dalla dichiarazione di efficacia del provvedimento straniero, di eleggere la cittadinanza determinata dalla filiazione. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche ai figli per i quali la paternità o maternità non può essere dichiarata, purché sia stato riconosciuto giudizialmente il loro diritto al mantenimento o agli alimenti;

– il minore straniero adottato da cittadino italiano;

– il coniuge, straniero o apolide, di cittadino italiano quando, dopo il matrimonio, risieda legalmente da almeno due anni nel territorio della Repubblica, oppure dopo tre anni dalla data del matrimonio se residente all’estero, qualora non sia intervenuto lo scioglimento, l’annullamento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio e non sussista la separazione personale dei coniugi. I termini sono ridotti della metà in presenza di figli nati o adottati dai coniugi;

3) per beneficio di legge:

– lo straniero o l’apolide, del quale il padre o la madre o uno degli ascendenti in linea retta di secondo grado sono stati cittadini per nascita:

a) se presta effettivo servizio militare per lo Stato italiano e dichiara preventivamente di voler acquistare la cittadinanza italiana;

b) se assume pubblico impiego alle dipendenze dello Stato, anche all’estero, e dichiara di voler acquistare la cittadinanza italiana;

c) se, al raggiungimento della maggiore età, risiede legalmente da almeno due anni nel territorio della Repubblica e dichiara, entro un anno dal raggiungimento, di voler acquistare la cittadinanza italiana;

– lo straniero nato in Italia, che vi abbia risieduto legalmente senza interruzioni fino al raggiungimento della maggiore età, diviene cittadino se dichiara di voler acquistare la cittadinanza italiana entro un anno dalla suddetta data;

4) per naturalizzazione:

– con decreto del Presidente della Repubblica, sentito il Consiglio di Stato, su proposta del Ministro dell’interno:

a) lo straniero del quale il padre o la madre o uno degli ascendenti in linea retta di secondo grado sono stati cittadini per nascita, o che è nato nel territorio della Repubblica e, in entrambi i casi, vi risiede legalmente da almeno tre anni, comunque fatto salvo quanto previsto dall’articolo 4, comma 1, lettera c);

b) lo straniero maggiorenne adottato da cittadino italiano che risiede legalmente nel territorio della Repubblica da almeno cinque anni successivamente alla adozione;

c) lo straniero che ha prestato servizio, anche all’estero, per almeno cinque anni alle dipendenze dello Stato;

d) il cittadino di uno Stato membro delle Comunità europee se risiede legalmente da almeno quattro anni nel territorio della Repubblica;

e) l’apolide che risiede legalmente da almeno cinque anni nel territorio della Repubblica;

f) lo straniero che risiede legalmente da almeno dieci anni nel territorio della Repubblica;

– con decreto del Presidente della Repubblica, sentito il Consiglio di Stato e previa deliberazione del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’interno, di concerto con il Ministro degli affari esteri:

a) lo straniero quando questi abbia reso eminenti servizi all’Italia;

b) lo straniero quando ricorra un eccezionale interesse dello Stato.

Inoltre, il diritto alla cittadinanza italiana è riconosciuto ai soggetti che siano stati cittadini italiani (e ai loro figli e discendenti in linea retta di lingua e cultura italiana), già residenti nei territori facenti parte dello Stato italiano successivamente ceduti alla Repubblica Jugoslava in forza del Trattato di Parigi del 10 febbraio 1947 ovvero in forza del Trattato di Osimo del 10 novembre 1975 (art. 17bis inserito dalla L. 8 marzo 2006, n. 124).

Perdita: la cittadinanza italiana si può perdere:

– per rinuncia, qualora il cittadino italiano risieda o stabilisce la residenza all’estero, oppure, essendo figlio di persona che ha acquistato o riacquistato la cittadinanza, abbia raggiunto la maggiore età e sia in possesso di altra cittadinanza;

– per assunzione di un impiego o prestazione di servizio militare presso uno Stato estero, nel caso in cui non ottemperi, nel termine fissato, alla intimazione che il Governo italiano può rivolgergli di abbandonare l’impiego, la carica o il servizio militare;

– per assunzione di carica o impiego pubblico, prestazione di servizio militare, o acquisto volontario della cittadinanza presso uno Stato estero, in quel momento in stato di guerra con l’Italia.

Riacquisto: la cittadinanza italiana si può riacquistare:

– per prestazione del servizio militare o accettazione di un impiego pubblico in Italia da parte di un ex cittadino, previa dichiarazione di volerla acquistare;

– per rinuncia di un ex cittadino alla cittadinanza estera o all’impiego o servizio militare all’estero, con trasferimento, per almeno due anni, della propria residenza in Italia e dichiarazione di volerla riacquistare;

– per dichiarazione di volerla riacquistare dopo aver ristabilito, da almeno un anno, la residenza nella Repubblica;

– dopo un anno dalla data in cui ha stabilito la residenza nel territorio della Repubblica, salvo espressa rinuncia entro lo stesso termine.

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