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Competenza

15 ottobre 2015 | Autore:


> Dizionario Pubblicato il 15 ottobre 2015



Competenza

Competenza degli organi amministrativi (d. amm.)

Ad ogni organizzazione amministrativa pubblica è affidata dall’ordinamento la cura di determinati interessi pubblici, il cui ambito è definito attribuzione.

La competenza è appunto, la misura dell’esercizio dell’attribuzione che spetta a ciascun organo [vedi].

È possibile distinguere la competenza:

 per materia, quando la ripartizione fra gli organi avviene per compiti (si pensi alla distribuzione dei compiti fra i diversi Ministeri [vedi]);

  per territorio, quando, ferma restando l’identità di competenza per materia, la ripartizione fra gli organi avviene con riferimento all’ambito territoriale di esercizio delle attribuzioni;

  per grado, quando, ferma restando l’identità di competenza per materia e territorio, la ripartizione fra gli organi avviene con riferimento al livello che l’organo occupa all’interno di uno stesso ramo d’amministrazione. La competenza per grado presuppone, quindi, un rapporto di gerarchia [vedi], per cui certe funzioni sono affidate all’organo superiore e altre all’organo inferiore.

La competenza può essere, inoltre, distinta in esterna, se attiene ai poteri e alle funzioni che l’organo può esercitare nei confronti di terzi destinatari, e in interna, quando è riferita all’insieme dei compiti svolti da ciascun ufficio od organo interno; tuttavia, la competenza in senso tecnico è solo quella esterna.

La competenza esterna di un organo deve essere determinata dalla legge, così come può argomentarsi dall’art. 97 Cost., secondo il quale gli uffici pubblici sono organizzati secondo disposizioni di legge. Proprio perché la competenza è rimessa alla volontà del legislatore, essa è retta dal principio dell’inderogabilità. Tuttavia, nei casi previsti dalla legge, è possibile trasferire non la titolarità della competenza, ma il suo esercizio. Ciò avviene mediante delegazione, avocazione o sostituzione.

Un organo può agire anche al di fuori della propria competenza e in questo caso si configura un vizio dell’atto da esso emanato, l’incompetenza [vedi].

Possono, infine, insorgere conflitti di competenza quando due o più autorità affermano o negano, contemporaneamente, la propria competenza, ovvero quando esiste la sola possibilità che tale contrasto insorga [vedi Conflitti di competenza].

Competenza processuale amministrativa (d. p. amm.)

Consiste nella quantità di giurisdizione [vedi] che ogni organo giudiziario può esercitare in concreto: essa è limitata in base a criteri di riparto collegati a parametri quali funzioni, valore, materia e territorio.

Nel diritto processuale amministrativo la competenza è devoluta in primo grado ai T.A.R. [vedi] e in secondo grado al Consiglio di Stato [vedi] o, per l’appello dei provvedimenti definitivi del T.A.R. della Regione Sicilia, al Consiglio di giustizia amministrativa per la regione siciliana [vedi].

Il legislatore del Codice del processo amministrativo ha accolto il principio della inderogabilità della competenza, indicando, all’art. 13 c.p.a., i criteri per procedere all’individuazione del giudice territorialmente competente, con esclusione di tutti gli altri.

In particolare, l’art. 13 c.p.a. (concernente la competenza territoriale) dispone che sulle controversie riguardanti provvedimenti, atti, accordi o comportamenti di pubbliche amministrazioni, il T.A.R. inderogabilmente competente è quello individuato secondo:

—  un criterio ordinario che è quello della sede della pubblica amministrazione cui fa capo l’esercizio del potere oggetto della controversia: è, infatti, competente il T.A.R. nella cui circoscrizione essa ha sede;

—  un secondo criterio che considera gli effetti diretti che si sono prodotti: in tal caso la competenza è del T.A.R. nella cui circoscrizione tali effetti si verificano.

Resta fermo, poi, il principio secondo cui, per le controversie riguardanti pubblici dipendenti, è inderogabilmente competente il tribunale nella cui circoscrizione territoriale è situata la sede di servizio.

Negli altri casi è inderogabilmente competente, per gli atti statali, il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, sede di Roma e, per gli atti dei soggetti pubblici a carattere ultra regionale, il T.A.R. nella cui circoscrizione ha sede il soggetto.

Competenza nel processo civile

Competenza per valore: il giudice di pace è competente nelle cause aventi ad oggetto beni mobili di valore non superiore a 5.000 euro, se dalla legge non siano attribuite alla competenza di altro giudice, nonché di risarcimento del danno prodotto dalla circolazione di veicoli e natanti, purché il valore della controversia non superi 20.000 euro; al Tribunale spetta una competenza residuale per tutte le altre cause che non sono di competenza del giudice di pace.

Il valore della causa, ai fini della competenza, si determina in base alla domanda (art. 101 c.p.c.). Le domande proposte nello stesso processo contro la medesima persona si sommano tra loro e gli interessi scaduti, le spese e i danni anteriori alla proposizione si sommano col capitale (art. 102 c.p.c.).

Competenza per materia: è stabilita secondo la natura della causa, senza tener conto del valore di essa.

Il giudice di pace è competente per le cause relative ad apposizione di termini ed osservanza delle distanze stabilite dalla legge, dai regolamenti o dagli usi riguardo al piantamento degli alberi e delle siepi; per le cause relative alla misura ed alle modalità d’uso dei servizi di condominio di case; per le cause relative a rapporti tra proprietari o detentori di immobili adibiti a civile abitazione in materia di immissioni di fumo o di calore, esalazioni, rumori, scuotimenti e simili propagazioni che superino la normale tollerabilità; per le cause relative agli interessi o accessori da ritardato pagamento di prestazioni previdenziali o assistenziali.

Il Tribunale è competente per le azioni possessorie; denuncia di nuova opera e danno temuto; locazioni e comodato; consegna e rilascio di cose; espropriazione di mobili e crediti. L’art. 92 c.p.c. attribuisce, infine, al Tribunale la competenza per materia per le cause di imposte e tasse (residuale rispetto alla giurisdizione delle commissioni tributarie ex art. 2, D.Lgs. 546/1992, modificato dalla finanziaria 2002), relative allo stato e alla capacità delle persone ed ai diritti onorifici, per la querela di falso e per l’esecuzione forzata.

Competenza per territorio: il codice di procedura civile dispone, come criterio generale, la competenza del giudice del luogo in cui il convenuto ha la residenza o il domicilio o, in subordine, la dimora (forum rei) e, per le persone giuridiche, il luogo in cui queste hanno la sede oppure uno stabilimento (filiale, agenzia), con un rappresentante autorizzato a stare in giudizio. Tale foro generale trova applicazione per tutte le cause non deferite ad altro foro (foro speciale) da particolari disposizioni.

Per le cause in materia di obbligazioni, i fori speciali (del luogo in cui l’obbligazione è sorta, cd. forum contractus, e del luogo in cui essa deve essere eseguita, cd. forum solutionis: art. 20 c.p.c.) concorrono col foro generale.

Negli altri casi (artt. 21-27 c.p.c.), i fori speciali sono esclusivi, sì da precludere l’utilizzabilità del criterio generale. Ad esempio, per le cause relative a beni immobili, è competente il giudice del luogo dove è posto l’immobile (art. 21 c.p.c.), le cause tra condomini e condominio competono al giudice del luogo in cui ha sede l’edificio condominiale (art. 23 c.p.c.).

La competenza per territorio è derogabile per accordo delle parti (purché tale accordo si riferisca ad uno o più affari determinati e risulti da atto scritto: art. 28 c.p.c.), salvo alcuni casi, per i quali si parla di competenza territoriale inderogabile (ad esempio, per le cause in cui è parte un’Amministrazione dello Stato, per le quali è competente, senza possibilità di deroga, il giudice del luogo dove ha sede l’ufficio dell’Avvocatura dello Stato nel cui distretto si trova il giudice che sarebbe competente secondo le regole ordinarie: cd. foro erariale.

 

Competenza nel processo penale

Competenza per territorio: la competenza per territorio spetta al giudice del luogo ove l’evento si è verificato, in base al criterio generale in tema di competenza. Altri criteri sussidiari sono previsti dagli artt. 8-11 c.p.p.

Competenza per materia: è indicata tassativamente negli artt. 5-6 c.p.p. in base a criteri che si fondano sulla misura della pena edittale, sulla categoria del reato o su un’elencazione nominativa dei titoli di reato. In particolare, il Tribunale è competente per tutti i reati che non appartengono alla Corte di Assise.

Competenza per connessione: la connessione risponde all’esigenza di una trattazione unitaria di taluni procedimenti e comporta modificazioni in tema di competenza territoriale o per materia allorché uno dei procedimenti attragga, nella cognizione del giudice presso cui esso si incardina, anche gli altri procedimenti allegati. Dunque, per effetto della connessione, l’attrazione processuale comporta la trasmigrazione di procedimenti innanzi ad un unico giudice.

La connessione di procedimenti è, per sua natura, in contrasto con le esigenze di semplificazione ed accelerazione processuale, che sono alla base del nuovo rito penale, di conseguenza è rigida la prefissione e limitazione dei casi: pluralità di imputati o pluralità di reati addebitati alla stessa persona (art. 12 c.p.p.).

Ai sensi dell’art. 12 c.p.p., si ha competenza per connessione:

– se il reato per cui si procede è stato commesso da più persone in concorso o cooperazione fra loro, o se più persone con condotte indipendenti hanno determinato l’evento;

– se una persona è imputata di più reati commessi con una sola azione od omissione, ovvero con più azioni od omissioni esecutive di un medesimo disegno criminoso;

– se dei reati per cui si procede gli uni sono stati commessi per eseguire o occultare gli altri.

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