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Concorrenza

20 ottobre 2015 | Autore:


> Dizionario Pubblicato il 20 ottobre 2015



Concorrenza

Concorrenza come forma di mercato (d. comm.)

È quella particolare forma di mercato in cui, data la pluralità di imprenditori, nessuno di essi è in grado di determinare con le proprie decisioni il contenuto delle contrattazioni.

La disciplina della concorrenza (cioè della libera competizione tra imprenditori per l’acquisizione e la conservazione della clientela) è basata sulla regola della libertà, espressione del principio della libertà dell’iniziativa economica (art. 41 Cost.). Lo stesso art. 41 della Costituzione autorizza però l’introduzione di limiti a tale libertà, per fini di utilità sociale.

Nella realtà, la libertà di concorrenza è peraltro non di rado ostacolata dalla presenza di strutture monopolistiche ed oligopolistiche, createsi mediante processi di concentrazione di imprese [vedi] e intese [vedi] tra gruppi industriali. Allo scopo di contrastare il fenomeno, il legislatore italiano ha approntato una serie di misure antitrust [vedi] (L. 287/1990) nel rispetto delle direttive comunitarie, sia per allinearsi ai partner europei sia per dare maggiore vigore all’azione di salvaguardia della libera concorrenza.

I limiti alla concorrenza possono essere generali, negoziali, legali.

Con riferimento ai primi, l’art. 2595 c.c., a tutela dell’interesse generale, stabilisce che la concorrenza non deve ledere gli interessi dell’economia nazionale e ciò perché, ove tali interessi non venissero tutelati, l’attività imprenditoriale si porrebbe in contrasto con l’utilità sociale e quindi con la Costituzione (art. 41 Cost.).

Grande rilievo assumono anche i limiti negoziali introdotti con le clausole di esclusiva [vedi Clausola], i patti di preferenza, i patti di non concorrenza [vedi] nonché i cd. cartelli [vedi].

Questi ultimi operano essenzialmente a tutela di un determinato imprenditore o a tutela di tutti gli altri imprenditori, come avviene nel caso del generico dovere di astensione da determinate forme di concorrenza, produttive di pregiudizi particolarmente qualificati.

Altro limite è previsto, nel caso di cessione di azienda, dall’art. 2557 c.c. a carico dell’alienante che per 5 anni non può svolgere attività concorrenziali con quella esercitata dall’impresa ceduta.

Obbligo del lavoratore di non concorrenza (d. lav.)

Nel diritto del lavoro l’art. 2105 c.c., sotto la rubrica obbligo di fedeltà, disciplina alcuni obblighi accessori al contratto di lavoro, tra cui quello di non concorrenza. Il lavoratore ha l’obbligo di non trattare affari, per conto proprio o di terzi, che ponendosi in concorrenza con l’attività esercitata dall’impresa di cui è dipendente siano idonei, anche solo potenzialmente, ad arrecare danno all’impresa stessa. Tale obbligo vincola il lavoratore solo per la durata del rapporto, distinguendosi pertanto dall’obbligo di analogo contenuto previsto dal patto di non concorrenza.

Concorrenza sleale (d. comm.)

La concorrenza deve attuarsi con il rispetto di quelle norme di costume che costituiscono la correttezza professionale.

In particolare, deve ritenersi sleale la concorrenza di un imprenditore che, violando le norme di correttezza professionale (denigrando gli altrui prodotti, o valorizzando fuori misura i propri, o ricorrendo ad altri sistemi non consentiti), tenti di sviare a proprio vantaggio la clientela di altre imprese.

Nel nostro ordinamento il codice civile, agli artt. 2598-2601, qualifica gli atti di concorrenza sleale e ne determina le sanzioni.

Si ricordi, inoltre, che anche la normativa europea tutela, nell’ambito dei Paesi membri, la sana concorrenza vietando le intese e lo sfruttamento delle posizioni dominanti.

 


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