Che significa? | Termini giuridici

Condizione

20 ottobre 2015 | Autore:


> Dizionario Pubblicato il 20 ottobre 2015



Condizione (d. civ.): È un elemento accidentale del contratto [vedi Negozio giuridico] posto dalla volontà delle parti, cd. condizione volontaria, al fine di subordinare l’inizio o la cessazione dell’efficacia del negozio al verificarsi, cd. condizione positiva, od al non verificarsi, cd. Condizione negativa, di un avvenimento futuro ed incerto (artt. 1353 ss. c.c.).

La condizione, quindi, può essere:

           sospensiva, quando da essa dipende l’inizio dell’efficacia del negozio, in tal caso prima della realizzazione della condizione si verifica una fase di pendenza ed il soggetto che sarà titolare degli effetti contrattuali gode di un’aspettativa di diritto [vedi Aspettativa];

           risolutiva, quando il negozio è immediatamente produttivo di effetti, ma essi vengono meno al verificarsi della condizione;

           unilaterale: è quella che viene apposta a protezione dell’interesse di uno solo dei contraenti. La caratteristica peculiare di questa condizione è che il contraente nel cui interesse è apposta può, nella sua fase di pendenza, rendere il contratto incondizionato, rinunciandovi oppure dar vita, successivamente al verificarsi o non dell’evento dedotto, ad un negozio di contenuto identico ma incondizionato.

Rispetto alla causa produttrice dell’avvenimento distinguiamo la condizione:

           casuale: è quella il cui verificarsi dipende dal caso o dalla volontà di terzi (es.: se verrà la nave dall’Asia);

           mista: è quella il cui verificarsi dipende in parte dalla volontà di un terzo o dal caso, in parte dalla volontà di una delle parti (es.: ti farò un regalo se l’esame andrà bene);

           potestativa: è quella il cui verificarsi dipende dalla volontà di una delle parti.

La condizione potestativa va distinta da quella meramente potestativa, il cui verificarsi, invece, è rimesso al mero arbitrio della parte. La condizione meramente potestativa sospensiva rende nullo il negozio (art. 1355 c.c.).

Quando la condizione si verifica («condicio est» o «existit»), la situazione giuridica diventa definitiva con efficacia retroattiva:

           se la condizione è sospensiva, gli effetti del negozio si considerano prodotti ex tunc, cioè dal momento della formazione del negozio, non da quello del verificarsi della (—);

           se la condizione è risolutiva, gli effetti del negozio cadono ex tunc; essa cioè retroagisce facendo venir meno gli effetti prodotti (es.: si dovrà restituire l’orologio dato sotto condizione risolutiva).

Nel caso in cui la condizione è illecita o impossibile, bisogna distinguere se essa sia sospensiva o risolutiva: per la precisione, il negozio condizionato è sempre nullo [vedi Nullità], tranne che si tratti di condizione impossibile risolutiva, che si considera non apposta. Tale disciplina, tuttavia, non vale per gli atti mortis causa, per i quali l’art. 634 c.c. prevede che la condizione illecita o impossibile si considera non apposta, a meno che essa non abbia costituito l’unico motivo che abbia indotto il testatore a disporre (cd. regola sabiniana).

Pendenza della condizione

Nel caso in cui l’efficacia di un contratto sia subordinata al verificarsi di una condizione, fino a che questa non si sia verificata ovvero non possa più verificarsi, ricorre la situazione di pendenza della condizione, per cui:

           nel caso di condizione sospensiva l’acquirente (in situazione di aspettativa) è autorizzato al solo esercizio di atti conservativi (artt. 2900 ss. c.c.);

           nel caso, invece, di condizione risolutiva l’acquirente è autorizzato all’esercizio del diritto, salvo gli atti conservativi dell’altra parte.

Le parti durante il periodo di pendenza della condizione devono comportarsi secondo buona fede (art. 1358 c.c.) [vedi].

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