Che significa? | Termini giuridici

Congedo

20 Ottobre 2015 | Autore:


> Dizionario Pubblicato il 20 Ottobre 2015



Congedo

Congedo di maternità (d. lav.) (d. prev.)

Periodo di astensione obbligatoria dal lavoro, in cui è fatto divieto assoluto di adibire al lavoro le donne in relazione allo stato di gravidanza o puerperio. Il congesdo comprende:

  il periodo intercorrente tra la data presunta e la data effettiva del parto, ove esso avvenga oltre la data presunta;

  gli ulteriori giorni non goduti prima del parto, qualora il parto avvenga in data anticipata rispetto a quella presunta. Tali giorni sono aggiunti al periodo di congedo.

Il congedo è stato riconosciuto anche in caso di interruzione della gravidanza verificatasi dopo il 180° giorno dall’inizio della gestazione (con facoltà, comunque, della lavoratrice di rinunciarvi).

Il congedo dà diritto ad un’indennità giornaliera pari all’80% della retribuzione ed è computato nell’anzianità di servizio a tutti gli effetti (T.F.R., ferie etc.).

La durata del congedo va dai due mesi precedenti la data presunta del parto fino a tre mesi dopo il parto. In alcuni casi, tale durata può però essere differente ed in particolare il congedo:

  è anticipato a tre mesi prima della data presunta del parto quando le lavoratrici sono occupate in lavori che, in relazione all’avanzato stato di gravidanza, siano da ritenersi gravosi o pregiudizievoli;

  può essere posticipato al mese precedente la data presunta del parto e proseguendo nei quattro mesi successivi al parto, a condizione che non vi siano controindicazioni per la salute della gestante e del nascituro;

  è prorogato, ai sette mesi successivi il parto, nell’ipotesi in cui si svolgano mansioni pericolose, faticose e insalubri e non ci sia possibilità di essere spostati ad altre mansioni.

Congedo di paternità (d. lav.) (d. prev.)

Diritto del lavoratore-padre ad astenersi dal lavoro per tutta la durata del congedo di maternità [vedi] o per la parte residua che sarebbe spettata alla lavoratrice, in caso di morte o di grave infermità della madre ovvero di abbandono o affidamento esclusivo del bambino al padre.

Il congedo dà diritto ad un’indennità giornaliera pari all’80% della retribuzione ed è computato nell’anzianità di servizio a tutti gli effetti (T.F.R., ferie etc.).

A differenza del congedo di maternità, il congedo di paternità non è connotato dall’obbligatorietà. I padri con rapporto di lavoro dipendente hanno l’obbligo di astenersi dal lavoro per un giorno a seguito della nascita di un figlio, con diritto all’indennità economica del 100% della retribuzione; inoltre, il padre lavoratore ha facoltà di assentarsi dal lavoro per ulteriori due giorni entro 5 mesi dalla nascita del figlio (con riduzione, per altrettanti giorni, del congedo di maternità).

Congedo matrimoniale (d. lav.) (d. prev.)

Periodo di astensione dal rapporto di lavoro di cui può usufruire il lavoratore che abbia contratto matrimonio avente validità civile. Il congedo è usufruibile da tutti i lavoratori dipendenti in virtù dell’estensione operata dalla contrattazione collettiva [vedi].

La durata del congedo è di 15 giorni, è fruibile in occasione del matrimonio o, nell’ipotesi in cui non sia possibile per esigenze di produzione aziendale, entro i 30 giorni successivi al matrimonio. Durante il congedo al lavoratore compete la normale retribuzione essendo considerato ad ogni effetto in attività di servizio.

Congedo parentale (d. lav.) (d. prev.)

Periodi di congedo dal lavoro, fruibili, in alternativa, da ciascun genitore, nei primi otto anni di vita del figlio.

I congedi  hanno durata massima cumulativa di 10 mesi (periodi spettanti al lavoratore padre più quelli spettanti alla lavoratrice madre).

In particolare il diritto di astenersi dal lavoro compete:

  alla madre-lavoratrice, trascorso il periodo di congedo obbligatorio di maternità, per un periodo continuativo o frazionato non superiore a sei mesi;

  al padre-lavoratore, dalla nascita del figlio, per un periodo continuativo o frazionato non superiore a sei mesi;

  qualora vi sia un solo genitore, per un periodo continuativo o frazionato non superiore a dieci mesi.

Nel caso in cui il padre lavoratore eserciti il diritto di astenersi dal lavoro per un periodo continuativo o frazionato non inferiore a tre mesi, il periodo di congedo cui ha diritto è elevato di un altro mese, per un totale di sette mesi invece di sei (per cui il congedo complessivo sale a undici mesi): si tratta di una previsione di favore chiaramente volta ad incoraggiare una più equa ripartizione delle responsabilità familiari e la cura dei figli da parte dei padri, compito tradizionalmente gravante sulle donne.

Il congedo può essere fruito anche su base oraria previa disciplina della contrattazione collettiva.

I congedi danno diritto, fino al terzo anno di vita del bambino, ad un’indennità pari al 30% della retribuzione, per un periodo massimo complessivo tra i genitori di sei mesi; per i periodi successivi a sei mesi l’indennità spetta soltanto se il reddito dell’interessato sia inferiore ad un certo valore.

Congedo per eventi particolari e per la formazione professionale (d. lav.) (d. prev.)

Speciali permessi retribuiti o anche congedi non retribuiti introdotti dalla L. 53/2000 (come modif. dal D.Lgs. 26-3-2001, n. 151) in favore dei lavoratori in caso di circostanze eccezionali o per favorire la loro formazione continua.

Nel primo caso si ha diritto a tre giorni di permesso retribuito all’anno e a un periodo di congedo fino a un massimo di due anni, nell’ipotesi di eventi quali il decesso o la malattia di un parente, gravi motivi familiari etc. È previsto che, in alternativa, nei casi di documentata grave infermità, il lavoratore o la lavoratrice possono concordare con il datore diverse modalità di espletamento della prestazione lavorativa.

Nel secondo caso, il lavoratore con anzianità di servizio di almeno 5 anni ha diritto (eccetto i casi di comprovate esigenze aziendali) ad uno speciale congedo non retribuito di 11 mesi, continuativi o frazionati, per conseguire titoli di studio o partecipare ad attività formative, ferme restando le disposizioni previste dall’art. 10 L. 300/1970 (diritto allo studio).

Congedo per la malattia del figlio

Periodi di astensione dal lavoro riconosciuti ad entrambi i genitori lavoratori (padre o madre), in alternativa tra loro, in caso di malattia del figlio. In particolare i congedi hanno la seguente durata:

  per figli di età inferiore a tre anni, per periodi corrispondenti alle malattie di ciascun figlio;

  per figli di età superiore a tre anni e fino a otto anni, nel limite di 5 giorni lavorativi all’anno per ciascun genitore, alternativamente, e per ogni figlio.

I congedi non sono retribuiti, ma sono computati nell’anzianità di servizio, con esclusione degli effetti relativi alle ferie e alla tredicesima mensilità o alla gratifica natalizia.


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