Che significa? Connessione

Che significa?

Articolo di




> Che significa?

Connessione (d. p. civ.): Due azioni sono connesse se, malgrado siano diverse, abbiano in comune almeno uno degli elementi di identificazione (soggetti, petitum, causa petendi). Conseguenza della (—) è la riunione dei processi [vedi].

La connessione può essere di due tipi:

  soggettiva: due azioni, oggettivamente diverse, sono connesse per il solo fatto che sono instaurate fra le medesime persone; la legge consente il loro cumulo in un solo processo (art. 104 c.p.c.); in tal caso il giudice può disporre la loro separazione, se vi è istanza di tutte le parti, ovvero quando la continuazione della loro riunione ritarderebbe o renderebbe più gravoso il processo; infine, il giudice può, se ne ricorre l’esigenza, decidere su alcune delle azioni, ordinando la continuazione dell’istruzione sulle altre, ovvero la rimessione al giudice inferiore di quelle di sua competenza (art. 2792, n. 5 c.p.c.);

—  oggettiva: due azioni sono connesse quando hanno in comune uno od entrambi gli elementi oggettivi [vedi Causa petendi; Petitum]. In tal caso possono proporsi congiuntamente in un solo processo, anche se i soggetti sono diversi (si ha in tale ipotesi litisconsorzio [vedi]) o, se proposte separatamente, possono essere riunite.

Sono ipotesi speciali di connessione: l’accessorietà [vedi Accessoria (Domanda)], la garanzia, la pregiudizialità, la riconvenzionale [vedi].

Modifiche alla competenza per ragioni di connessione

L’esistenza di rapporti di connessione tra due o più azioni consente di derogare alle regole ordinarie sulla competenza [vedi], stante la primaria esigenza della simultaneità del processo, nel senso che una delle azioni connesse può essere proposta davanti al giudice competente per l’altra, anziché davanti a quello che sarebbe competente secondo le norme ordinarie.

Tali modifiche sono però possibili solo per la competenza per territorio e per la competenza per valore:

—  la domanda accessoria può essere proposta al giudice territorialmente competente per la causa principale (art. 31, co. 1 c.p.c.). Quanto alla competenza per valore, invece, in applicazione dell’art. 10, co. 2 c.p.c., il giudice competente per entrambe le domande va individuato sommandone tra loro i valori, salvo che la competenza per la causa principale sia determinata da ragioni di materia;

—  per le cause di garanzia, la domanda può essere proposta al giudice competente per la causa principale salvo che ecceda la sua competenza per valore. In tal caso egli rimette entrambe le cause al giudice superiore, assegnando alle parti un termine perentorio per la riassunzione;

—  nel cumulo soggettivo si può verificare una modificazione della competenza (ma solo territoriale) perché quando l’attore intenda proporre nei confronti di più soggetti domande diverse ma connesse per il titolo o per il titolo e l’oggetto, è prevista la facoltà di proporre la domanda al giudice del luogo di residenza o domicilio di uno qualsiasi dei convenuti, ma solo se ad essere derogati sono i fori generali delle persone fisiche e delle persone giuridiche (artt. 18 e 19 c.p.c.);

—  nel caso di accertamento incidentale su una questione pregiudiziale relativamente alla quale sia stato richiesto di decidere con efficacia di giudicato, la decisione competerà al giudice adito se la causa pregiudiziale rientra nella sua competenza per materia e valore e non rientra nella competenza territoriale inderogabile di altro giudice. In caso diverso la competenza a giudicare su entrambe le cause spetta al giudice competente per la pregiudiziale;

—  l’eccezione di compensazione è la deduzione di un fatto estintivo della pretesa creditoria dell’attore, consistente nella estinzione, per quantità corrispondenti, dei debiti reciproci. In tal caso:

a) se la domanda dell’attore è fondata su un titolo non controverso, il giudice decide solo su di essa, rimettendo le parti al giudice competente per la decisione dell’eccezione di compensazione (cd. condanna con riserva);

b) se la domanda dell’attore è fondata su un titolo controverso, tutta la causa è rimessa al giudice competente per valore;

—  nell’ipotesi di domanda riconvenzionale [vedi Riconvenzionale] che dipenda dal titolo dedotto in giudizio dall’attore o da quello che appartiene alla causa come eccezione (art. 36 c.p.c.), il giudice competente per la causa principale, conosce della riconvenzionale, purché non ecceda la sua competenza per materia o valore, altrimenti rimette l’intera causa al giudice superiore (art. 34 c.p.c.), oppure provvede sulla domanda principale, rimettendo al giudice competente la cognizione della riconvenzionale (art. 35 c.p.c.). La domanda riconvenzionale è inoltre proponibile al giudice della causa principale anche se appartiene, per territorio, secondo le regole ordinarie, a un giudice diverso.

In base al testo dell’art. 40 c.p.c., la connessione può essere eccepita dalle parti o rilevata di ufficio entro la prima udienza.

Inoltre, nel caso in cui debbono riunirsi cause assoggettate a riti diversi, il principio generale è che tutte le cause vengono trattate col rito ordinario, salvo che almeno una causa rientri tra quelle regolate dal rito del lavoro, nel qual caso saranno tutte trattate con questo rito. Se poi si verifica concorso tra più riti speciali, la causa principale attrae quella secondaria, ovvero quella preventivamente promossa o, infine, prevale il criterio del valore.

 


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI