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Consorzio

20 ottobre 2015 | Autore:


> Dizionario Pubblicato il 20 ottobre 2015



Consorzio

Consorzio agrario (d. civ.)

È l’ente pubblico [vedi], la persona giuridica [vedi] privata, la società cooperativa [vedi] e, più in generale, la struttura organizzativa cui sono assegnati specifici compiti in materia agraria. Tra essi ricordiamo i consorzi di bonifica, di miglioramento fondiario, per l’uso comune delle acque.

Consorzio amministrativo (d. amm.)

Ente pubblico, di tipo associativo, preposto alla realizzazione e gestione di opere o servizi di interesse comune ai soggetti consorziati.

I consorzi possono essere di vario tipo a seconda che siano costituiti tra enti con personalità giuridica o di fatto, e ancora tra enti pubblici o privati.

Si distingue tra consorzi obbligatori, quando è la legge che ne impone la costituzione, e consorzi facoltativi.

Contratto di consorzio (d. comm.)

L’art. 2602 c.c. definisce il consorzio come il contratto con cui più imprenditori istituiscono un’organizzazione comune per la disciplina o per lo svolgimento di determinate fasi delle rispettive imprese.

Elemento qualificante è dunque la creazione di un’organizzazione comune.

Le fattispecie di consorzio previste normativamente sono le seguenti:

           consorzi anticoncorrenziali. Si tratta di contratti conclusi da imprenditori esercenti attività uguali o affini, allo scopo di disciplinare, limitandola, la reciproca concorrenza. Essi rappresentano, invero, un tipo di limitazione negoziale della concorrenza di cui all’art. 2596 c.c.: ne è esempio il consorzio per il contingentamento della produzione e degli scambi tra imprese concorrenti;

           consorzi interaziendali. Sono contratti finalizzati a creare una collaborazione tra imprenditori per lo svolgimento di determinate fasi dell’attività d’impresa: ad esempio, più imprenditori creano un consorzio per la gestione comune della distribuzione, della pubblicità etc.

Si distinguono inoltre:

           consorzi con attività interna, in cui vi è un’organizzazione comune il cui compito si esaurisce nel regolare i rapporti fra consorziati e nel controllare il rispetto del contratto;

           consorzi con attività esterna, in cui i consorziati, per raggiungere adeguatamente lo scopo consortile, entrano in rapporto con i terzi, mediante la creazione di un ufficio comune.

La distinzione rileva specialmente sul piano normativo poiché alla disciplina di generale applicazione (artt. 2603-2611 c.c.), si affiancano disposizioni particolari ai consorzi con attività esterna.

Le norme unitarie concernono in particolare:

           la forma e il contenuto del contratto: è sancita la forma scritta a pena di nullità e l’indicazione dell’oggetto, degli obblighi assunti dai consociati e gli altri elementi specificati nell’art. 2603, co. 2, c.c.;

           la durata: può essere stabilita dalle parti ovvero, in mancanza, si reputa concluso per un periodo di 10 anni;

           la partecipazione: le parti devono essere imprenditori e, se sono specificate le condizioni di ammissione, il contratto si reputa aperto. In caso contrario la partecipazione di nuovi membri è rimessa alla volontà unanime dei consorziati.

Fonte del consorzio può essere:

           la volontà dei consorziati, che si manifesta nel contratto consortile [consorzio volontario];

           l’atto della pubblica autorità: in questo caso si ha un consorzio obbligatorio, che ricorre quando l’autorità governativa dispone con proprio provvedimento la costituzione di consorzio tra imprese, qualora la costituzione stessa risponda alle esigenze dell’organizzazione della produzione (art. 2616 c.c.) o serva per la gestione collettiva dei prodotti agricoli dei quali sia prescritto l’ammasso (art. 2617 c.c.). Il consorzio obbligatorio, a differenza di quello volontario, può considerarsi un istituto di diritto pubblico.

Da ultimo, ad esempio, la L. 11-11-2011, n. 180 (Statuto delle imprese) ha previsto la costituzione di un consorzio obbligatorio nel settore dei laterizi, e ciò al fine di ridurre l’impatto ambientale e valorizzare la qualità e l’innovazione dei prodotti;

           la legge [consorzio coattivo].

Società consortile (d. soc.)

La L. 377/1976 ha previsto la possibilità di costituire società lucrative (sia di persone che di capitali, ma non società semplici) che abbiano come oggetto sociale lo scopo consortile, ossia la disciplina e lo svolgimento di determinate fasi delle rispettive imprese.

Circa la normativa applicabile alle società consortili, si discute se debba applicarsi solo la disciplina del tipo sociale prescelto, ovvero una disciplina mista, ossia societaria e consortile.

Consorzio tra enti locali (d. enti loc.)

Struttura associativa dotata di personalità giuridica, costituita dagli enti locali per la gestione associata di uno o più servizi o l’esercizio associato di funzioni (art. 31, D.Lgs. 267/2000). Il legislatore riconosce agli enti locali ampio margine di valutazione circa l’opportunità di riunirsi in consorzio. Tuttavia, in presenza di un rilevante interesse pubblico, lo Stato può disporre con legge la costituzione di consorzio obbligatori cui sono tenuti ad aderire tutti gli enti locali individuati dalla legge statale.

Per la costituzione dei consorzi, i Consigli degli enti locali che vi partecipano approvano, a maggioranza assoluta dei componenti, una convenzione ed uno Statuto [vedi].

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