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Consulenza tecnica

20 ottobre 2015 | Autore:


> Dizionario Pubblicato il 20 ottobre 2015



Consulenza tecnica

Consulenza nel processo civile (d. p. civ.) n

Strumento di raccolta delle prove che ha la finalità di offrire all’attività del giudice l’ausilio di cognizioni tecniche di un esperto.

Il consulente tecnico è uno degli ausiliari del giudice [vedi], la cui opera serve per integrare l’attività di quest’ultimo, sia in quanto può offrire elementi per valutare le risultanze di determinate prove, sia in quanto può offrire elementi diretti di giudizio.

Il consulente tecnico è nominato, con ordinanza, dal giudice istruttore o dal Collegio, in tutti i casi in cui lo stesso reputi opportuno farsi assistere per il compimento di singoli atti o per l’intero processo. La nomina del consulente può avvenire su richiesta delle parti ovvero d’ufficio.

La riforma del 2009 ha anticipato all’udienza di prima comparizione delle parti (art. 183, co. 7 c.p.c.) la formulazione dei quesiti e la pronuncia dell’ordinanza di ammissione dei quesiti medesimi.

La scelta del C.T.U. deve essere fatta di regola tra le persone iscritte in albi speciali (art. 61 c.p.c.); il consulente prescelto ha l’obbligo di prestare il suo ufficio, tranne in caso di esistenza, riconosciuta dal giudice, di un valido motivo di astensione (art. 63 c.p.c.); egli può essere altresì ricusato dalle parti e sulla ricusazione provvede il giudice che l’ha nominato.

L’art. 23 disp. att. c.p.c. dispone che il presidente del tribunale deve vigilare sull’equa distribuzione degli incarichi. La riforma del 2009 è intervenuta specificando che a nessuno dei consulenti iscritti possono essere conferiti incarichi in misura superiore al 10% di quelli affidati in totale dall’ufficio e il medesimo presidente deve garantire che sia assicurata l’adeguata trasparenza del conferimento anche mediante strumenti informatici.

Gli esiti della consulenza [vedi perizia] non sono vincolanti per il giudice che può discostarsene motivando opportunamente.

Figure particolari di consulente sono quelle dell’interprete [vedi] (artt. 122 e 124, comma 2 c.p.c.) e del traduttore (art. 123 c.p.c.).

Quando sorgono questioni di carattere tecnico tali da indurre il giudice alla nomina di un consulente, è consentito anche alle parti nominare propri consulenti, con dichiarazione da rendere nel termine assegnato dal giudice.

I consulenti tecnici di parte hanno il compito di assistere alle indagini ed alle operazioni del consulente d’ufficio e di partecipare alle udienze e alla camera di consiglio tutte le volte che vi interviene il consulente del giudice, con la facoltà di prospettare, nell’interesse delle rispettive parti, le loro osservazioni sui risultati delle indagini tecniche (eventualmente depositando una propria relazione scritta).

Consulenza tecnica nel processo penale (d. p. pen.)

La nozione di consulenza tecnica richiama quella di accertamento tecnico [vedi], e cioè di una collaborazione che la parte (pubblica o privata) si assicura al fine di fornire al giudice una valutazione che comporta particolari competenze scientifiche. Nel corso delle indagini, infatti, può apparire necessario avere il giudizio di un esperto in ordine a circostanze specifiche che assumano rilevanza processuale. In siffatte ipotesi non è sempre inevitabile il ricorso alla perizia [vedi], ma può apparire sufficiente anche il parere tecnico espresso da un esperto che, invece che dal giudice, venga scelto dalla parte.

Tale parere non costituisce «prova», ma attraverso l’esame dibattimentale dell’esperto, è suscettibile di diventare tale. La legge si preoccupa altresì di contemperare le esigenze investigative del P.M. con quelle del contraddittorio.

L’art. 225 c.p.p. precisa che «il pubblico ministero e le parti private hanno facoltà di nominare propri consulenti tecnici in numero non superiore, per ciascuna parte, a quello dei periti».

Consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite (d. p. civ.) n

L’art. 696bis c.p.c., introdotto dal D.L. 35/2005 (conv. in L. 80/2005), prevede che la consulenza tecnica possa essere richiesta ai fini dell’accertamento e della determinazione dei crediti derivanti dall’inadempimento di un’obbligazione contrattuale (può trattarsi, ad esempio, di contratti di vendita, appalto, etc.) o da fatto illecito.

Il procedimento si svolge nel contraddittorio delle parti, e il consulente, prima di provvedere al deposito della relazione, tenta, ove possibile, la conciliazione delle parti stesse.

Se le parti si sono conciliate si forma il processo verbale della conciliazione.

Il giudice attribuisce, con decreto, efficacia di titolo esecutivo al processo verbale, ai fini dell’espropriazione forzata [vedi] e dell’esecuzione forzata in forma specifica [vedi] e per l’iscrizione di ipoteca giudiziale.

Se la conciliazione non riesce, ciascuna parte può chiedere che la relazione depositata dal consulente sia acquisita agli atti del successivo giudizio di merito.

 

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