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Corruzione

20 Ottobre 2015 | Autore:


> Dizionario Pubblicato il 20 Ottobre 2015



Corruzione (d. pen.): La disciplina della corruzione è stata oggetto di sostanziali correttivi ad opera della L. 190/2012 (cd. legge anticorruzione).

Prima della riforma del 2012, il codice distingueva due tipi di corruzione:

—           la corruzione propria, prevista dall’art. 319 c.p. ed avente ad oggetto l’omissione o il ritardo di un atto d’ufficio, oppure il compimento di un atto contrario ai doveri di ufficio;

—           la corruzione impropria, disciplinata dall’art. 318 c.p., per la quale oggetto del mercimonio era il compimento di un atto d’ufficio.

Nell’ambito di ciascuna figura, poi, si distingueva tra:

—           corruzione (propria o impropria) antecedente, che si ha quando il fatto di corruzione si riferisce ad un atto che il funzionario deve ancora compiere;

—           corruzione (propria o impropria) susseguente, che si ha quando il fatto di corruzione si riferisce ad un atto che il funzionario ha già compiuto.

A seguito dei correttivi operati dalla L. 190/2012, l’art. 318 viene riformulato in modo da rendere più evidenti i confini tra le diverse forme di corruzione:

—           da una parte, la corruzione propria di cui all’art. 319, che rimane ancorata alla prospettiva del compimento di un atto contrario ai doveri d’ufficio (come anche all’omissione o ritardo di un atto d’ufficio), nonché al distinguo fra corruzione antecedente e susseguente;

—           dall’altra, l’accettazione di una utilità indebita (o della sua promessa), da parte del pubblico ufficiale [vedi] o dell’incaricato di pubblico servizio, che prescinde dall’adozione o dall’omissione di atti inerenti al proprio ufficio, ma si finalizza esclusivamente a remunerare l’esercizio delle funzioni o dei poteri spettanti al pubblico ufficiale.

Alla luce di tali correttivi è possibile distinguere tre tipologie di corruzione, di seguito esaminate.

Corruzione per l’esercizio della funzione

Ai sensi del riformulato art. 318 c.p., risponde penalmente il pubblico ufficiale che, per l’esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri, indebitamente riceve, per sé o per un terzo, denaro o altra utilità o ne accetta la promessa.

 

Soggetti attivi del reato sono il privato corruttore ed il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio che si lascia corrompere.

Quanto alla condotta, oggetto dell’accordo criminoso è l’esercizio della funzione o del potere nel senso voluto dal corruttore, funzione che diviene, dunque, oggetto di mercimonio (a differenza che nella previgente disposizione, secondo la quale oggetto dell’accordo corruttivo era la realizzazione di un atto d’ufficio).

Il delitto è punibile a titolo di dolo specifico, consistente nella coscienza e volontà del privato di dare o promettere il compenso e del funzionario di accettarlo, per le finalità indicate, con la consapevolezza che tale compenso non è dovuto, ma funzionale all’esercizio della funzione nel senso voluto dal corruttore.

 

Pena: Reclusione da 1 a 5 anni.

Corruzione propria antecedente

Risponde di tale reato il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio il quale, per omettere o ritardare un atto del suo ufficio o per fare un atto contrario ai doveri di ufficio, riceve, per sé o per un terzo, denaro od altra utilità ovvero ne accetta la promessa, nonché colui che dà o promette il denaro o altra utilità (art. 319).

 

Soggetti attivi del reato sono il privato corruttore ed il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio che si lascia corrompere.

Quanto alla condotta, l’omissione si traduce nel mancato compimento dell’atto dovuto; il ritardo nel compimento dell’atto oltre il termine prescritto o comunque con rilevante dilazione rispetto al momento in cui doveva essere eseguito; per atto contrario ai doveri d’ufficio si intende qualsiasi atto in contrasto con norme giuridiche o con istruzioni di servizio, o che comunque violi i doveri di fedeltà imparzialità ed onestà che debbono osservarsi da chiunque eserciti una pubblica funzione.

Il dolo è specifico, in quanto si traduce nella coscienza e volontà della condotta criminosa, qualificata dalla finalità di compiere l’atto contrario ai doveri d’ufficio, ovvero di omettere o ritardare l’atto di ufficio.

 

Pena: Reclusione da 4 a 8 anni.

Corruzione propria susseguente

Commette tale reato il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio che riceve il denaro o l’utilità per aver agito contro i doveri del suo ufficio o per aver omesso o ritardato un atto di ufficio, nonché colui che ha dato il denaro o l’utilità.

Anche in tal caso, soggetti attivi del reato sono il privato corruttore ed il pubblico ufficiale o l’incaricato di un pubblico servizio che si lascia corrompere.

Quanto alla condotta, essa ha i medesimi caratteri di quella antecedente, con la sola differenza che la corresponsione di denaro o utilità (o la loro promessa) si riconnettono ad attività o atti già posti in essere.

A differenza, invece, della corruzione antecedente, il dolo è generico, in quanto, essendo stato l’atto già posto in essere, omesso o ritardato, l’elemento soggettivo si concretizza nella sola coscienza e volontà di ricevere la retribuzione o di accettarne la promessa.

 

Pena: Reclusione da 4 a 8 anni.

 


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