Che significa? | Termini giuridici

Cosa giudicata

20 ottobre 2015 | Autore:


> Dizionario Pubblicato il 20 ottobre 2015



Cosa giudicata (d. proc.): La cosa giudicata indica la immodificabilità del provvedimento del giudice, quando sono stati esperiti tutti i mezzi di impugnazione [vedi] cd. ordinari contro di esso, previsti dalla legge, ovvero quando essi non sono più proponibili per il decorso dei termini.

Cosa giudicata civile (d. p. civ.)

Ai sensi dell’art. 324 c.p.c. la sentenza passa in giudicato formale quando essa non è più soggetta né a regolamento di competenza [vedi], né ad appello [vedi], né a ricorso per Cassazione [vedi Cassazione (Ricorso per)], né a revocazione [vedi] per i motivi di cui ai nn. 4 e 5 dell’art. 395.

Si ha, dunque, giudicato in senso formale quando la sentenza diviene irretrattabile sotto due profili:

—  diviene incontestabile in giudizio ad opera delle parti;

—  e, correlativamente, intoccabile da parte del giudice.

L’accertamento contenuto nella sentenza passata in giudicato fa stato ad ogni effetto tra le parti, i loro eredi o aventi causa (art. 2909 c.c.): la cosa giudicata sostanziale, infatti, impone alle parti l’obbligo di osservare quanto stabilito dal giudice.

Se poi il giudice si pronuncia, per errore, una seconda volta sulla medesima controversia, malgrado il precedente giudicato, le parti possono ricorrere per Cassazione se il giudice ha rigettato una eccezione di giudicato, oppure agire per revocazione [vedi].

I limiti della cosa giudicata sono:

—  oggettivi: si riferiscono all’oggetto della sentenza ed alla causa petendi; la cosa giudicata, infatti, si forma su tale oggetto in relazione alla causa petendi, e non anche sulle questioni eventualmente presentatesi in corso di causa e risolte incidenter tantum;

—  soggettivi: la cosa giudicata non fa stato che tra le sole parti, i loro eredi ed aventi causa; essa cioè deve essere riconosciuta da tutti, ma i suoi effetti non si estendono ai terzi (res inter alios iudicata tertio neque nocet neque prodest).

Le sentenze passate in giudicato [vedi Passaggio in giudicato della sentenza] rimangono peraltro assoggettabili a revisione e a revocazione e/o opposizione di terzo.

Cosa giudicata penale (d. p. pen.)

Dispone l’art. 648 c.p.p. che sono irrevocabili le sentenze ed i decreti penali contro i quali non è più ammessa impugnazione (salva la revisione). È questa la nozione di giudicato formale.

Da ciò consegue che l’accertamento in ordine alla imputazione e alla responsabilità dell’imputato, contenuto nella sentenza o decreto, diviene definitivo (cd. giudicato sostanziale).

La stabilità del giudicato è garantita dalla regola per cui l’imputato prosciolto o condannato (con sentenza o decreto irrevocabile) non può essere sottoposto ad un nuovo procedimento per lo stesso fatto, in base al principio del ne bis in idem (art. 649 c.p.p.).

La irrevocabilità attiene alla consumazione dell’esercizio dell’azione penale in uno dei procedimenti speciali o nel rito ordinario dibattimentale. Più specificamente, possono divenire formalmente irrevocabili e costituire, per riflesso, giudicato sostanziale le sentenze pronunciate nel giudizio abbreviato, in sede di patteggiamento, nel giudizio direttissimo, nel giudizio immediato, ovvero nell’ordinario rito dibattimentale, oltre il decreto penale. Non è ricompresa nella elencazione la sentenza dell’udienza preliminare di non luogo a procedere, perché sempre revocabile (art. 434 c.p.p.).

Relativamente ai provvedimenti cautelari, si fa presente che le ordinanze cautelari, una volta impugnate ai sensi degli artt. 309, 310 e 311 c.p.p., quando si siano esauriti i diversi gradi di impugnazione, acquistano la caratteristica dell’irrevocabilità (cd. giudicato cautelare) che, pur non essendo parificabile all’autorità di cosa giudicata, parimenti porta seco il limite negativo della preclusione, nel senso di non consentire il «bis in idem», salvo che siano cambiate le condizioni in base alle quali fu emessa la precedente decisione. Sicché, ad esempio, una volta emanata una misura cautelare, se questa viene confermata all’esito dei giudizi di impugnazione, non può più essere revocata dal giudice, a meno che non sopravvengano fatti nuovi, diversi da quelli valutati per l’applicazione della misura e nel corso delle impugnazioni, e che incidono sulla persistenza dei gravi indizi di colpevolezza e/o sull’esistenza delle esigenze cautelari e dell’adeguatezza della misura.


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