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Curatore

20 ottobre 2015 | Autore:


> Dizionario Pubblicato il 20 ottobre 2015



 Curatore

Curatore dell’eredità giacente (d. civ.): [vedi     Eredità (giacente)].

Curatore fallimentare (d. fall.)

È l’organo della procedura fallimentare che ha le mansioni più complesse e varie in quanto compie tutte le operazioni della procedura, sotto la vigilanza del giudice delegato e del comitato dei creditori; il suo compito principale, tuttavia, consiste nell’amministrazione dei beni del fallito.

Alla luce della novellata normativa, il curatore è nominato con la sentenza di fallimento o, in caso di sostituzione o di revoca, con decreto del Tribunale e l’incarico può essere affidato a:

—  professionisti (avvocati, dottori commercialisti, ragionieri e ragionieri commercialisti);

—  soggetti che, pur non essendo professionisti, abbiano tuttavia dimostrato comprovate capacità imprenditoriali nello svolgimento di funzioni di amministrazione, direzione e controllo in società per azioni;

—  studi professionali associati o società tra professionisti, quando i soci delle stesse abbiano i requisiti richiesti per i soggetti persone fisiche.

Il curatore deve apporre i sigilli e redigere l’inventario sui beni del fallito, redigere la prima relazione informativa sul dissesto del fallito, esaminare le domande di ammissione al passivo, presenziare all’udienza di discussione dello stato passivo, redigere il programma di liquidazione e vendere i beni del fallito, presentare ogni quattro mesi un progetto delle somme disponibili, presentare il rendiconto.

L’art. 30 L.F. afferma che il curatore, per quanto attiene all’esercizio delle sue funzioni, riviste la qualifica di pubblico ufficiale.

Il decreto crescita bis (D.L. 179/2012, conv. in L. 221/2012) ha introdotto nella Legge Fallimentare una norma generale (art. 31bis) sulle comunicazioni del curatore imponendo allo stesso di effettuare tutte le comunicazioni ai creditori e ai titolari dei diritti sui beni all’indirizzo di posta elettronica certificata che gli stessi soggetti sono obbligati ad indicare al curatore nei casi in cui è prevista una interlocuzione curatore-creditori.

Entrato in possesso del patrimonio del fallito, il curatore assume la veste di custode di tutte le attività in esso comprese, con tutti i conseguenti poteri di amministrazione e di liquidazione dei beni.

In particolare, il curatore compie gli atti di ordinaria amministrazione senza l’intervento di altri organi, gli atti di straordinaria amministrazione e gli atti specificamente indicati dall’art. 35 L.F., che presentano particolari rischi per il patrimonio fallimentare, con l’autorizzazione del comitato dei creditori.

L’art. 35 L.F. prevede che l’istanza con la quale il curatore si rivolge al comitato dei creditori per l’autorizzazione al compimento dell’atto di straordinaria amministrazione deve contenere le sue valutazioni conclusive sulla convenienza o meno della proposta stessa.

Contro gli atti di amministrazione del curatore o contro i suoi comportamenti omissivi, il fallito ed ogni altro interessato possono reclamare al giudice delegato, che decide con decreto motivato.

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