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Custodia cautelare in carcere

20 ottobre 2015 | Autore:


> Dizionario Pubblicato il 20 ottobre 2015



Custodia cautelare in carcere (d. p. pen.): Rientra tra le misure cautelari [vedi] personali e si sostanzia in una piena privazione della libertà.

Le esigenze cautelari sottese alla sua irrogazione sono comuni alle altre misure cautelari [vedi] personali, salvo il ridimensionamento relativo all’art. 274, lett. c), quanto al pericolo di reiterazione di uno stesso reato, per la quale ipotesi è necessario che si tratti di delitti puniti con la pena della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni.

In ossequio al principio di gradualità delle misure cautelari (art. 275) la scelta della custodia carceraria costituisce l’extrema ratio alla quale è possibile ricorrere solo in caso di inadeguatezza delle altre misure cautelari; per tale motivo, l’ordinanza del giudice che dispone la misura cautelare in carcere deve specificare le ragioni per le quali non è possibile ricorrere ad altre misure idonee.

Solo in presenza di alcune categorie di reato, la custodia cautelare è obbligatoria, salvo che risultino insussistenti le esigenze cautelari (art. 275, co. 3).

Trattandosi di una misura carceraria, il periodo di custodia cautelare è sempre detraibile dal computo dell’eventuale carcerazione definitiva da espiare.

In taluni casi (es. grave malattia) il codice prevede il divieto di applicazione della misura della custodia in carcere ferma restando la possibilità di applicazione di diversa misura (es. gli arresti domiciliari).

Divieto di custodia cautelare

Pur in presenza di gravi indizi di colpevolezza ed esigenze cautelari particolarmente gravi, in taluni casi il codice, per ragioni di natura umanitaria, dispone il divieto di applicazione della misura della custodia in carcere, sicché essa non può essere disposta e, se già applicata, deve essere sostituita con altra misura (es. arresti domiciliari).

Ai sensi dell’art. 275 c.p.p. sussiste il divieto, salvo che ricorrano esigenze cautelari di eccezionale rilevanza, quando si tratta di:

a) donna incinta o madre di prole di età inferiore ai tre anni con la convivente ovvero il padre, se la madre è deceduta o impossibilitata a fornire assistenza alla prole;

b) persona di età superiore ai 70 anni;

c) persona affetta da AIDS conclamata od altra deficienza immunitaria accertata con le metodologie indicate nell’art. 286bis;

d) persona affetta da una malattia di tale gravità da rendere incompatibile le condizioni di salute con il regime carcerario.

Custodia cautelare in luogo di cura

La misura in questione differisce dagli arresti cd. domiciliari in luogo di cura, sia perché la persona sottopostavi è un infermo (totale o parziale) di mente, sia perché la custodia ha luogo specificamente presso una struttura del servizio psichiatrico ospedaliero (e non anche presso altri reparti), sia perché l’insanità fa presumere il pericolo di fuga, sicché sono adottati i provvedimenti necessari per prevenirlo (art. 286 c.p.p.).

Trattandosi di misura privativa della libertà, la custodia cautelare è detraibile dalla eventuale pena definitiva da espiare.

Custodia cautelare in istituto per detenute madri

Tale misura prevede un particolare regime di custodia cautelare [vedi] diretto a contemperare le esigenze dei figli di persone sottoposte a misure custodia li con quelle cautelari. Il giudice, valutando la sussistenza di esigenze cautelari di eccezionale rilevanza che devono desumersi da elementi concreti che facciano ritenere preminente la cautela rispetto alle esigenze personali, può vietare l’applicazione della custodia in carcere, nel caso di donna incinta o madre di prole di età non superiore a sei anni ovvero padre, qualora la madre sia deceduta o assolutamente impossibilitata a dare assistenza alla prole.

Custodia cautelare per i minori

La custodia cautelare dei minori è una misura sempre facoltativa.

L’imposizione di essa è subordinata non solo al verificarsi dei presupposti comuni a tutte le misure cautelari [vedi], ma anche alla necessità di non interrompere i processi educativi in atto.

In ogni caso, non può essere disposta se l’unica esigenza ricorrente è il pericolo di fuga.

Inoltre, la custodia cautelare può essere disposta, in particolare, solo quando si procede per delitti per i quali la legge stabilisce la pena della reclusione non inferiore nel massimo a nove anni (e non tre anni, come per l’ipotesi generale) ovvero, per uno di quei delitti consumati o tentati previsti dall’art. 380, co. 2, lett. e), f), g) ed h) c.p.p. in ogni caso, per il delitto di violenza sessuale.


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