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Deduzioni

14 ottobre 2015 | Autore:


> Dizionario Pubblicato il 14 ottobre 2015



Deduzioni

Deduzioni istruttorie (d. p. civ.)

La L. 353/1990, nel modificare l’art. 184 c.p.c., che consentiva alle parti di presentare Deduzioni sino al momento della rimessione della causa al collegio, aveva stabilito che il giudice, se li riteneva ammissibili e rilevanti, ammetteva i mezzi di prova proposti e, nella stessa udienza, ove le parti lo avessero richiesto, fissava un rinvio per la proposizione di nuovi mezzi di prova, assegnando un termine perentorio entro il quale le parti potevano produrre documenti e indicare nuovi mezzi di prova, nonché altro termine (anch’esso perentorio) per l’eventuale indicazione di prova contraria.

Dunque i mezzi di prova potevano essere dedotti con gli atti introduttivi del giudizio, nella prima udienza di trattazione o nella successiva disciplinata dall’art. 184, salva l’ipotesi della rimessione in termini, a norma dell’art. 184bis c.p.c., e tranne il caso in cui la necessità per la parte sorgesse a seguito dell’ammissione d’ufficio di mezzi di prova.

A seguito della riforma introdotta dal cd. decreto competitività (D.L. 35/2005, conv. in L. 80/2005) è prevista (art. 183) un’unica udienza per la comparizione delle parti e la trattazione della causa. È stata eliminata l’udienza per l’ammissione dei mezzi istruttori e, ai sensi del co. 7 dell’art. 183 (come riformulato, da ultimo, dalla L. 263/2005), il giudice provvede sulle richieste istruttorie delle parti fissando l’udienza ex art. 184 c.p.c. per l’assunzione delle prove ritenute ammissibili e rilevanti.

Se provvede mediante ordinanza fuori udienza, questa deve essere pronunciata entro 30 giorni.

Inoltre, se il giudice dispone d’ufficio mezzi di prova, ciascuna parte può dedurre, entro un termine perentorio assegnato dal giudice, i mezzi di prova che si rendono necessari in relazione a quelli ordinati d’ufficio dal giudice, nonché depositare memorie di replica nell’ulteriore termine perentorio assegnato dal giudice.

Deduzioni nel diritto tributario

Importo che il contribuente può sottrarre dal proprio reddito allo scopo di ridurre la base imponibile [vedi] ai fini dell’imposizione diretta; mediante il ricorso a tale sistema il contribuente potrà pagare un’imposta inferiore perché calcolata sulla base di un reddito più basso. La Deduzioni si differenzia:

—  dalla detrazione d’imposta [vedi] perché in questo caso la somma che lo Stato consente di sottrarre è scalata dall’imposta dovuta e non dal reddito;

—  dalla riduzione d’imposta perché in questo caso lo Stato consente di applicare direttamente un’imposta inferiore rispetto a quella applicabile alla generalità dei contribuenti (ad esempio l’imposta di registro dimezzata per chi acquista la prima casa).

Le somme che lo Stato consente di portare in Deduzioni sono in genere relative a una serie di spese ritenute necessarie (spese mediche, contributi previdenziali etc.) o socialmente desiderabili (donazioni a favore di istituzioni religiose, associazioni culturali etc.), dettagliatamente elencate nell’art. 10 del T.U. delle imposte sui redditi [vedi TUIR].

Affinché si possa parlare di Deduzioni è necessario che gli oneri:

—  non siano deducibili nel calcolo dei singoli redditi che concorrono a formare il reddito complessivo;

—  risultino da un’idonea documentazione da conservare e da esibire su richiesta dell’amministrazione finanziaria;

—  siano stati sostenuti dal contribuente e rimasti a suo carico nel periodo d’imposta;

—  siano indicate nella dichiarazione dei redditi.

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