Che significa? | Termini giuridici

Democrazia

14 ottobre 2015 | Autore:


> Dizionario Pubblicato il 14 ottobre 2015



Democrazia (d. pub.): Dal greco «governo del popolo», è sancita come forma di governo dall’art. 1 della Costituzione che afferma «la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione».

Come forma d’organizzazione sociale e politica la Democrazia tende ad assicurare la piena libertà all’individuo, limitata solo laddove incontra la sfera di libertà altrui; in senso giuridico essa si risolve in un insieme di procedure che permettono a tutti i cittadini, direttamente o indirettamente, di partecipare alle decisioni politiche e costituisce l’espressione della sovranità popolare.

Quanto alla distinzione tra Democrazia diretta e rappresentativa, va rilevato che nel primo caso è lo stesso titolare del potere sovrano (il popolo) ad assumere decisioni di tipo politico, mentre nel secondo i cittadini eleggono un certo numero di rappresentanti, con il compito di esprimere la volontà popolare.

I rappresentanti possono essere vincolati da un mandato imperativo, quando devono rispettare la volontà degli elettori, oppure da un mandato fiduciario (cd. «rappresentanza politica»), quando possono operare liberamente le proprie scelte, entro certi limiti.

Nelle Democrazia contemporanee la Democrazia diretta sopravvive soltanto in alcuni istituti come il referendum [vedi] (largamente utilizzato solo in piccoli paesi come la Svizzera) e l’iniziativa legislativa popolare [vedi Iniziativa legislativa].

Democrazia diretta [istituti di]

Istituti previsti dalla Costituzione mediante i quali il popolo, in quanto titolare della sovranità [vedi] (art. 1 Cost.), esercita direttamente il proprio potere.

Tali istituti sono: l’iniziativa legislativa [vedi], il diritto di petizione, il referendum [vedi].

Democrazia in rete

Costituisce la possibilità, attraverso la rete (blog, social network) di esprimere on line la propria idea o opinione politica e, persino, scegliere i candidati da presentare alle elezioni favorendo, in tal modo, la partecipazione politica dei cittadini e, quindi, il ritorno alla democrazia diretta [vedi].

In particolare, è stato il Movimento 5 stelle [vedi] a gettare le basi di tale diversa e più partecipativa proposta politica (vedi partecipazione democratica in rete).

La Democrazia porta un diverso uso della democrazia che se non allineata agli interessi della «casta» non è ben visto tra quei governanti che spesso utilizzano il mandato parlamentare per «manipolare» la genuinità delle scelte politiche degli elettori.

DEMOCRAZIA

“Quando l’uno o i pochi o i molti governano per il bene comune, queste costituzioni necessariamente sono rette, mentre quelle che badano all’interesse o di uno solo o dei pochi o della massa sono deviazioni: in realtà o non si devono chiamare cittadini quelli che non prendono parte al governo o devono partecipare dei vantaggi comuni. Delle forme monarchiche quella che tiene d’occhio l’interesse comune, siamo soliti chiamarla regno: il governo di pochi, e, comunque, di più d’uno, aristocrazia (o perché i migliori hanno il potere o perché persegue il meglio per lo stato e per i suoi membri); quando poi la massa regge lo stato badando all’interesse comune, tale forma di governo è detta, col nome comune a tutte le forme di costituzione, politia.

Deviazioni delle forme ricordate sono la tirannide del regno, l’oligarchia dell’aristocrazia, la democrazia della politia. La tirannide è infatti una monarchia che persegue l’interesse del monarca, l’oligarchia quello dei ricchi, la democrazia poi l’interesse dei poveri: al vantaggio della comunità non bada nessuna di queste […].

In tutti gli stati esistono tre classi di cittadini, i molto ricchi, i molto poveri, e, in terzo luogo, quanti stanno in mezzo a questi. Ora, siccome si è d’accordo che la misura e la medietà è l’ottimo, è evidente che anche dei beni di fortuna il possesso moderato è il migliore di tutti, perché rende facilissimo l’obbedire alla ragione, mentre chi è eccessivamente bello o forte o nobile o ricco, o, al contrario, eccessivamente misero o debole o troppo ignobile, è difficile che dia retta alla ragione. … Oltre ciò, quelli che hanno in eccesso i beni di fortuna, forza, ricchezza, amici e altre cose del genere, non vogliono farsi governare né lo sanno (e quest’atteggiamento traggono direttamente da casa, ancora fanciulli, perché, data la loro mollezza, non si abituano a lasciarsi governare neppure a scuola) mentre quelli che si trovano in estrema penuria di tutto ciò, sono troppo remissivi. Sicché gli uni non sanno governare, bensì sottomettersi da servi al governo, gli altri non sanno sottomettersi a nessun governo ma governare in maniera dispotica.

Si forma quindi uno stato di schiavi e di despoti, ma non di liberi, di gente che invidia e di gente che disprezza, e tutto questo è quanto mai lontano dall’amicizia e dalla comunità statale, perché la comunità è in rapporto con l’amicizia, mentre coi nemici non vogliono avere in comune nemmeno la strada. Lo stato vuole essere costituito, per quanto è possibile, di elementi uguali e simili, il che succede soprattutto con le persone del ceto medio. Di conseguenza ha necessariamente l’ordinamento migliore lo stato che risulti di quegli elementi dei quali diciamo che è formata per natura la compagine dello stato. E son questi cittadini che nello stato hanno l’esistenza garantita più di tutti: infatti essi non bramano le altrui cose, come i poveri, né gli altri le loro, come fanno appunto i poveri dei beni dei ricchi, e quindi per non essere essi stessi presi di mira e per non prendere di mira gli altri, vivono al di fuori di ogni pericolo” (ARISTOTELE, Politica, in Opere, Roma-Bari, 1986, IX, 84, 135-37).

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