Che significa? Diritti

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Diritti

Diritti della personalità (d. civ.)

I Diritti costituiscono l’insieme delle situazioni giuridiche soggettive strettamente collegate al concetto di «persona», tutelate dalla Costituzione e dalle leggi civili e penali. Si tratta di diritti assoluti connessi alle prerogative essenziali della persona che, per questo motivo, si acquistano al momento della nascita e fanno capo a tutti (cittadini, stranieri e apolidi). Sono caratterizzati dalla necessarietà, in quanto non possono mai mancare, e dalla indisponibilità, non essendo trasmissibili.

I Diritti della personalità sono:

—  essenziali: in quanto mirano a garantire le ragioni fondamentali della vita e dello sviluppo fisico e morale della persona;

—  personalissimi: in quanto hanno come oggetto un modo di essere della persona;

—  originari: se sorgono con la nascita (come, per esempio, il Diritto alla vita). Essi sono detti pure innati in quanto prescindono da qualsiasi riconoscimento giuridico;

—  derivati: se si acquistano in seguito (come, per esempio, il Diritto allo status di coniuge);

—  non patrimoniali: in quanto alla stregua della coscienza sociale tali Diritti non possono assumere un valore di scambio, anche se ciò non esclude che le prestazioni dovute ai loro titolari possano avere contenuto economico (es.: il Diritto del figlio al mantenimento da parte dei genitori è un Diritto non patrimoniale anche se le prestazioni sono economicamente valutabili);

—  assoluti: cioè possono essere fatti valere nei confronti di tutti (erga omnes);

—  inalienabili: in quanto al soggetto non è consentito, salvo eccezioni, alcun potere dispositivo su di essi;

—  imprescrittibili: in quanto non si estinguono per non uso o per mancata difesa;

—  irrinunziabili: in quanto non sono possibili atti dismissivi;

—  non trasmissibili: all’eventuale tutela dei Diritti stessi dopo la morte della persona (contro le offese all’onore o, per esempio, contro le violazioni dei Diritti morali d’autore) sono legittimati i parenti di sangue e non coloro che siano istituiti eredi.

Tra i Diritti della personalità si individuano il Diritto alla vita, all’integrità fisica, alla riservatezza, all’onore ed integrità morale, all’immagine e al nome [vedi].

Diritti di cancelleria (d. p. civ.)

Prima dell’introduzione del contributo unificato le cancellerie [vedi] e segreterie giudiziarie, a norma della L. 24-12-1976, n. 900, per l’espletamento di determinate attività di carattere processuale o amministrativo (quali il rilascio di copie ed estratti di documenti, l’emissione di mandati, l’iscrizione e la fascicolazione) percepivano specifici diritti di cancelleria, cioè vere e proprie tasse che il cittadino doveva pagare in riferimento ad una prestazione richiesta.

Successivamente, ai sensi dell’art. 9 della L. 23-12-1999, n. 488, a partire dal 1° marzo 2002, i bolli, la tassa d’iscrizione a ruolo e i diritti fissi di cancelleria sono stati aboliti e sostituiti da un meccanismo impositivo proporzionale al valore della causa, il cd. contributo unificato.

Il testo unico in materia di spese di giustizia (D.P.R. 30-5-2002, n. 115) ha espressamente eliminato dalle disposizioni in vigore qualsiasi riferimento ai diritti di cancelleria, con la sola eccezione del diritto di copia e del diritto di certificato, che rappresentano quindi le uniche ipotesi di diritto ancora applicabile.

Diritti doganali (d. trib.)

Sono tali tutti quei diritti che la dogana [vedi] è tenuta, in base alla legge, a riscuotere in relazione alle operazioni doganali. Tra i Diritti assumono particolare rilievo i diritti di confine (che comprendono i dazi di esportazione e quelli di importazione), i diritti di monopolio, le sovraimposte di confine etc. Si tratta, dunque, di un gruppo di entrate con diverse caratteristiche ma con una matrice comune: sono prelevate all’atto delle operazioni doganali.

L’apertura delle frontiere tra gli Stati del­l’Unione Europea [vedi] e la conseguente caduta delle barriere doganali ha comportato il fatto che in ambito comunitario non si possa più parlare di merci estere da importare o merci nazionali da esportare. In tal senso sono venuti a cadere gli stessi presupposti per l’applicazione dei Diritti. Gli scambi tra Stati UE vengono, pertanto, definiti operazioni intracomunitarie.

Diritti inviolabili dell’uomo (d. cost.)

L’art. 2 Cost. stabilisce, nella prima parte, che «la Repubblica riconosce e garantisce i Diritti, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità».

Per Diritti si intendono quei diritti e quelle libertà considerati essenziali, in quanto innate dalla natura dell’uomo e caratterizzanti la forma dello Stato democratico. L’origine dei Diritti risale alla Magna Charta [vedi] del 1215 e alle dichiarazioni della Virginia (1776) e francese (1789) e, infine, si rinviene negli emendamenti della Costituzione americana, i cui primi 10 articoli risalgono al 1791 (Bill of rights): ad essi ha fatto seguito — riconosciuta a livello mondiale — la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo [vedi] approvata dalle Nazioni Unite nel 1948.

I Diritti sono inviolabili da parte del legislatore ordinario, le cui norme sarebbero costituzionalmente illegittime [vedi Giudizio di legittimità costituzionale] se tendessero a limitarne l’esercizio al di fuori delle previsioni costituzionali oppure ad annullarne il contenuto, e sono anche sottratti al potere di revisione costituzionale [vedi]. Pertanto le eventuali modifiche (del loro contenuto essenziale) costituirebbero non una «revisione», bensì un «sovvertimento» dell’assetto costituzionale.

I Diritti sono qualificati come «inviolabili» quando:

—  non possono essere oggetto di revisione costituzionale nel loro contenuto essenziale, in quanto incorporano un valore della persona avente un carattere fondante rispetto al sistema democratico attualmente vigente in Italia (Corte cost. n. 366 del 1991);

—  sono indisponibili e intrasmissibili da parte dei loro titolari;

—  sono immediatamente efficaci anche nei rapporti intersoggettivi in quanto costituiscono diritti fondamentali che al singolo sono riconosciuti e che il singolo deve poter far valere non solo nei confronti dei pubblici poteri, ma anche dei soggetti privati;

—  sono imprescrittibili: anche se non esercitati, i Diritti non cadono mai in prescrizione.

I Diritti sono riconosciuti all’uomo:

—  sia come singolo: tali il diritto al nome, all’onore, alla libera manifestazione del proprio pensiero;

—  sia come membro di formazioni sociali [vedi]: come, ad esempio, il diritto di associazione e di riunione e tutti i diritti relativi alle attività svolte dalle associazioni (culturali, sportive, politiche etc.).

Diritti naturali (t. gen.)

Sono quei diritti che si ritiene attribuiti all’individuo in quanto essere umano (vita, libertà, etc.) e, come tali, preesistono allo Stato e, pertanto, devono essere assolutamente rispettati dal diritto positivo.

Diritti potestativi (d. civ.)

Sono situazioni giuridiche attive che consentono al titolare di ottenere con un proprio comportamento un risultato favorevole, provocando una modificazione nella sfera giuridica di un diverso soggetto, il quale si trova perciò in una posizione passiva di soggezione; quest’ultimo infatti non potrebbe validamente opporsi al prodursi di tale modificazione (es.: Diritti di affrancazione dell’enfiteuta, art. 971 c.c.; recesso unilaterale, art. 1373 c.c.; Diritti di chiedere lo scioglimento della comunione, art. 1111 c.c.).

Diritti quesiti (d. civ.)

Sono i diritti acquistati, ossia facenti parte del patrimonio di un soggetto. Eventuali modificazioni legislative non determinano variazioni dei Diritti, già consolidatisi in capo al soggetto. L’intangibilità dei Diritti costituisce perciò un limite alla possibile retroattività della legge.

Diritti sociali (d. pub.)

Diritti che assicurano al cittadino quelle prestazioni pubbliche consistenti in standard minimi di esistenza secondo i principi del Welfare State [vedi].

La Costituzione repubblicana propugna i Diritti, per cui l’individuo è considerato titolare di una pretesa a beneficiare di un’ampia gamma di prestazioni che vanno oltre il riconoscimento dei principi di uguaglianza e libertà tipici dello Stato di diritto.

In particolare, tutti i soggetti, per l’adeguato sviluppo della loro personalità (soprattutto se indigenti), vantano nei confronti dello Stato una serie di diritti riguardanti l’istruzione, i servizi culturali, la sicurezza sociale, il lavoro, le libertà sindacali.

Diritti soggettivi (d. civ.)

Sono posizioni giuridiche soggettive di vantaggio riconosciute dall’ordinamento giuridico ad un soggetto in ordine ad un bene della vita, consistenti nell’attribuzione al medesimo soggetto di una serie di strumenti (facoltà, poteri, pretese) atti a garantire sul piano giuridico la protezione piena dell’interesse al bene. Se l’interesse al bene può essere soddisfatto dal comportamento del titolare, si parla di Diritti assoluti (es. diritti reali), a fronte dei quali si pone il dovere per tutti gli altri soggetti di astenersi da comportamenti che possano ledere tale interesse.

Nel caso in cui, invece, l’interesse al bene necessita del comportamento collaborativo di un altro soggetto, si parla di Diritti relativi (es. diritti di obbligazione), a fronte dei quali si pone l’obbligo del soggetto tenuto a collaborare.

Si hanno invece Diritti potestativi quando ad un soggetto è riconosciuta la possibilità di ottenere con un proprio comportamento una modificazione della sfera giuridica di un altro soggetto, che viene a trovarsi in una posizione di mera soggezione.

La caratteristica comune a tutte queste figure è la pienezza della tutela ad essi accordata. Si hanno, invece, Diritti condizionati quando la titolarità o l’esercizio di essi è sottoposto a condizione che può essere sospensiva o risolutiva. Rientrano nella prima categoria i diritti in attesa di espansione, nella seconda i diritti affievoliti.

Diritti soggettivi pubblici (d. cost.)

Lo Stato italiano, in quanto Stato di diritto, riconosce ai singoli cittadini la titolarità di Diritti, cioè di posizioni giuridiche che essi possono far valere di fronte alle pubbliche autorità.

LE CLASSIFICAZIONI DEI DIRITTI SOGGETTIVI PRIVATI

Diritti soggettivi assoluti: I diritti assoluti (cd. erga omnes) attribuiscono al titolare un potere che questi può far valere indistintamente verso tutti gli altri soggetti, a carico dei quali sussiste un generico obbligo negativo di non turbare l’esercizio del diritto stesso (es.: il diritto di proprietà). La categoria dei diritti soggettivi assoluti comprende: i diritti reali, i diritti della personalità, i diritti su beni immateriali.

Diritti soggettivi relativi: I diritti relativi (cd. in personam) sono quelli che assicurano al titolare un potere che si può far valere solo verso una o più persone determinate, a carico delle quali sussiste un obbligo di dare, fare o non fare qualcosa (es.: il diritto del credi-tore di ottenere la prestazione del debitore). La categoria dei diritti soggettivi relativi coincide con quella dei diritti di credito.

Diritti soggettivi patrimoniali: I diritti patrimoniali tutelano interessi economici dei soggetti e, pertanto, sono suscettibili di valutazione in danaro.

Diritti soggettivi non patrimoniali: I diritti non patrimoniali realizzano interessi di preva-lente natura morale (es.: i diritti che attengono ai rapporti familiari).

Diritti soggettivi trasmissibili: I diritti trasmissibili sono quelli normalmente trasferibili ad altri soggetti.

Diritti soggettivi intrasmissibili: I diritti intrasmissibili sono quelli che non possono es-sere trasferiti ad altri soggetti, così come i cd. diritti personalissimi (alla vita, onore etc.), alcuni diritti patrimoniali (agli alimenti legali etc.), e in genere quelli che disciplinano rap-porti che soddisfano un interesse superiore (es.: diritti familiari).

Diritti reali: I diritti reali costituiscono la categoria più importante dei diritti assoluti ed attribuiscono al loro titolare una signoria piena (es.: proprietà) o limitata (diritti reali su cosa altrui o diritti reali limitati) su un bene. Il diritto reale è, quindi, la facoltà di agire di un soggetto sopra un bene per la soddisfazione di un proprio interesse.

La disciplina dei diritti reali è dettata dalla legge dello Stato in cui si trovano i beni oggetto di tali diritti.

Le caratteristiche dei diritti reali sono:

– immediatezza: assicura un potere immediato sulla cosa, senza la interposizione di altre persone;

– assolutezza: si fa valere nei confronti di tutti i terzi, sui quali incombe un dovere negati-vo di astensione dal compimento di atti lesivi dei diritti soggettivi stessi;

– tipicità: costituiscono un numerus clausus e, come tali, sono solo quelli previsti dalla legge [vedi Jura in re aliena].

Diritti di obbligazione: I diritti di obbligazione (o di credito o personali) sono diritti sog-gettivi relativi e pertanto attribuiscono al loro titolare un potere che può farsi valere solo verso una o più persone determinate, a cui si richiede un particolare comportamento [vedi Prestazione].

Si ha, in questo caso, un soggetto passivo determinato, tenuto ad una determinata con-dotta nei confronti del titolare del diritto, il quale ha, pertanto, bisogno della coopera-zione dello stesso soggetto passivo (debitore) per realizzare il proprio interesse.

Diritti civici: Costituiscono l’espressione del potere del cittadino di ottenere, previo pagamento di un corrispettivo, una prestazione particolare da parte dello Stato, alla quale lo Stato stesso non è tenuto nello svolgimento delle sue funzioni. Tipico diritto civico è quello di ottenere il rilascio di certificazioni anagrafiche.

Diritti di libertà: Essi costituiscono il riconoscimento di situazioni soggettive di libertà che lo Stato garantisce, di regola, a tutti, comprendendo anche coloro i quali sono privi di cittadinanza.

Al singolo, in particolare, è garantita una sfera di autonomia d’azione nella quale lo Stato non può interferire se non nei casi, nei modi e con i limiti rigorosamente previsti dalla Costituzione e dalle leggi.

In concreto, la Costituzione, nell’ambito dei rapporti civili, tutela i diritti di libertà. Tra essi, anzitutto la libertà personale e domiciliare per cui non sono ammesse forme d’ispezione, perquisizione o altra limitazione se non per atto motivato dell’autorità giudiziaria e nei casi e nei modi previsti dalla legge. La Costituzione tutela, inoltre, le libertà di circolazione, soggiorno, riunione e associazione, come espressioni che rappresentano forme di tutela dei diritti inviolabili dell’uomo inteso come singolo, o nell’ambito delle formazioni sociali in cui esplica la sua personalità.

Infine la libertà di espressione viene tutelata dalla Carta Costituzionale, sia attraverso la tutela della segretezza della corrispondenza, la cui limitazione può avvenire solo per atto motivato dell’autorità giudiziaria, sia attraverso la tutela della libera manifestazione del pensiero attraverso la parola, lo scritto o altro mezzo [vedi Associazione (Libertà di); Circolazione (Libertà di); Corrispondenza (Libertà di); Insegnamento (Libertà di); Libertà personale; Pensiero (Libertà di); Riunione (Libertà di)].

Diritti politici: Sono i diritti riconosciuti ai cittadini di partecipare alla vita e alla formazione dello Stato e degli enti pubblici.

Essi possono essere:

– diretti: se danno la possibilità ai cittadini di partecipare direttamente alla vita dello Stato;

– indiretti: se danno la possibilità ai cittadini di partecipare indirettamente alla vita dello Stato.

Diritti reali

Su cosa propria:  Di proprietà

CARATTERI:

– Pienezza

– Elasticità

– Esclusività

– Perpetuità

Su cosa altrui: Di godimento

Usufrutto – Superficie – Enfiteusi – Servitù – Uso – Abitazione

Su cosa altrui: Di garanzia

Ipoteca – Pegno

CARATTERI:

– tipicità

– limitatezza del contenuto rispetto

– specialità

– temporaneità

Diritti umani [tutela dei] (d. int.)

Per Diritti si intendono quei diritti connessi alla natura stessa della persona umana; essi rinviano innanzitutto al concetto di identità universale dell’uomo secondo cui la persona umana ha gli stessi diritti ed aspira alle stesse libertà quali che siano la razza, l’etnia, il sesso, le opinioni, la nazionalità.

Sebbene in linea di principio i Diritti debbano essere considerati indivisibili, ragioni di ordine pratico suggeriscono l’opportunità di una loro distinzione.

La distinzione più utile, che ha riguardo al loro contenuto materiale, appare quella tra:

—  diritti individuali che si riferiscono direttamente alla persona umana. Sono stati i primi ad essere rivendicati e consistono, essenzialmente, in diritti di ordine personale e civile (diritto alla vita, alla libertà, alla dignità umana, uguaglianza di fronte alla legge, diritto a ricorrere ai tribunali interni), sociale (diritto alla nazionalità) e politico (libertà di opinione, di espressione, di riunione, di associazione);

—  diritti collettivi che si riferiscono all’individuo in quanto parte di un gruppo. La loro affermazione ha avuto un particolare impulso con l’apparire sulla scena internazionale dei Paesi in via di sviluppo anche se il riconoscimento di alcuni tra essi è avvenuto in tempi precedenti la nascita stessa del diritto umanitario.

I diritti fondamentali dell’uomo sono tutelati da quelle norme che vietano le cd. gross violations ovvero:

—  il genocidio [vedi];

—  le discriminazioni razziali quali l’apartheid;

—  la tortura;

—  le esecuzioni in massa;

—  i trattamenti degradanti dei prigionieri politici;

—  la negazione del principio di autodeterminazione dei popoli;

—  la schiavitù.

Un analogo riconoscimento non sembra potersi accordare a tutti gli altri diritti, quali quelli economici e sociali (si pensi al diritto al lavoro, alla sicurezza sociale, alla salute), la cui affermazione comporta la realizzazione di particolari condizioni materiali, politiche e sociali che non si può dire siano stati raggiunti da tutti gli Stati.

Il movimento a favore dei Diritti ha ricevuto notevole impulso dall’attività delle organizzazioni internazionali [vedi], sia di quelle che operano a livello regionale sia di quelle universali.

Questa attività è valsa in primo luogo a generare una vastissima normativa, in larga misura a livello convenzionale, che prevede una serie assai dettagliata di diritti che gli Stati si obbligano a rispettare. Inoltre essa ha condotto all’individuazione puntuale e precisa di un numero vastissimo di diritti della persona umana, di carattere sociale, politico, culturale, civile, economico etc.

Particolarmente attiva in questo campo è stata l’ONU [vedi], che ha adottato già nel 1948 il testo base in materia di tutela dei diritti umani: la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo [vedi].

Negli anni successivi sono stati adottati il Patto sui diritti civili e politici e il Patto sui diritti economici, sociali e culturali, la Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale (21-12-1965), la Convenzione sull’eliminazione di tutte le discriminazione riguardante le donne (18-12-1979), la Convenzione contro la tortura ed altri trattamenti o punizioni crudeli, inumane o degradanti (10-12-1984) e la Convenzione sui diritti del fanciullo (20-11-1989).

Altro passo significativo di questo lungo percorso è stato l’approvazione dello Statuto della Corte penale internazionale [vedi] nel corso della Conferenza promossa dall’ONU e tenutasi a Roma nel luglio 1998.

Altre importanti convenzioni per la salvaguardia dei Diritti stipulate a livello regionale sono la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo [vedi], la Convenzione americana sui diritti dell’uomo [vedi], la Carta europea dei diritti dell’uomo e la Carta africana dei diritti dell’uomo.


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