Che significa? | Termini giuridici

Diritto

19 ottobre 2015 | Autore:


> Dizionario Pubblicato il 19 ottobre 2015



Diritto (t. gen.): Insieme delle norme giuridiche che regolano la vita dei cittadini di uno Stato. Tradizionalmente si distingue fra Diritto pubblico e Diritto privato: il primo è rivolto a disciplinare la formazione, l’organizzazione e l’attività dello Stato e degli enti pubblici nonché i loro rapporti con i privati allorché essi siano in posizione di superiorità derivante dal fatto che agiscono in veste di pubblica autorità. Il secondo, invece, interviene a regolamentare i rapporti tra soggetti in posizione di parità, e quindi sia i rapporti tra privati che quelli tra privati e P.A., nei casi in cui quest’ultima non riveste una posizione di supremazia. Quanto indicato riguarda il cd. Diritto oggettivo. Quando, infatti, si fa riferimento al potere di agire a tutela di un proprio interesse riconosciuto al soggetto dall’ordinamento giuridico, si parla più specificamente di Diritto soggettivo [vedi anche Diritti soggettivi].

Diritto agrario

È quel ramo del diritto che studia il complesso di istituti giuridici che fanno capo al fenomeno dell’agricoltura. È prevalentemente legato alle discipline privatistiche (diritto civile, commerciale), ma è pervaso anche da norme di carattere pubblicistico in relazione, per esempio, alle politiche (nazionali e sopranazionali) per lo sviluppo e il sostegno dell’agricoltura.

Il Diritto agrario opera in stretto collegamento con la scienza agraria e con il diritto dell’ambiente [vedi].

Diritto amministrativo

Disciplina, nel rispetto della Costituzione e della legge, l’attività amministrativa dello Stato in tutti i suoi molteplici aspetti. Esso concerne l’organizzazione, i beni, i mezzi, le forme e la tutela dell’attività della Pubblica Amministrazione. [vedi]

Diritto bancario

È quel complesso di norme che regolano la costituzione, l’organizzazione e l’esercizio dell’impresa di credito.

Diritto bellico (d. int.)

Complesso di norme internazionali che disciplinano i comportamenti degli Stati in tempo di guerra. Dalla seconda metà dell’800 si è proceduto alla redazione per iscritto, mediante accordi internazionali, delle norme consuetudinarie di Diritto.

Fra i trattati più significativi in tema di Diritto bellico vanno annoverate le varie Convenzioni dell’Aia e di Ginevra.

Particolare importanza rivestono le norme in materia di assistenza ostile, città aperta, confisca, giudizio delle prede, prede belliche, vittime di guerra, spie, occupazione bellica.

Diritto canonico

È costituito dall’insieme delle norme giuridiche formulate dalla Chiesa cattolica [vedi], che regolano l’attività dei fedeli nel mondo nonché le relazioni interecclesiastiche e quelle con la società esterna.

Il Diritto si compone di norme di origine divina, il Diritto divino, che sono assolutamente inderogabili da leggi umane, civili o ecclesiastiche e di norme di provenienza umana, il Diritto umano, che scaturiscono, invece, dal volere delle autorità costituite dalla Chiesa per il governo della comunità dei fedeli quali ad esempio il Pontefice [vedi] e il Concilio Ecumenico [vedi].

Diritto cartolare (d. comm.)

È il Diritto che nasce dalla emissione di un titolo di credito [vedi] astratto, che ha per oggetto la prestazione menzionata nel titolo stesso.

Caratteristica del Diritto cartolare è il principio di letteralità: il contenuto e la portata della promessa sono soltanto quelli documentati dal tenore letterale del titolo.

Da ciò deriva che il titolare del Diritto cartolare non può pretendere una prestazione diversa da quella risultante dal documento e il debitore può opporre al creditore solo le eccezioni fondate sul contesto letterale del titolo.

L’autonomia che caratterizza il Diritto cartolare tutela il creditore cui non possono essere eccepite da parte del debitore cartolare le eccezioni che avrebbe potuto opporre al precedente possessore.

Diritto civile 

È il Diritto che disciplina le relazioni intersoggettive, sia dei singoli che degli enti privati, non affidandone la cura ad organi pubblici, ma lasciando alla iniziativa personale anche l’attuazione delle singole norme.

Il Diritto civile, quindi, comprende tutte le norme che riguardano l’esistenza del soggetto, la sua capacità e la regolamentazione generale dei vari aspetti della partecipazione dello stesso soggetto al godimento e alla utilizzazione delle risorse economiche. Il Diritto civile, in particolare, comprende la disciplina dei diritti reali e dei rapporti di obbligazione.

Infine, il Diritto contiene la normativa che riguarda la tutela del soggetto nei confronti delle offese eventuali o attuali che colpiscono la sua sfera giuridico-patrimoniale.

Diritto commerciale

Il Diritto ha ad oggetto la regolamentazione normativa dei rapporti commerciali.

In particolare, il Diritto commerciale costituisce una branca del Diritto civile, in quanto è disciplinato dal codice civile, anche se conserva una autonomia scientifica. Esso, inoltre, è oggetto di una disciplina sovranazionale, che mira all’adeguamento alle norme dell’Unione europea, al fine di creare un Diritto uniforme per i vari Stati.

Rientrano nel Diritto commerciale: il Diritto industriale, il Diritto bancario, il Diritto societario, il Diritto fallimentare e il Diritto dei mercati mobiliari e dell’intermediazione finanziaria.

Diritto comparato

Scienza che intende «condurre il pensiero giuridico a constatare e a cogliere, attraverso un procedimento ordinato, metodico e progressivo di raffronto, le somiglianze, le divergenze e le cause, cioè a rivelare le relazioni esistenti tra differenti ordinamenti».

Tale branca del diritto copre sia l’ambito del «diritto privato» che quello giuspubblicistico, ramo in cui gli studiosi, nel corso degli anni, non sono ancora riusciti ad ottenere risultati sistematici soddisfacenti (De Vergottini).

La necessità di comparare sistemi e ordinamenti giuridici, sempre presente nello sviluppo delle istituzioni, è stata più fortemente sentita e istituzionalizzata soprattutto a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, sotto l’influenza del positivismo giuridico, e ciò ha dato un contributo notevole alla crescita e allo sviluppo dei nuovi ordinamenti nazionali (tra cui il regno d’Italia e il Reich Tedesco) che prendevano vita proprio all’inizio della seconda metà dell’800.

Diritto Diritto (d. int.)

È l’insieme delle norme e dei principi internazionali che regolano il regime giuridico dello spazio ultraterrestre e dei corpi celesti.

Tra i testi fondamentali del Diritto figurano, il Trattato sui principi che regolano le attività degli Stati in materia di esplorazione ed utilizzazione dello spazio extra-atmosferico, ivi compresa la luna e gli altri corpi celesti (1967), la Convenzione relativa alla responsabilità per danni causati da oggetti spaziali (1972), quella sugli astronauti e la restituzione degli oggetti lanciati nello spazio ultraterrestre (1968) etc.

I principi generali che se ne ricavano possono così sintetizzarsi:

—  l’esplorazione e l’utilizzazione dello spazio cosmico e dei corpi celesti devono avere luogo per il bene e l’interesse di tutti i paesi e sono aperte a tutti gli Stati, senza discriminazione alcuna;

—  lo spazio cosmico ed i corpi celesti (compresa la Luna) non sono soggetti ad appropriazione nazionale, né a pretese di sovranità attraverso l’uso e l’occupazione, né con nessun altro mezzo;

—  ciascuno Stato conserva i diritti di proprietà e la sua potestà sugli oggetti lanciati nello spazio anche in caso di ritorno sulla terra;

—  ogni Stato che effettua o fa effettuare il lancio di un oggetto nello spazio sopratmosferico, ed ogni Stato il cui territorio e le cui installazioni servono al lancio sono responsabili per i danni causati agli altri Stati da questo oggetto e dai suoi elementi costitutivi.

Diritto costituzionale 

Sancisce i principi e le norme fondamentali della vita dello Stato, dei cittadini e di tutti gli altri soggetti della comunità.

Tali norme sono contenute nella Costituzione [vedi], che rappresenta la lex suprema dello Stato, e nelle leggi costituzionali.

Il Diritto si divide in:

—  Diritto costiuzionale particolare, limitato cioè all’analisi dell’ordinamento costituzionale di un solo Stato;

—  Diritto costituzionale generale che descrive i tratti distintivi di ciascun ordinamento o «famiglia» di ordinamenti;

—  Diritto costituzionale comparato, nel quale il raffronto di più sistemi positivi non costituisce un semplice metodo d’indagine, ma un ramo autonomo della scienza giuridica.

Diritto del lavoro

È il Diritto avente caratteri privatistici e pubblicistici, che si manifesta nelle disposizioni che disciplinano il rapporto di lavoro e che tutelano la libertà, la dignità e la personalità del lavoratore e il suo interesse economico.

Il Diritto del lavoro è tradizionalmente ripartito in:

Diritto del lavoro in senso stretto, che riguarda la disciplina del rapporto individuale;

—  Diritto sindacale, che concerne la regolazione dei conflitti derivanti dalle relazioni industriali;

—  Diritto della previdenza sociale, che concerne la previdenza da parte dello Stato o di altri enti pubblici a favore dei lavoratori.

L’oggetto del Diritto del lavoro è circoscritto strettamente all’ambito del rapporto di lavoro subordinato [vedi] in quanto è per tale relazione giuridica, in cui il lavoratore appare come soggetto debole, che il Diritto del lavoro svolge la sua funzione di garanzia.

La diffusione, sotto il nome di lavoro autonomo, di rapporti di lavoro caratterizzati sempre più da elementi tipici del lavoro subordinato ha indotto il Diritto del lavoro ad ampliare il proprio raggio d’azione, con la tendenza ad estendere alcuni istituti di garanzia e tutela anche a tali rapporti [vedi Parasubordinazione].

Diritto dell’Unione europea

Complesso di norme che regolano l’organizzazione e lo sviluppo dell’Unione europea nonché i rapporti tra questa e gli Stati membri.

Le fonti del diritto UE sono costituite:

—  dai trattati istitutivi, così come modificati da atti successivi e integrati dai principi comuni costituenti il diritto primario;

—  dagli atti emanati dalle istituzioni costituenti il cd. (—) dell’Unione derivato o secondario.

I trattati istitutivi (così come gli accordi con Stati terzi) rappresentano le fonti di 1° grado dell’ordinamento giuridico comunitario: le norme in essi contenute non potranno, quindi, essere disattese dagli atti delle istituzioni dell’Unione.

Diritto di famiglia (d. civ.)

Branca del Diritto privato disciplinante i rapporti familiari, contenuta nel Libro I del codice civile, così come riformato dalla L. 151/1975 e dalle altre successivamente emanate. Tale legge ha apportato notevoli modifiche al codice, anche sotto la spinta delle numerose sentenze della Corte costituzionale tese ad uniformare le norme ai principi costituzionali in tema di famiglia (parità tra i coniugi, comunione legale dei beni, separazione personale senza addebito etc.).

Il Diritto di famiglia ha subito importanti cambiamenti a seguito della normativa in materia di filiazione [vedi], matrimonio [vedi], affido condiviso [vedi] etc.

Diritto di polizia (leg. di p.s.)

Raccoglie la normativa dettata dal T.U.L.P.S. (Testo Unico di pubblica sicurezza) e da altre leggi speciali che disciplina l’attività e l’organizzazione delle forze di polizia, l’ordine pubblico [vedi] e la sicurezza pubblica [vedi] e l’attività di intelligence [vedi].

Il Diritto di polizia è stato oggetto di numerose leggi di riforma: considerevole è il contributo normativo apportato dalla L. 121/1981, che non solo ha notevolmente rivoluzionato la struttura organica del personale appartenente alla P.S., oggi Polizia di Stato, ma ne ha anche modificato le finalità e i compiti statuendo che la Polizia deve tener conto, nello svolgimento della propria attività, della tutela dell’ordine pubblico ma deve cooperare per rendere effettivamente esercitabili i diritti e le libertà garantite dalla Costituzione.

Diritto diplomatico (d. int.)

Costituisce la branca più antica del Diritto internazionale [vedi], retta da norme che per secoli hanno avuto solo natura consuetudinaria. Regola la struttura e l’organizzazione degli organi nonché le attività legate alle relazioni politiche internazionali.

Soggetti del Diritto internazionale sono gli Stati in grado di esercitare lo ius legationis, lo ius instituendi consules, lo ius contraendi, lo ius conventus.

Un ramo del Diritto internazionale è rappresentato dal Diritto consolare, che regola l’attività (cd. localizzata) dei consoli per la tutela degli interessi dei cittadini all’estero.

Diritto divino (d. int.)

Scaturisce da una manifestazione di volontà di un’autorità ultraterrena: l’autorità divina.

In questo caso a costituire fonte del Diritto, nell’ambito degli ordinamenti delle confessioni religiose e negli ordinamenti statali a base confessionale che la recepiscono, è la rivelazione divina.

Per molti secoli, il Diritto divino ha svolto un ruolo preponderante rispetto al «Diritto umano», anche in Europa, ma, nel corso degli ultimi due secoli, è prevalso il convincimento secondo il quale le norme religiose riguardano «il foro interno dell’animo umano e dell’agire» e, come tali, non sono coercibili, in quanto solo indirettamente (e senza sanzioni) influenzano il Diritto positivo.

Esempio di Stati che si sono proclamati «confessionali» sono quelli islamici; del pari, numerosi Stati africani ed asiatici, che seguono il principio dello «statuto personale», con riferimento principalmente alle religioni ebraica, cristiana e musulmana, considerano la rivelazione divina come fonte del Diritto.

Diritto ecclesiastico

Complesso delle norme che, ispirandosi ai principi costituzionali di libertà e di eguaglianza religiosa disciplinano, con regimi giuridici particolari, i rapporti dello Stato con la Chiesa cattolica [vedi] nonché con le confessioni religiose [vedi] diverse dalla cattolica (in tal caso è più correttamente definito «diritto dei culti»).

In particolare costituisce oggetto del Diritto ecclesiastico, che è un ramo del Diritto pubblico interno dello Stato, 0la disciplina:

—  della condizione giuridica dei cittadini, in quanto appartenenti alle diverse confessioni religiose;

—  del riconoscimento, della condizione giuridica, dell’attività e dei beni delle istituzioni religiose.

Diritto fallimentare

È quel ramo autonomo del Diritto commerciale che disciplina la procedura giudiziale attraverso cui è sottoposto ad esecuzione il patrimonio impreditoriale quando l’impresa non è in più in grado di far fronte ai suoi debiti [vedi Insolvenza].

Diritto finanziario

È un ramo del Diritto amministrativo che disciplina l’attività finanziaria dello Stato.

In particolare, tende a soddisfare le esigenze collettive dei cittadini, spezzare i monopoli privati (con l’appoggio dell’UE), intervenire nei settori di maggior rilevanza sociale (es. prezzi dei medicinali), assicurare il pieno impiego, l’equa distribuzione del reddito, il contenimento della spesa pubblica nei limiti in cui ciò è consentito dalla normativa europea.

Diritto giurisprudenziale

Mentre il Diritto consuetudinario si fonda sull’esperienza, il «(—) giurisprudenziale» si fonda sulla ragionata casistica giudiziaria (Pizzorusso) ed è la fonte principale del diritto nei paesi di Common Law.

Tale fonte vanta grandi tradizioni storiche: dal Diritto dei «pretori» nell’Antica Roma, alle Raccolte giustinianee, al Diritto comune nel Medioevo.

Esso trova la sua legittimazione non sul comando autoritativo (come la legge) né sulla costante ripetizione dei comportamenti da parte dei singoli (consuetudini), ma sul prestigio e l’autorevolezza delle figure professionali (giuristi, magistrati) chiamate a risolvere casi concreti sulla base della sola razionalità (cd. recta ratio evocata da Cicerone che costituisce anche un principio fondante del Diritto naturale).

In tale veste, nel passato e nel presente dei Paesi di Common Law, il Diritto giurisprudenziale crea il diritto e rappresenta la principale alternativa al diritto politico (Pizzorusso), mentre riveste un rilievo del tutto secondario nel nostro ordinamento.

Il precedente giurisprudenziale, infatti, costituisce la spina dorsale del sistema di Common Law fondandosi sulla sacralità dello stare decisis che spinge il giudice a conformarsi, in linea generale, ai precedenti giurisprudenziali per risolvere il caso che gli si presenta.

Diritto internazionale

È quel complesso di norme internazionali che regolano i rapporti tra i soggetti sovrani della comunità internazionale (Stati, organizzazioni internazionali etc.).

L’ordinamento internazionale presenta le caratteristiche:

—  della presenza soprattutto di soggetti sovrani (Stati) di carattere politico posti su un piano paritario;

—  dell’assenza di un’autorità centrale sovraordinata agli Stati;

—  del decentramento delle funzioni della comunità internazionale [vedi] (produzione, accertamento e attuazione delle norme internazionali) a soggetti di base dell’ordinamento che operano in qualità di gestori dell’ordinamento internazionale.

Si suole distinguere tra Diritto pubblico e privato anche se tale distinzione non ha motivo d’essere in quanto:

—  il Diritto pubblico corrisponde al Diritto della comunità degli Stati (nel senso sopra precisato);

—  il Diritto privato [vedi] indica il complesso delle norme giuridiche con cui uno Stato regola i rapporti privatistici che presentano elementi di estranietà rispetto ad esso.

Diritto internazionale del mare (d. int.)

È il complesso delle norme internazionali consuetudinarie e convenzionali che regola la disciplina e l’utilizzazione degli spazi marini.

Nel secolo XX, l’evoluzione del Diritto del mare è legata a tentativi promossi dall’ONU [vedi] per la sua codificazione, che testimoniano la difficoltà di redigere per iscritto norme che spesso determinano opposte prese di posizione da parte degli Stati o gruppi di Stati, a causa dei divergenti interessi.

Numerosi sono i problemi sorti in conseguenza di nuove utilizzazioni degli spazi marini; infatti con il progresso tecnologico, accanto alle abituali attività di navigazione, di pesca, di difesa militare se ne affermano altre come la ricerca scientifica e lo sfruttamento minerario.

Al fine di adattare le norme giuridiche alle nuove esigenze si è determinata una rottura della tradizionale contrapposizione tra il mare territoriale [vedi], sottoposto alla sovranità dello Stato costiero, e l’alto mare, dove tutti gli Stati godono di una libertà di utilizzazione.

Affermandosi zone sui generis, adiacenti al mare territoriale, dove lo Stato costiero gode di specifici diritti in relazione a determinate materie (ma non di una sovranità piena), si avverte la necessità di norme idonee a contemperare attività che possono confliggere, in quanto si svolgono in uno stesso spazio ad opera di Stati diversi.

La codificazione del Diritto del mare è iniziata a Ginevra nel 1958 con l’adozione del testo di quattro Convenzioni: sul mare territoriale e sulla zona contigua, sull’alto mare, sulla pesca e la conservazione delle risorse biologiche dell’alto mare, sulla piattaforma continentale [vedi].

Una seconda Conferenza delle Nazioni Unite sul Diritto fu convocata a Ginevra nel 1960 al fine di esaminare le questioni dell’ampiezza del mare territoriale e dei limiti delle zone di pesca, ma si concluse con un insuccesso.

Infine una terza Conferenza di codificazione, promossa dalle Nazioni Unite nel 1973 si è svolta in numerose sessioni e ha concluso i suoi lavori a Montego Bay il 10 dicembre 1982 con l’adozione di un nuovo trattato: la Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del mare entrata in vigore il 16 novembre 1994.

Diritto internazionale dell’economia (d. int.)

È l’insieme dei principi che regolano le relazioni economiche internazionali. Di origine prevalentemente convenzionale, il Diritto internazionale dell’economia è costituito da un complesso di norme eterogenee: una parte, di recente costituzione, riguarda i rapporti Nord-Sud del mondo, lo sviluppo dei paesi meno avanzati ed in generale l’insieme delle disposizioni che costituiscono il nuovo ordine economico internazionale.

Un’altra parte nata all’indomani della seconda guerra mondiale privilegia invece scelte economiche neoliberiste, come avviene nell’Accordo Generale sulle tariffe e sul commercio [vedi GATT] che dal 1° gennaio 1995 è stato sostituito (come organizzazione) dall’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) e nello Statuto del FMI [vedi] costituito nel 1944 dagli Accordi di Bretton Woods.

Diritto internazionale privato

È il complesso delle norme giuridiche con cui uno Stato regola quei rapporti privatistici che presentano elementi di estraneità rispetto ad esso come ad esempio i rapporti tra coniugi di nazionalità straniera, l’adempimento delle obbligazioni contratte in un paese diverso da quello in cui deve essere eseguita la prestazione etc.

In presenza di rapporti di questo tipo si determina, inevitabilmente, un potenziale concorso tra le norme dei diversi ordinamenti giuridici che appaiono collegabili, per un verso o per un altro, alla fattispecie.

La funzione di risoluzione dei conflitti tra i diversi ordinamenti viene assolta dalle norme di Diritto internazionale privato designando, in quanto norme strumentali, la legge del foro o straniera di volta in volta resa applicabile dal prescelto criterio di collegamento.

Nel vigente ordinamento italiano, l’emanazione della L. 31-5-1995, n. 218 ha segnato un punto fondamentale per due ragioni: si è concentrato in un corpo organico di disposizioni tutta la disciplina in precedenza contenuta in norme delle disposizioni preliminari al codice civile, nel codice stesso, nonché in quello di rito civile; si è realizzata, poi, una maggiore apertura verso gli ordinamenti stranieri, non ritenendo più assolutamente inderogabile la giurisdizione italiana e conferendo maggiore elasticità ai criteri di collegamento. Nel tempo è divenuto sempre più frequente l’intervento del legislatore dell’Unione europea (ad es. in materia di obbligazioni, di famiglia e di riconoscimento delle decisioni) per cui si parla di «comunitarizzazione» del diritto internazionale privato.

Diritto intertemporale (d. civ.) (d. pen.)

Ci si riferisce a quelle disposizioni cd. transitorie [vedi] e a quelle che vigono solo per un periodo limitato (cd. eccezionali) che mirano a regolare i rapporti giuridici nello spazio.

In mancanza di tali norme per stabilire il regime dei fatti accaduti prima di una modifica normativa soccorre in ambito penalistico il principio di irretroattività [vedi] delle leggi, sancito dall’art. 25, comma 2 Cost., mentre in ambito civilistico, dove l’irretroattività della legge non è assoluta, spesso la Corte costituzionale è chiamata a decidere l’applicabilità o meno di tale principio sulla base dei criteri di ragionevolezza.

Diritto islamico (d. comp.)

Il complesso di norme religiose, giuridiche e sociali direttamente fondate sulla dottrina coranica prende il nome di Sharia in cui convivono regole teologiche, morali, rituali e quelle che noi chiameremmo norme di diritto privato, affiancate da norme fiscali, penali, processuali e di diritto bellico.

Vincolato ad un testo sacro, il Diritto islamico è sempre subordinato al rituale religioso; quindi la scienza giuridica è vincolata dalla teologia.

Le categorie giuridiche del Diritto islamico sono più sfumate di quelle europee: mentre per il nostro diritto vige la logica binaria del lecito e dell’illecito, per quello islamico l’atto giuridico può assumere diverse dimensioni, infatti può essere obbligatorio, raccomandato, permesso, riprovato e vietato.

La disciplina accademica con cui gli studiosi descrivono ed esplorano la Sharia è chiamata fikh.

Le fonti del diritto islamico coincidono con le fonti della teologia islamica. Anche la figura del giurista inteso in senso occidentale non esiste per il diritto islamico che nella figura dell’alim (pl. Ulema) che è il teologo-giurista esperto di fikh.

In particolare, le fonti teologico-giuridiche del Diritto islamico sono:

—  il Corano;

—  la tradizione sacra (sunna);

—  l’opinione concorde (ijma);

—  l’interpretazione analogica (qiyas).

A queste si aggiungono altre fonti di fatto.

Il Corano e la sunna assieme costituiscono il naql, cioè «quel che è tramandato».

Il Corano, come Rivelazione di Dio, ha precedenza assoluta; in realtà nel Corano si ritrovano precetti giuridici riguardanti svariati campi del diritto: per lo più il diritto di famiglia e le successioni, ma non mancano addirittura indicazioni specifiche su cibi leciti o illeciti.

La sunna è la seconda fonte del diritto ed è formata dalla tradizione trasfusa negli hadith, che fanno del profeta Maometto un modello di vita.

Talora la sunna ha scavalcato il Corano come fonte giuridica, come nell’esempio del diverso grado della punizione dell’adulterio tramite la lapidazione.

Una tradizione della sunna afferma che, se la comunità dei giuristi-teologi dà il suo consenso generale ad una teoria, questa per l’autorevolezza dei consensi non può essere considerata errata. Questo consenso (ijma) non è facile da definire. Di fatto, questa forma di consenso (l’ijma) rappresenta il consenso dei giurisperiti più autorevoli, purché il loro numero sia ragionevolmente esteso e il loro parere chiaramente formulato.

L’ultima fonte è il qiyas («analogia» o meglio «ragionamento per analogia»), fatto dal singolo esperto. Il parere del singolo non ha il carattere infallibile riconosciuto al parere che trova il consenso dell’umma, tanto da definirsi anche zann (congettura).

Diritto musulmano (d. comp.)

Caratteristica essenziale del Diritto musulmano è l’immedesimazione assoluta tra diritto e religione. Tuttavia, quello ora vigente (cd. fiqh) si fonda, oltre che sulla rivelazione divina, su un diritto giurisprudenziale, scaturente proprio dall’opera di interpretazione dottrinale delle fonti derivanti dalla rivelazione divina, interpretazione rivelatasi necessaria, peraltro, per la difficoltà di applicare alla realtà odierna un diritto vigente oltre dieci secoli fa.

Diritto naturale (t. gen.)

Complesso di norme non scritte, considerate universali e necessarie, preesistenti allo Stato e non sempre coincidenti col Diritto positivo [vedi], che fanno parte del patrimonio etico-razionale-religioso di ogni individuo e/o comunità.

Per Diritto s’intende id quod semper aequum et bonum est, cioè un insieme di regole non sempre codificate, che trovano il proprio fondamento nei principi superiori di giustizia ed equità.

Tre sono le prospettive filosofiche in cui è stato inquadrato il Diritto naturale.

Per Cicerone esso è la recta ratio, cioè la razionalità immanente in ogni individuo.

Per altri, invece, è una qualità innata relativa all’individuo come essere animato (omnia animalia docuit).

Per una teoria più antica, invece, che tra l’altro identifica il concetto di reato col peccato, l’origine del (—) naturale è trascendente in quanto esso deriva direttamente da Dio e/o dall’autorità religiosa.

Diritto oggettivo (t. gen.)

[vedi Ordinamento giuridico]

Diritto penitenziario (d. pen.) (d. p. pen.)

È quel complesso di norme che regolano le modalità di esecuzione delle sanzioni penali e delle misure di sicurezza, nonché la detenzione dipendente da custodia cautelare [vedi].

Se originariamente il Diritto penitenziario non ha avuto altra funzione che quella di disciplinare solo la custodia e il mantenimento fisico dei detenuti, lo stesso si è andato successivamente evolvendo fino a comprendere più complesse esigenze come quella di garantire l’umanizzazione del trattamento penitenziario e la tutela dei diritti dei detenuti.

Con la L. 354/1975, modificata dalla L. 633/1986, il Diritto penitenziario è stato finalizzato all’ulteriore esigenza di favorire il riadattamento sociale del condannato, in attuazione dell’art. 27 della Costituzione, che assegna alla pena una funzione rieducativa.

Diritto politico (sc. pol.)

Negli ordinamenti statali, le fonti politiche sono quelle mediante le quali gli organi costituzionali traducono in norme giuridiche i programmi elaborati nell’ambito dei partiti politici [vedi].

Fine principale del Diritto politico è di introdurre i cittadini ad uniformarsi ai suddetti programmi.

La struttura delle fonti del Diritto politico differisce a seconda della forma di organizzazione politica nell’ambito della quale esse operano, a seconda, ad esempio, se operino in uno Stato a struttura centralizzata o pluralistica, autoritaria o democratica.

Diritto positivo (t. gen.)

Tale espressione indica il Diritto vigente in un particolare ordinamento e in un dato momento storico (ius in civitate positum).

Nel suo significato storico, invece, il Diritto positivo è semplicemente l’insieme delle disposizioni normative create dalla volontà umana e, come tale distinte dal Diritto naturale [vedi].

Diritto previdenziale (d. lav.)

[vedi Diritto del lavoro]

Diritto privato

Complesso di norme che regolano i rapporti intersoggettivi tra i singoli consociati (persone fisiche e persone giuridiche) in relazione alla loro sfera patrimoniale, personale e familiare.

Il Diritto privato disciplina i rapporti fra soggetti che si trovano in posizioni perfettamente paritarie, siano essi privati cittadini o enti collettivi (pubblici o privati).

Il Diritto pubblico [vedi], invece, disciplina i rapporti fra soggetti (cittadini e pubblica amministrazione [vedi]) che si trovano in posizione non paritarie, in cui uno dei soggetti del rapporto (la pubblica amministrazione) quando è in posizione di supremazia sull’altro, emana atti autoritativi [vedi] che devono essere obbligatoriamente rispettati dai singoli.

La linea di demarcazione tra Diritto pubblico e Diritto privato è storicamente variabile: ad esempio, in alcuni casi lo Stato può avocare a sé la realizzazione di funzioni proprie di un privato, sostituendosi a quest’ultimo, oppure può utilizzare, nello svolgimento della sua attività, strumenti privatistici come, ad esempio quello contrattuale.

Le norme di Diritto privato si distinguono a seconda della loro derogabilità (norme dispositive) ad opera delle parti interessate, o inderogabilità (norme cogenti) che riguardano alcuni istituti come il matrimonio, l’adozione, etc. che non possono essere modificati dall’accordo delle parti. Il Diritto pubblico, invece, è sempre inderogabile, nel senso che è del tutto irrilevante la volontà del destinatario del comando.

Le principali discipline in cui il Diritto privato viene comunemente suddiviso sono il Diritto civile [vedi], il Diritto commerciale [vedi], il Diritto del lavoro [vedi] e il Diritto della navigazione.

DIRITTO PRIVATO

Disciplina i rapporti tra i cittadini

Diritto civile: Comprende tutte le norme che riguardano l’esistenza di un soggetto, la sua capacità, i suoi rapporti familiari, i suoi beni etc. Comprende anche la disciplina dei diritti reali e delle obbligazioni.

Le sue norme sono contenute nel codice civile.

Diritto commerciale: Regola i rapporti delle imprese e della società.

Le sue norme sono contenute nel codice civile e in numerose leggi speciali.

Diritto del lavoro: Disciplina i diritti e i doveri dei lavoratori e dei datori di lavoro.

Le sue norme sono contenute nel codice civile e in numerose leggi speciali.

Diritto della navigazione: Regola la materia della navigazione sia essa marittima e in-terna (cioè quella sui fiumi, canali e laghi) che aerea.

Le sue norme sono contenute nel codice della navigazione.

Diritto processuale civile

Il Diritto è costituito dal complesso delle norme giuridiche che disciplinano lo svolgimento del processo [vedi] civile nelle sue varie fasi (introduttiva; istruttoria; decisoria) e nei suoi vari gradi (primo grado; Appello [vedi]; Cassazione [vedi]).

Il Diritto processuale è un ramo del Diritto pubblico, in quanto regola l’esercizio di una pubblica funzione, la funzione giurisdizionale, esercitata da organi pubblici (i giudici); Diritto secondario o sostitutivo, in quanto, pur tendendo in definitiva alla tutela ed alla reintegrazione dell’ordinamento giuridico, ha come sua finalità immediata quella di realizzare interessi non statali, ma di soggetti privati.

Lo strumento del processo [vedi] è uno strumento necessario, perché lo Stato non può tollerare che i soggetti privati provvedano autonomamente alla risoluzione dei conflitti che normalmente insorgono nell’ambito della civile convivenza. Inoltre, nel nostro ordinamento è espressamente vietato il ricorso alla «giustizia privata», che può integrare il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni (art. 392 c.p.).

L’art. 24 della Costituzione sancisce il Diritto di agire in giudizio per la tutela dei propri diritti [vedi] e interessi legittimi [vedi]. Tuttavia, il Diritto alla tutela giurisdizionale è condizionato dall’interesse ad agire [vedi], che nel sistema del diritto processuale civile costituisce presupposto fondamentale dell’azione [vedi].

Le norme relative al processo civile sono raggruppate principalmente nel codice di procedura civile. Tuttavia, norme processuali sono presenti anche in altri codici e leggi. La normativa processuale si presenta quindi come un corpus normativo complesso.

Diritto processuale penale

Complesso delle norme giuridiche che disciplinano lo svolgimento del processo penale [vedi] nelle sue varie fasi (indagini preliminari [vedi], udienza preliminare [vedi], dibattimento [vedi]) e nei suoi vari gradi (primo grado, appello [vedi], cassazione [vedi]).

Il sistema processuale penale in Italia è di tipo accusatorio, pur mantenendo taluni elementi inquisitori presenti in passato [vedi Sistemi processuali penali]; una spinta alla valorizzazione dei principi accusatori è stata attuata con la disciplina del giusto processo [vedi] introdotta nel codice di rito (D.P.R. 447/1988) dalla L. 63/2001 che ha dato attuazione all’art. 111 Cost.

Diritto pubblico

È costituito dal complesso di norme che disciplinano la formazione, l’organizzazione e l’attività dello Stato e degli enti pubblici, nonché i loro rapporti con i privati nel caso in cui lo Stato e gli enti pubblici siano in posizione di superiorità derivante dal fatto che questi ultimi agiscono in veste di pubblica autorità.

[vedi anche Diritto privato].

DIRITTO PUBBLICO

Regola l’organizzazione dello Stato e degli altri enti pubblici nonché i rapporti di questi con i cittadini

Diritto internazionale: Regola i rapporti tra il nostro Stato e gli altri Stati, e le istituzioni sovranazionali (come l’Onu).

Le sue norme sono stabilite dalle consuetudini e dai trattati internazionali.

Diritto dell’Unione Europea: Regola i rapporti che intercorrono tra gli Stati membri dell’Unione Europea.

Le sue norme sono state stabilite dai trattati CE e dai regolamenti e dalle direttive.

Diritto costituzionale: Sancisce i principi fondamentali su cui si basano gli altri rami del diritto.

Regola la forma dello Stato e i suoi poteri. Le sue norme sono contenute nella Costituzione e nelle leggi costituzionali.

Diritto amministrativo: Regola l’attività dello Stato e degli altri enti pubblici.

Le norme sono contenute in numerose leggi amministrative.

Diritto penale: Definisce quali sono i comportamenti che devono esser considerati come reati e stabilisce le pene che devono essere comminate a chi li compie.

Le norme penali sono contenute nel codice penale in numerose leggi speciali.

Diritto processuale: Regola i procedimenti che si svolgono davanti ai giudici. A seconda del tipo di giudice e della natura della controversia, si distingue: diritto processuale civile, diritto processuale penale, diritto processuale amministrativo. Le sue norme sono contenute nei codici di procedura civile e di procedura penale, e in alcune leggi speciali.

Diritto ecclesiastico: Disciplina i rapporti tra lo Stato e la Chiesa Cattolica.

Le sue norme sono stabilite dai Patti Lateranensi.

Diritto tributario: Stabilisce le imposte e le tasse che i cittadini devono pagare allo Stato.

Le sue norme sono contenute in varie leggi.

Diritto finanziario: Stabilisce le regole che lo Stato e gli altri enti pubblici devono seguire per reperire i mezzi finanziari necessari alla costruzione di opere pubbliche, al funzionamento di scuole e ospedali, all’amministrazione della giustizia etc.

Diritto pubblico dell’economia

Ramo del diritto pubblico che disciplina i mezzi e gli strumenti giuridici relativi all’intervento statale nell’economia.

In particolare, il Diritto pubblico all’economia analizza quegli istituti giuridici di diritto pubblico volti alla disciplina di fatti ed eventi economici, e cioè:

—  gli organismi titolari del potere di direzione pubblica dell’economia (es.: il Governo [vedi], i Comitati interministriali [vedi], il CNEL [vedi], gli enti etc.);

—  gli strumenti operativi tipici di questa disciplina (piani, programmi, direttive, leggi-provvedimento etc.);

—  i settori d’intervento nei quali si esplica l’attività dei pubblici poteri (industria, prezzi, ordinamento creditizio, agricoltura etc.).

Tale ramo del Diritto ha oggi perso di importanza in quanto l’oggetto della sua disciplina ricade nel Diritto dell’Unione europea [vedi].

Diritto romano

Diritto che ebbe vita nell’antica Roma (Guarino) dalla fondazione (754 o 753 a.C.) alla morte di Giustiniano (565 d.C.).

Ius, per i Romani, era il diritto sic et simplìciter, inteso cioè sia come diritto oggettivo sia come diritto soggettivo.

Il termine ius era adoperato tanto in senso obiettivo, come norma giuridica (ad es. ius civile), quanto in senso soggettivo, cioè come facoltà o potere di agire in base alla norma (ius utendi). Poteva indicare anche una situazione giuridica (successio in ius) ed anche il luogo dove il magistrato amministrava la giustizia. Il termine contrapposto a ius (da cui iustus) era iniuria (iniustus), ossia tutto ciò che non iure fit (che succedeva contro il diritto).

Tuttavia, almeno nel periodo romano arcaico, non mancò una vera e propria definizione del diritto: lo ius, fino al III sec. a.C. non venne contrapposto al fas, e cioè alla religione.

Nella Roma dei primi secoli, «l’appartenenza alla civitas comportava necessariamente la partecipazione al culto cittadino, poiché i singoli cittadini non potevano avere un culto diverso da quello della civitas stessa. Non vi era, quindi, una comunità cui riferire l’ordinamento religioso differente dalla comunità generale politicamente organizzata, e cioè dallo Stato» (Talamanca).

Diritto sindacale (d. lav.)

È quella branca del Diritto del lavoro [vedi] che attraverso norme strumentali, poste dallo Stato o dalle stesse organizzazioni di lavoratori e degli imprenditori, mira a regolare i conflitti nascenti dalle relazioni industriali.

Il Diritto studia la disciplina dell’autonomia collettiva, intesa questa come associazionismo professionale, rapporti sindacali e soprattutto contrattazione collettiva. Pur costituendo una branca del Diritto del lavoro, certamente va riconosciuta al Diritto sindacale una propria autonomia scientifica, didattica e giuridica.

Diritto tributario (d. fin.)

Branca del diritto pubblico che ha ad oggetto i mezzi e le procedure per il reperimento delle risorse finanziarie necessarie per far fronte alle spese che lo Stato e gli enti pubblici devono sostenere per svolgere le funzioni loro proprie.

Il Diritto tributario può essere definito come un particolare settore del diritto finanziario [vedi], caratterizzato dall’avere ad oggetto l’imposizione, a favore di soggetti pubblici, di prestazioni patrimoniali a carico dei soggetti produttori di reddito nel nostro paese.

Diritto umanitario (d. int.)

Branca del Diritto internazionale pubblico che include l’insieme delle regole che, durante i conflitti armati, mirano a proteggere le persone che non prendono più parte alle ostilità (membri delle forze armate feriti o prigionieri), i civili che non svolgono attività bellica sul teatro di guerra e, infine, i beni e i luoghi teatro di operazioni militari.

Il Diritto internazionale umanitario disciplina, inoltre, i limiti all’impiego di mezzi e metodologie di guerra.

Le branche del Diritto internazionale umanitario, Diritto dei conflitti armati e Diritto della guerra, sono tra loro strettamente interconnesse, per cui, lo studio dell’uno difficilmente può prescindere dalla considerazione dell’altro.

Diritto vivente (t. gen.)

È il diritto non scritto, ma sentito dalla coscienza sociale, che viene applicato dai cittadini e dai giudici perché considerato presente ed effettivo nell’ordinamento, anche se non specificato in regole scritte.

Il Diritto vivente scaturisce, dunque, da fonti consuetudinarie, prassi, convenzioni costituzionali e soprattutto dall’interpretazione giurisprudenziale che, attraverso le sentenze, gli conferisce corpo e vita.


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