Che significa? Divorzio

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Divorzio (d. civ.) (d. p. civ.): Causa di scioglimento del matrimonio [vedi], che consegue all’accertamento da parte del giudice, previo esperimento di un tentativo di conciliazione [vedi] dei coniugi, che la comunione spirituale e materiale tra essi non può essere mantenuta o ricostituita. Il venir meno di questa comunione deve essere in concreto accertato dal giudice, con riferimento alle singole cause tassative previste a tal fine dalla legge.

La causa di Divorzio di gran lunga prevalente è il protrarsi della separazione personale dei coniugi [vedi] per il periodo di tempo prefissato dalla legge.

Al riguardo l’art. 3, co. 1, n. 2, lettera b), della L. 898/1970 stabilisce che, ai fini della proposizione della domanda di Divorzio, la separazione deve essersi protratta ininterrottamente da almeno tre anni, a decorrere dalla comparsa dei coniugi davanti al presidente del tribunale, anche quando il giudizio di separazione contenzioso si sia trasformato in consensuale.

Si fa presente che è all’esame del Parlamento l’approvazione del cd. divorzio breve che ridurrebbe a dodici mesi la durata della separazione che legittima la domanda di Divorzio e, ulteriormente, a sei mesi nel caso di separazione consensuale.

Tra le cause che possono condurre allo scioglimento del matrimonio l’art. 3 della L. 898/1970 annovera anche la sentenza di rettificazione di attribuzione di sesso. In proposito, tuttavia, la L. 164/1982 (Norme in materia di rettificazione di attribuzione di sesso) disponeva in precedenza che tale sentenza provocasse l’automatica cessazione degli effetti civili del matrimonio senza la necessità di una domanda e di una pronuncia giudiziale e senza riconoscere all’altro coniuge il diritto di opporsi allo scioglimento (cd. Divorzio imposto). Su tale questione è, quindi, intervenuta la Corte costituzionale che con sent. 170/2014, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale degli artt. 2 e 4 della L. 164/1982 «nella parte in cui non prevedono che la sentenza di rettificazione dell’attribuzione di sesso di uno dei coniugi, che provoca lo scioglimento del matrimonio o la cessazione degli effetti civili conseguenti alla trascrizione del matrimonio, consenta, comunque, ove entrambi lo richiedano, di mantenere in vita un rapporto di coppia giuridicamente regolato con altra forma di convivenza registrata, che tuteli adeguatamente i diritti e obblighi della coppia medesima, con le modalità da statuirsi dal legislatore».

Lo scioglimento del matrimonio può dar luogo all’obbligo per uno dei due coniugi di corrispondere un assegno di divorzio [vedi] all’altro in proporzione alle proprie sostanze e ai propri redditi.

Il tribunale, inoltre, dispone a quale dei coniugi devono essere affidati i figli, sancendo a carico dell’altro l’obbligo di contribuire al mantenimento, nonché, eventualmente, l’attribuzione della casa coniugale [vedi Casa familiare]; tale previsione (art. 6 L. 989/1970), benché non abrogata formalmente, è destinata a non trovare più applicazione con l’entrata in vigore della disciplina in tema di affidamento condiviso dei figli [vedi].

Il procedimento di Divorzio si articola in due fasi distinte, di cui la prima si svolge davanti al Presidente del Tribunale territorialmente competente e la seconda con le forme dell’ordinario giudizio di cognizione.

La domanda per ottenere lo scioglimento o la cessazione degli effetti civili del matrimonio si propone con ricorso.

Dopo la presentazione del ricorso il Presidente del Tribunale dispone, con decreto, il giorno della comparizione personale delle parti, onde esperire il tentativo di conciliazione.

Ove questo non riesca, si apre la seconda fase del procedimento, fase di cognizione ordinaria diretta ad accertare la sussistenza di uno dei casi di cui all’art. 3 L. 898/1970 che viene effettuata in contraddittorio dalle parti e con l’intervento obbligatorio del pubblico ministero.

La legge prevede un particolare procedimento ove vi sia una domanda di Divorzio congiunta da parte dei coniugi, molto simile a quello previsto per la separazione consensuale; nel ricorso, da proporsi al Tribunale in camera di consiglio, vanno indicate le condizioni relative alla prole ed ai rapporti economici.

Il Tribunale, ascoltati i coniugi, ove riscontri la sussistenza dei presupposti di legge nel rispetto delle esigenze dei figli, emette la sentenza; nel caso contrario rimette, con ordinanza, la causa al giudice istruttore, al contempo pronunciando i provvedimenti provvisori nell’interesse dei coniugi e della prole.

La sentenza di Divorzio determina la cessazione dello stato coniugale e dispone gli opportuni provvedimenti.

In definitiva, sciolto il matrimonio concordatario e venuti meno gli effetti civili del matrimonio canonico, i coniugi riacquistano la libertà di stato civile, potendo così risposarsi.

DIVORZIO

Presupposti:
•  Accertamento di una delle cause per le quali non può più essere mantenuta la comunione di vita materiale e spirituale tra i coniugi.
•  Tentativo di conciliazione operato dal giudice.

 
Cause:
•  Condanna dell’altro coniuge, dopo il matrimonio, per fatti commessi anche in precedenza, all’ergastolo o a pena detentiva superiore a 15 anni per uno o più delitti non colposi, esclusi i reati politici, nonché condanna dell’altro coniuge a qualsiasi pena per taluno dei delitti indicati nell’art. 3 L. 898/70.
•  Separazione personale protratta per almeno tre anni.
•  Matrimonio non consumato.
•  Se l’altro coniuge, cittadino straniero, ha ottenuto all’estero l’annullamento o lo scioglimento del matrimonio o ha contratto all’estero nuovo matrimonio.
•  Sentenza di rettificazione di attribuzione di sesso.

 
Effetti:
•  Obbligo per uno dei coniugi di corrispondere un assegno periodico all’altro che non abbia i mezzi adeguati o comunque non possa procurarseli.
•  Divisione dei beni in comunione.
•  Perdita dei diritti successori.
•  Mutamento dello stato civile.
•  La moglie perde il cognome che aveva aggiunto al proprio in seguito al matrimonio.


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