Che significa? | Termini giuridici

Domicilio fiscale

9 Novembre 2015
dizionario giuridico

Domicilio fiscale:  Il domicilio fiscale delle persone fisiche residenti in Italia è individuato nel Comune nella cui anagrafe esse risultano iscritte; quelle non residenti – invece – hanno il domicilio fiscale nel Comune in cui si è prodotto il reddito.
Quei cittadini italiani, che, pur risiedendo all’estero, sono considerati comunque residenti in Italia – in quanto si sono trasferiti in un Paese black list (ex articolo 2, comma 2-bis, del Tuir, Dpr 917/1986) – hanno il domicilio fiscale nel Comune di ultima residenza all’interno del territorio statale.
L’amministrazione finanziaria può stabilire il domicilio fiscale del contribuente nel Comune dove egli svolge in modo continuativo la propria principale attività.
La peculiarità prevalente del domicilio fiscale è quella di identificare l’ufficio dell’agenzia delle Entrate competente all’accertamento o il luogo in cui vanno effettuate le notifiche di atti tributari (articolo 31 del Dpr 600/1973).
I dati da indicare nei righi della dichiarazione dei redditi relativi al domicilio fiscale sono, altresì, necessari per l’individuazione della Regione e del Comune per i quali sono dovute, rispettivamente, l’addizionale regionale e quella comunale. Negli atti, contratti, denunzie e dichiarazioni che vengono presentati agli uffici finanziari dev’essere indicato il Comune di domicilio fiscale degli interessati (articolo 58,comma 4, del Dpr 600/1973).

Un cittadino italiano, pur formalmente residente all’estero in quanto iscritto all’Aire (anagrafe degli italiani residenti all’estero) magari anche da molti anni, mantiene immutata in Italia la propria soggettività (residenza) fiscale, necessariamente “alimentata” anche dai redditi ovunque posseduti o prodotti (si tratta del principio del reddito mondiale cui fa riferimento il comma 1, articolo 3, del Tuir), qualora si concretizzi sul territorio nazionale una delle condizioni previste dall’articolo 2 comma 2 Tuir, ossia la dimora o il domicilio: questi ultimi sono i luoghi ove si incentrano, in concomitanza o in modo disgiunto gli interessi di natura patrimoniale, lavorativa, affettiva, morale e sociale.
Il Dm 21 settembre 2015 ha dato piena operatività al comma 3-bis dell’articolo 24 Tuir. Esso, dal 2014, riconosce ai residenti fiscali di uno Stato Ue o See, Spazio economico europeo (cosiddetti “non residenti Schumacker”), che l’imposta da loro dovuta in Italia sia determinata applicando le medesime regole, previste per i residenti italiani, dagli articoli da 1 a 23 delTuir, a condizione che ricavino almeno il 75% del loro reddito nello Stato italiano e non abbiano goduto di agevolazioni fiscali analoghe nello Stato di residenza. In particolare, essi potranno beneficiare di ogni detrazione/deduzione, senza più subire i limiti posti dai commi 2 e 3 del citato articolo 24.



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