Che significa? | Termini giuridici

Erede

20 ottobre 2015 | Autore:


> Dizionario Pubblicato il 20 ottobre 2015



Erede (d. civ.): Persona che, chiamata a succedere per legge o per testamento [vedi], ha accettato definitivamente l’eredità [vedi], subentrando, in tutto o in parte, nei rapporti giuridici attivi e passivi facenti capo al defunto [vedi De cuius] (artt. 456 ss. c.c.).

Il fenomeno della successione [vedi] a titolo universale determina, di regola, la confusione tra il patrimonio del defunto e quello dell’Erede. Quest’ultimo risponde, infatti, dei debiti ereditari anche coi propri beni, cioè «ultra vires hereditatis» a meno che non abbia accettato con la formula del beneficio d’inventario [vedi Accettazione (dell’eredità)]: in tal caso evita le conseguenze della confusione e non è tenuto al pagamento dei debiti ereditari e dei legati oltre il valore dei beni a lui pervenuti (artt. 484 ss. c.c.).

Erede apparente (d. civ.)

Colui che, pur non essendo Erede, si comporta come se l’eredità fosse già stata a lui devoluta e da lui accettata, ingenerando nei terzi la ragionevole opinione di trovarsi di fronte all’Erede vero (art. 534 c.c.).

Tale situazione assume rilevanza giuridica sotto due profili: nei confronti dell’Erede vero e nei confronti dei terzi.

L’Erede vero ha la possibilità di agire con l’azione di petizione dell’eredità [vedi], ma restano salvi i diritti acquistati dai terzi in buona fede [vedi] dall’Erede apparente, in virtù di convenzioni a titolo oneroso. Se tuttavia oggetto dell’acquisto sono beni immobili o mobili registrati [vedi Beni] occorrerà per la salvezza dell’acquisto anche una tempestiva trascrizione [vedi], ai sensi dell’art. 534, co. 3.


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