Che significa? Errore

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Errore: In ambito giuridico si intende quale imperfetta conoscenza o falsa rappresentazione della realtà.

Errore di calcolo (d. civ.)

L’art. 1430 c.c. prevede l’Errore di calcolo che non dà luogo all’annullamento, ma alla rettifica del contratto [vedi Rettifica], salvo che, concretandosi in Errore sulla quantità, abbia assunto una importanza determinante.

In particolare, esso sussiste quando si incorra in una svista materiale nelle operazioni aritmetiche, rilevabile prima facie, in base ai dati da computare ed al criterio matematico, ed emendabile con la semplice ripetizione del calcolo.

Errore di diritto (d. civ.)

È quello che cade su norme giuridiche, ad esempio è Errore di diritto quello in cui incorre l’acquirente di una merce con la finalità di esportarla, ignorando che la legge proibisce quella esportazione.

Esso è causa di annullamento quando abbia costituito la ragione unica e principale del consenso.

Errore di fatto quale motivo di revocazione della sentenza (d. p. civ.)

Consiste in un’inesatta percezione o valutazione della realtà che consente la revocazione [vedi] della sentenza (art. 395, n. 4 c.p.c.). L’Errore presenta particolari affinità con gli errori materiali o di calcolo [vedi] (artt. 287 ss. c.p.c.), ma se ne distingue in quanto, mentre l’errore materiale o di calcolo ha fondamento testuale, emerge cioè dal testo della sentenza, l’Errore in esame ha fondamento extratestuale, in quanto emerge non dal testo della sentenza, bensì dagli atti o documenti della causa.

Errore giudiziario (d. p. pen.)

L’Errore giudiziario, disciplinato dagli artt. 643 ss. c.p.p., si verifica quando una persona, condannata con sentenza irrevocabile, viene poi riconosciuta innocente in sede di processo di revisione [vedi].

In tale ipotesi, la persona condannata ingiustamente, se non ha concorso con il suo comportamento doloso o per grave colpa all’errore, ha diritto a ricevere dallo Stato una riparazione risarcitoria commisurata alla pena espiata ed alle conseguenze negative, personali e familiari, patite. La riparazione non è dovuta se il condannato ha visto riconoscere la sua innocenza attraverso i normali mezzi di impugnazione (ad es. dopo una sentenza di condanna in primo grado, è stato prosciolto in appello).

Nel caso in cui la persona abbia patito nel corso del procedimento un periodo di restrizione della libertà in virtù di custodia cautelare, ha diritto alla riparazione dell’ingiusta detenzione.

Errore materiale o di calcolo nella sentenza (d. p. civ.)

L’Errore materiale è dovuto a disattenzione; è estraneo ad ogni elemento valutativo ed emerge dal confronto tra la motivazione ed il dispositivo [vedi] (ad es. nel caso di erronea indicazione delle parti in causa o di indicazione della contumacia [vedi] della parte, invece, costituita).

L’Errore di calcolo consiste, invece, nell’erronea utilizzazione delle regole aritmetiche o comunque matematiche. Il legislatore ha apprestato la procedura di correzione delle sentenze [vedi] di cui all’art. 287 c.p.c. quale rimedio volto ad eliminare errori ed inesattezze delle sentenze contro le quali non sia stato proposto appello [vedi] e delle ordinanze non revocabili (artt. 287 e 826 c.p.c.).

Errore nei trattati internazionali (d. int.)

Insieme al dolo e alla violenza è una delle cause di invalidità di un trattato internazionale. L’Errore, secondo la definizione dell’art. 48 della Convenzione di Vienna sul diritto dei trattati, è «un fatto o una situazione che lo Stato supponeva esistente al momento in cui il trattato è stato concluso e che costituiva una base essenziale del consenso di questo Stato».

Per avere quindi rilievo nel diritto dei trattati l’Errore deve essere:

—  essenziale, nel senso che deve concernere un elemento fondamentale dell’accordo;

—  di fatto e non di diritto, cioè concernere una circostanza reale e non una norma giuridica;

—  scusabile, in quanto lo Stato che lo invoca non deve in alcun modo aver contribuito con il suo comportamento a determinarlo né doveva esserne a conoscenza al momento della stipula dell’accordo.

Errore nel diritto civile

È un vizio della volontà, che incide sul processo formativo della stessa, fuorviandola.

Si sostanzia in una falsa rappresentazione della realtà: ad esso è equiparata l’ignoranza, ossia la mancanza di qualsiasi conoscenza.

L’Errore può cadere su una circostanza di fatto, dando luogo all’Errore di fatto, ovvero su una circostanza di diritto, determinando un Errore di diritto.

L’Errore determina l’annullabilità [vedi Annullamento] del contratto, nel termine di prescrizione di 5 anni, purché esso sia rilevante, cioè sia essenziale e riconoscibile.

L’Errore è essenziale allorché è stato tale da aver determinato la parte a concludere il contratto. Tuttavia, non ogni Errore determinante deve definirsi essenziale, in quanto il legislatore ammette questa figura unicamente nelle ipotesi contemplate negli artt. 1429 e 1430 c.c. Non riveste carattere di essenzialità l’Errore sui motivi [vedi Motivo], salve le eccezioni previste in materia di testamento (art. 624 c.c.) e di donazione (art. 787 c.c.).

Ai sensi dell’art. 1431 c.c., l’Errore si considera riconoscibile quando, in relazione al contenuto, alle circostanze del contratto ovvero alla qualità dei contraenti, una persona di normale diligenza avrebbe potuto rilevarlo. La ratio della riconoscibilità va ravvisata nella tutela dell’affidamento della controparte [vedi Affidamento (tutela dell’)]. Presupposto di tale requisito è pertanto la unilateralità dell’Errore e cioè la contrapposizione tra una volontà inficiata nella sua formazione ed un’altra immune da qualsiasi vizio. Di conseguenza, quando l’Errore è comune, non rilevando il principio dell’affidamento, la riconoscibilità non ha più alcun valore, perché nessuno dei contraenti ha interesse alla conservazione del negozio.

Errore nel diritto penale

Consiste in una falsa rappresentazione della realtà, cui è equiparata l’ignoranza che più propriamente è mancanza di conoscenza.

Esso si distingue in Errore motivo ed Errore inabilità. Il primo incide sul processo di formazione della volontà, che nasce quindi viziata. L’Errore inabilità, invece, interessa la fase esecutiva del reato e si realizza nel reato aberrante [vedi Aberratio].

Nell’ambito del problema della rilevanza dell’Errore motivo, problema che è tra i più irti di difficoltà e controversie, si distingue l’Errore sul divieto e l’Errore sul fatto.

L’Errore sul divieto (o sul precetto) si determina quando l’agente si rappresenta, vuole e realizza un fatto materiale perfettamente identico a quello vietato dalla norma penale ma che, per errore su questa, ritiene non essere reato. Tale Errore può derivare:

—  dall’ignoranza o erronea interpretazione della legge penale (es.: Tizio uccide un moribondo, convinto per Errore che la sua condotta non integra la fattispecie delittuosa di cui all’art. 575 c.p. in quanto ritiene che nella nozione ivi delineata di uomo non rientri il moribondo);

—  dall’ignoranza o dall’erronea interpretazione della legge extrapenale, richiamata dalla norma penale, ove tale Errore non si traduca in un Errore sul fatto (es.: il debitore che compia le azioni previste dall’art. 251 L. fall., ignorando, a cagione di errore sulla legge civile, di essere imprenditore).

A seguito della sentenza n. 364/1988 della Corte costituzionale, l’Errore è scusabile se deriva da ignoranza inevitabile della legge penale.

L’Errore sul fatto si configura quando il soggetto crede di realizzare un fatto diverso da quello penalmente sanzionato. Esso ha efficacia scusante salvo che derivi da colpa dell’agente, nel qual caso la punibilità non è esclusa ove il fatto sia preveduto dalla legge come delitto colposo.

L’Errore può derivare:

—  da un Errore di fatto, ossia dalla mancata o inesatta percezione o valutazione di un dato afferente alla realtà naturalistica (es.: Tizio va a caccia e, ritenendo che il movimento di un cespuglio sia stato causato dalla presenza di una lepre, spara e ferisce un uomo). Tale Errore è disciplinato dall’art. 471 c.p.: «L’Errore sul fatto che costituisce il reato esclude la punibilità dell’agente. Nondimeno, se si tratta di Errore determinato da colpa, la punibilità non è esclusa, quando il fatto è preveduto dalla legge come delitto colposo»;

—  da un Errore sulla legge extrapenale richiamata dalla norma penale, nel caso in cui, in ragione di esso, l’agente voglia un fatto concreto diverso da quello penalmente sanzionato (es.: chi, per Errore sulla legge civile, crede che la legna del bosco sia res nullius e, di conseguenza, non vuole rubare alcuna cosa mobile altrui). L’Errore su legge extrapenale è regolato dall’art. 473 c.p.: «L’Errore su una legge diversa dalla legge penale esclude la punibilità quando ha cagionato un Errore sul fatto che costituisce reato»;

—  da un Errore sulla legge penale o su norma extragiuridica (sociale, culturale), richiamata. Mentre parte della dottrina esclude la rilevanza penale di tale Errore, poggiando su un’interpretazione letterale dell’art. 473 c.p., altra parte si esprime in favore della valenza scusante dello stesso, ritenendo possibile accedere ad un’applicazione estensiva o analogica della succitata disposizione.

Errore ostativo (d. civ.)

Tale Errore non è un vizio della volontà, in quanto non incide sul processo formativo della stessa, ma determina una divergenza tra la volontà, che si è esattamente formata, e la dichiarazione a causa di una svista materiale o di un Errore nel linguaggio giuridico (art. 1433 c.c.).

Esso determina l’annullabilità del contratto.

Errore scusabile (d. p. civ.)

[vedi Rimessione in termini].

L’ERRORE

DIRITTO PENALE

Nozione:

–             falsa rappresentazione della realtà

Tipi:

–             errore sul divieto (o sul precetto)

–             l’agente si rappresenta, vuole e realizza un fatto materiale perfettamente identico a quello vietato dalla norma penale ma che, per errore su questa, ritiene non essere reato

–             errore sul fatto

–             il soggetto crede di realizzare un fatto diverso da quello penalmente sanzionato, tale errore scusa salvo che derivi da colpa dell’agente, nel qual caso la punibilità non è esclusa ove il fatto sia preveduto dalla legge come delitto colposo

DIRITTO CIVILE

Nozione:

–             vizio della volontà consistente in una falsa rappresentazione della realtà che induce il soggetto a stipulare un contratto

Tipi:

–             errore di fatto

–             riguarda una circostanza di fatto

–             errore di diritto

–             riguarda una circostanza di diritto

Caratteri:

–             essenzialità

–             riconoscibilità

Effetti:

–             annullabilità del contratto


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