Che significa? Esecuzione forzata

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Esecuzione forzata (d. p. civ.)

[vedi Espropriazione forzata].

Esecuzione forzata degli obblighi di fare o non fare (d. p. civ.)

È quella forma di Esecuzione forzata diretta a far conseguire al creditore la medesima prestazione specifica di «fare» oggetto del suo diritto, ovvero la eliminazione di quanto posto in essere dal debitore in violazione del suo obbligo di «non fare» (artt. 612-614 c.p.c.). L’art. 2931 c.c. prevede che, se non è adempiuto un obbligo di fare, l’avente diritto può ottenere che esso sia eseguito a spese dell’obbligato nelle forme stabilite dal codice di procedura civile. L’art. 2933 c.c. dispone, invece, che, se non è adempiuto un obbligo di non fare, l’avente diritto può ottenere che sia distrutto, a spese dell’obbligato, ciò che è stato fatto in violazione dell’obbligo.

Per ottenere l’Esecuzione forzata di una sentenza di condanna per violazione di un obbligo di fare o di non fare, dopo la notificazione del precetto deve proporsi ricorso al giudice (del luogo dove l’obbligo deve essere adempiuto: art. 26 c.p.c.) perché siano determinate le modalità dell’Esecuzione forzata.

Il giudice, sentita la parte obbligata, designa con ordinanza l’ufficiale giudiziario che deve provvedere all’Esecuzione forzata e le persone che debbono provvedere al compimento dell’opera non eseguita o alla distruzione di quella compiuta.

Giudice competente per entrambe le ipotesi di Esecuzione forzata è il Tribunale.

La riforma del 2009 ha aggiunto I’art. 614bis c.p.c., ai sensi del quale con il provvedimento di condanna, il giudice fissa la somma di denaro dovuta dall’obbligato per ogni violazione o inosservanza successiva, ovvero per ogni ritardo nell’esecuzione del provvedimento. La fissazione della somma è vincolata da un lato alla richiesta di parte (non potrà avvenire d’ufficio) e dall’altro alla discrezionalità del giudice che dovrà valutare che non sia manifestamente iniqua.

Tale provvedimento di condanna costituisce titolo esecutivo (art. 474 c.p.c.) per il pagamento delle somme dovute per ogni violazione o inosservanza. La norma prevede, inoltre, espressamente la non applicabilità alle controversie di lavoro subordinato pubblico e privato ed ai rapporti di collaborazione coordinata e continuativa di cui all’art. 409 c.p.c. Infine, il giudice, nel determinare l’ammontare della somma, deve tener conto del valore della controversia, della natura della prestazione, del danno quantificato (o prevedibile) e di ogni altra circostanza utile.

Esecuzione forzata dei beni di Stati esteri (d. int.)

Complesso dei provvedimenti giudiziari adottabili, in sede esecutiva, dagli organi giurisdizionali di uno Stato nei confronti di uno Stato estero soccombente in sede di cognizione.

In materia, la prassi giurisprudenziale internazionale segue la teoria dell’immunità ristretta, in base alla quale è ammessa l’Esecuzione forzata solo se esperita su beni non destinati ad una pubblica funzione.

Nell’ordinamento italiano la L. 1263/1926 richiede, come requisito per procedere a Esecuzione forzata , l’autorizzazione del Ministro della Giustizia per quei beni di proprietà di Stati esteri che riconoscano in questa materia il principio di reciprocità.

La disciplina contenuta nella legge del 1926 è stata modificata dalla sentenza della Corte costituzionale 15-7-1992, n. 329, che ha riconosciuto l’illegittimità costituzionale della legge nella parte in cui subordina all’autorizzazione del Ministro atti di esecuzione su beni che in base al diritto internazionale generale non sono assoggettabili a misure coercitive, ed abroga la seconda parte della legge in quanto certi beni degli Stati esteri sono immuni ex se da misure coercitive, indipendentemente dalla condizione di reciprocità.

Esecuzione forzata in forma specifica (d. civ.) (d. p. civ.)

Tipo di processo esecutivo mediante il quale si ottiene quel risultato che l’obbligato avrebbe dovuto produrre con il proprio adempimento.

Si distingue in:

—  Esecuzione forzata per consegna e rilascio [vedi];

—  Esecuzione forzata degli obblighi di fare o non fare [vedi].

Esecuzione forzata nei confronti della Pubblica Amministrazione (d. amm.)

L’Esecuzione forzata è un procedimento giudiziale, a carattere esecutivo, volto a soddisfare l’interesse creditorio (nel rispetto del principio della parità di trattamento dei creditori, cd. par condicio creditorum) contro la volontà del debitore (P.A.). Tale procedimento è ammesso nei confronti della P.A., sebbene con dei temperamenti dettati dall’esigenza di garantire una maggior tutela dei soggetti preposti, dall’ordinamento, alla cura dell’interesse pubblico.

In particolare, l’Esecuzione forzata nei confronti della P.A. può essere di due tipi:

—  in forma specifica;

—  per espropriazione.

Quella in forma specifica, incontra i limiti posti dagli artt. 20582 c.c. e 29332 c.c., i quali assumono un significato particolarmente penetrante quando il soggetto è la P.A. Infatti, nei confronti di quest’ultima, l’Esecuzione forzata è esclusa ogni qualvolta la reintegrazione in forma specifica sia eccessivamente onerosa per la P.A., o la distruzione della cosa sia di pregiudizio all’economia nazionale. I suddetti limiti rilevano anche in relazione alle modalità dell’esecuzione, che deve avvenire compromettendo il meno possibile gli interessi della P.A.

È, infine, ammissibile l’Esecuzione forzata dell’obbligo di adempiere un contratto ex art. 2932 c.c.

Quanto alla espropriazione, invece, nessun problema pone quella di beni patrimoniali disponibili [vedi]. Per i beni patrimoniali indisponibili [vedi] e per quelli demaniali [vedi], la dottrina dominante esclude l’Esecuzione forzata . Si ammette altresì l’Esecuzione forzata di crediti di diritto privato; per i crediti di diritto pubblico, mentre la giurisprudenza afferma l’impignorabilità (essendo originati dall’esercizio di pubbliche potestà), la dottrina è per la pignorabilità. Quanto al denaro, le dispute sorte in dottrina e giurisprudenza sono state superate da un’autorevole sentenza della Corte di Cassazione (n. 1609/1987), che ne ha espressamente ammessa la pignorabilità argomentando in base all’impossibilità logico-giuridica che le destinazioni di bilancio condizionino l’Esecuzione forzata sulle casse della P.A.

La giurisprudenza, infine, ammette l’Esecuzione forzata avente ad oggetto crediti della P.A. quando questi siano originati da rapporti di diritto privato e non quando trovino fondamento in un titolo di diritto pubblico.

Esecuzione forzata per consegna e per rilascio (d. p. civ.)

È una forma di esecuzione disciplinata dagli artt. 605-611 c.p.c., ed è diretta a far conseguire al creditore la disponibilità materiale di un determinato bene, attraverso la sua consegna (bene mobile) o il suo rilascio (bene immobile). In particolare, essa ha luogo ogni volta che si tratti di trasferire dall’esecutato all’esecutante un bene che è stato dichiarato appartenente a quest’ultimo. Dispone l’art. 2930 c.c. che, se non è adempiuto l’obbligo di consegnare o rilasciare una determinata cosa, mobile o immobile, l’avente diritto può ottenere la consegna o il rilascio forzati a norma delle disposizioni del codice di procedura civile.

L’Esecuzione forzata per consegna o rilascio è preceduta dalla notifica dell’atto di precetto [vedi Precetto].

In caso di Esecuzione forzata per consegna di un bene mobile, decorso il termine indicato nel precetto l’ufficiale giudiziario [vedi] si reca sul luogo nel quale la cosa si trova, la ricerca e la consegna alla parte o a una persona da lei designata (art. 607 c.p.c.). Se le cose da consegnare sono pignorate [vedi Pignoramento], la consegna non può avere luogo, e la parte istante deve fare valere le sue ragioni mediante opposizione di terzo [vedi Opposizione del terzo] (artt. 619 ss. c.p.c.).

Invece, in caso di rilascio di un bene immobile, l’ufficiale giudiziario notifica un avviso col quale comunica, almeno 10 giorni prima, alla parte che è tenuta a rilasciare l’immobile, il giorno e l’ora in cui procederà (art. 608, co. 1, c.p.c.). La notifica dell’avviso segna l’inizio dell’Esecuzione forzata per rilascio.

Se nel corso dell’Esecuzione forzata sorgono difficoltà che non ammettono dilazione, ciascuna parte può chiedere al giudice dell’esecuzione i provvedimenti temporanei occorrenti.

La liquidazione delle spese è fatta dal giudice con decreto che costituisce titolo esecutivo.

ESECUZIONE FORZATA PER CONSEGNA O RILASCIO

il vincitore del giudizio di cognizione consegna la sentenza e il precetto all’ufficiale giudiziario

l’ufficiale giudiziario notifica gli atti a colui che è stato condannato a consegnare o rilasciare il bene

10 giorni

il vincitore della causa chiede all’ufficiale giudiziario di procedere

l’ufficiale giudiziario avvisa l’obbligato   Esecuzione per consegna: l’ufficiale giudi-ziario si reca sul luogo, preleva gli oggetti mobili e li consegna all’esecutante

10 giorni

Esecuzione per rilascio: l’ufficiale giudiziario allontana l’obbligato e consegna l’immobile all’esecutante


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