Che significa? | Termini giuridici

Famiglia


> Dizionario Pubblicato il 23 ottobre 2015



Famiglia (d. civ.) (d. cost.): Rappresenta la più importante formazione sociale e naturale legata da vincoli di matrimonio [vedi], parentela [vedi] e affinità [vedi], nonché dall’affectio maritalis, cioè dalla volontà di condividere la vita e di porre in essere un rapporto diretto alla collaborazione e all’aiuto reciproco, alla procreazione e all’educazione dei figli.

Famiglia di fatto

È costituita da due persone che convivono more uxorio [vedi] ed, eventualmente, dai figli di esse.

La Famiglia di fatto non è fondata sul matrimonio: essa, pur essendo priva d’una tutela specifica, assume rilievo a taluni effetti. In particolare, la giurisprudenza ha ritenuto applicabile ai conviventi more uxorio il dovere morale di assistenza; ha qualificato come obbligazioni naturali [vedi], dunque non ripetibili, le prestazioni alimentari [vedi Alimenti] tra i conviventi; ha ritenuto rilevante, ai fini della determinazione dell’assegno divorzile [vedi Assegno di divorzio] e di separazione o nella decisione per l’affidamento dei minori [vedi Affidamento], l’esistenza di una Famiglia di fatto.

La Corte costituzionale ha escluso che il convivente more uxorio possa annoverarsi tra i successori legittimi [vedi Successione], ma ha dichiarato l’illegittimità dell’art. 6 della legge sull’equo canone [vedi] nella parte in cui non riconosce al convivente il diritto di succedere al conduttore defunto nel contratto di locazione [vedi] e nella parte in cui non prevede tale diritto in seguito alla cessazione del ménage per abbandono del conduttore, a favore del già convivente in presenza di prole.

Riguardo ai cd. abusi familiari [vedi] (artt. 342bis, 330, 333 c.c.), la legge (L. 154/2001 e L. 149/2001) ha espressamente riconosciuto la responsabilità del convivente.

Famiglia nella Costituzione

Numerosi articoli (29, 30, 31, 36, 37) prendono in considerazione la Famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. A fondamento del diritto di Famiglia stanno i principi di libertà, autonomia, parità dei coniugi etc.

Famiglia nel diritto civile

La Famiglia è la prima delle formazioni sociali dove l’uomo svolge la sua personalità (art. 2 Cost.). L’art. 29 Cost. proclama che la Repubblica riconosce i diritti della Famiglia come società naturale fondata sul matrimonio [vedi Matrimonio], il quale è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare.

Da tale affermazione scaturiscono: il principio della monogamia e quello della eguaglianza dei coniugi.

L’art. 30 della Costituzione proclama che è dovere dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli anche se nati fuori del matrimonio e soprattutto a questi ultimi la legge assicura ogni tutela giuridica e sociale compatibile con i diritti dei membri della famiglia.

Da ciò deriva:

—  il dovere di entrambi i genitori di educare, allevare e istruire i figli in conformità al loro stato economico;

—  il principio dell’equiparazione, ai fini di ogni tutela giuridica e sociale, dei figli nati nel matrimonio con quelli nati fuori, da ultimo definitivamente sancito dalla riforma della filiazione (L. 219/2012; D.Lgs. 154/2013) che, nel sostituire l’art. 315 c.c., ha ribadito il principio dell’unicità dello stato di figlio.

La Costituzione, infine, affida allo Stato il compito di agevolare la formazione della Famiglia , proteggere la maternità, l’infanzia etc. (art. 31 Cost.).

In particolare, la Famiglia è costituita da persone legate da rapporti di coniugio [vedi] (che lega marito e moglie), parentela [vedi] (tra persone che discendono da un comune capostipite riconosciuto fino al sesto grado) e affinità [vedi] (lega tra loro il coniuge e i parenti dell’altro coniuge).

La L. 151/1975 afferma il principio di eguaglianza giuridica tra i coniugi; la possibilità di riconoscere figli nati al di fuori del matrimonio [vedi Filiazione (naturale)] con identici diritti successori rispetto a quelli nati nel matrimonio; la esercitabilità della potestà [vedi] sui figli, oggi sostituita dalla responsabilità genitoriale [vedi] da parte di entrambi i genitori, cancellando l’istituto della patria potestà.

La medesima legge sancisce il regime di comunione dei beni tra i coniugi [vedi Comunione legale] come regime patrimoniale legale della famiglia, salva diversa convenzione [vedi Convenzioni matrimoniali].

I rapporti patrimoniali (come quelli personali) tra coniugi sono regolati dalla legge nazionale comune (artt. 29-30 L. 218/1995). È, tuttavia, possibile che i coniugi stipulino un accordo scritto che attesti la volontà di sottoporre i reciproci rapporti patrimoniali alla legge dello Stato di cui almeno uno di essi è cittadino o nel quale almeno uno di essi risiede.

Dai rapporti familiari derivano, infine, in capo ai singoli componenti della famiglia, diritti soggettivi [vedi] assoluti, indisponibili, imprescrittibili, personalissimi.

Famiglia nel diritto internazionale privato

Varie disposizioni si occupano della Famiglia nell’ambito del diritto internazionale privato (artt. 26-50 L. 218/1995).

I temi che attualmente si pongono all’attenzione dell’interprete sono legati alle trasformazioni sociali degli ultimi decenni e riguardano i matrimoni misti, i rapporti poligamici, le unioni omosessuali, i rapporti di genitorialità fittizia e quelli derivanti dalla fecondazione artificiale, ai quali si affiancano tematiche più tradizionali, come quelle connesse alle adozioni internazionali.

Famiglia nel diritto penale

Alla Famiglia , in diritto penale, sono dedicati gli artt. 307 e 540 c.p.

«Agli effetti della legge penale, s’intendono per prossimi congiunti gli ascendenti, i discendenti, il coniuge, i fratelli, le sorelle, gli affini nello stesso grado, gli zii ed i nipoti: nondimeno, nella denominazione di prossimi congiunti, non si comprendono gli affini, allorché sia morto il coniuge e non vi sia prole» (art. 307, co. 4 c.p.).

Al riguardo, va precisato che fra gli ascendenti di cui parla l’articolo in esame non sono compresi i genitori adottivi.

Detta, poi, l’art. 540 c.p. (come modificato dal D.Lgs. 154/2013, attuativo della riforma della filiazione): «Agli effetti della legge penale, quando il rapporto di parentela è considerato come elemento costitutivo o come circostanza aggravante o attenuante o come causa di non punibilità, la filiazione fuori del matrimonio è equiparata alla filiazione nel matrimonio.

Il rapporto di filiazione fuori del matrimonio è stabilito osservando i limiti di prova indicati dalla legge civile, anche se per effetti diversi dall’accertamento dello stato delle persone».

L’articolo ha riguardo solo al rapporto di filiazione, cioè a quello di discendenza diretta tra padre e figlio e non si estende ai rapporti tra avo e nipote.

I delitti contro la famiglia sono divisi dal codice penale in quattro classi, a ciascuna delle quali è dedicato un capo:

1)  delitti contro il matrimonio;

2)  delitti contro la morale familiare;

3)  delitti contro lo stato di famiglia;

4)  delitti contro l’assistenza familiare.

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