Che significa? | Termini giuridici

Filiazione

23 ottobre 2015 | Autore:


> Dizionario Pubblicato il 23 ottobre 2015



Filiazione (d. civ.): È il rapporto che intercorre tra i genitori e i figli ed assegna ai primi il diritto-dovere di istruirli ed educarli.

Prima della riforma della filiazione (L. 219/2012), a seconda che la procreazione fosse avvenuta in costanza di matrimonio e fra marito e moglie, o fuori dal matrimonio (ovvero in costanza di matrimonio, ma tra uno dei coniugi e persona diversa), o tra parenti [vedi Parentela] o affini [vedi Affinità], si distinguevano:

—  figli legittimi (in costanza di matrimonio);

—  figli naturali (fuori dal matrimonio);

—  figli incestuosi (tra parenti e affini).

Accanto a queste tre forme di filiazione la legge poneva una quarta forma, non dovuta a procreazione, che prendeva il nome di filiazione adottiva [vedi Adozione].

La riforma, cui è stata data attuazione con il D.Lgs. 154/2013, ha innovato la disciplina della Filiazione e sancito la definitiva equiparazione tra figli naturali, legittimi e adottivi, dovendosi attualmente fare riferimento unicamente a figli nati nel matrimonio e figli nati al di fuori del matrimonio.

Scompare anche il riferimento ai figli incestuosi, ammettendo il novellato art. 251 c.c. il riconoscimento anche dei figli nati da persone unite da vincolo di parentela in linea retta all’infinito o in linea collaterale fino al secondo grado o tra cui esiste un un vincolo di affinità in linea retta, salvi i casi in cui dal riconoscimento stesso possano derivare pregiudizi per il figlio.

A ciascuna di queste forme di filiazione corrispondeva, per il figlio, un particolare status.

Filiazione all’interno del matrimonio (legittima)

Gli artt. 8, 9 e 10 del D.Lgs. 154/2013 hanno riformato la disciplina della presunzione di paternità dei figli nati nel matrimonio, intervenendo sugli artt. 231-235 c.c.

Il testo previgente prevedeva che il marito era padre del figlio concepito durante il matrimonio e che si presumeva concepito durante il matrimonio il figlio nato dopo 180 giorni dalla celebrazione e prima di 300 giorni dalla data dell’annullamento, dello scioglimento o della cessazione degli effetti civili del matrimonio.

La L. 219/2012 ha dato mandato al legislatore delegato perché estendesse la presunzione di paternità del marito ai figli comunque nati nel matrimonio.

In attuazione di tale principio, l’art. 231 c.c., come modificato dal D.Lgs. 154/2013, prevede che «il marito è padre del figlio concepito o nato durante il matrimonio», e il co. 1 dell’art. 232 c.c. è stato modificato nel senso che la presunzione di concepimento nel matrimonio opera per tutti i figli nati entro i 300 giorni dalla data dell’annullamento, dello scioglimento o della cessazione degli effetti civili del matrimonio. È stata soppressa la parte della disposizione che riguardava la presunzione di concepimento del figlio nato dopo 180 giorni di matrimonio perché, ormai, a prescindere dalla data di concepimento, per l’operare della presunzione di paternità conta la nascita in costanza di matrimonio e si presumono figli del marito anche i figli nati entro i primi 180 giorni di matrimonio.

L’art. 234 c.c. disciplina la «nascita del figlio dopo i 300 giorni». I primi due commi attribuiscono a ciascuno dei coniugi e ai loro eredi la facoltà di:

—  provare che il figlio, nato dopo i 300 giorni dall’annullamento, dallo scioglimento o dalla cessazione degli effetti civili del matrimonio, è stato concepito durante il matrimonio;

—  provare il concepimento durante la convivenza quando il figlio sia nato dopo i 300 giorni dalla pronuncia di separazione giudiziale, o dalla omologazione di separazione consensuale, ovvero dalla data di comparazione dei coniugi avanti al giudice quando gli stessi sono stati autorizzati a vivere separatamente.

Questi commi mantengono validità anche all’esito della riforma, mentre il terzo — che in ogni caso riconosce al figlio la facoltà di reclamare lo stato di figlio legittimo — è stato superato dalla L. 219/2012, poiché non esiste più lo stato di figlio legittimo ma l’unico stato di figlio e non esiste più l’azione di reclamo di legittimità.

Lo stato di figlio è determinato dalla legge nazionale di questi o, se più favorevole dalla legge dello Stato di cui uno dei genitori è cittadino, al momento della nascita. Presupposti ed effetti dell’accertamento e della contestazione di tale stato sono regolati da questa legge. Si applica, tuttavia, la legge italiana, qualora la legge così individuata non permetta l’accertamento o la contestazione. Nondimeno lo stato di figlio, acquisito in base alla legge nazionale di uno dei genitori può essere contestato solo alla stregua di tale legge e se questa non consente la contestazione si applica la legge italiana.

Di applicazione necessaria sono le norme del diritto italiano che sanciscono l’unicità dello stato di figlio (art. 33 L. 218/1995, come modificato dal D.Lgs. 154/2013).

Filiazione al di fuori del matrimonio (naturale)

Figli nati al di fuori del matrimonio sono quelli procreati da genitori non sposati tra loro. Al riguardo prima della riforma si distingueva tra:

—  figlio naturale riconoscibile, che era quello nato da persone che o non erano sposate o erano unite in matrimonio con altra persona all’epoca del concepimento (art. 250 c.c.);

—  figlio naturale irriconoscibile, che era quello nato da persone legate tra loro da vincolo di parentela (anche solo naturale, in linea retta all’infinito e in linea collaterale nel 2° grado) o affinità in linea retta, salvo che i genitori, al tempo del concepimento, ignorassero la parentela esistente tra loro o che fosse stato dichiarato nullo il matrimonio da cui derivava l’affinità (art. 251 c.c.)

L’art. 251 cit. novellato ammette una generale possibilità di riconoscimento, [vedi], previa autorizzazione del giudice, avuto riguardo all’interessse del figlio e salvi i casi in cui possa derivarne pregiudizio per il figlio medesimo.

L’art. 30 Cost. ha stabilito che è dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori del matrimonio e che la legge debba assicurare ai figli nati fuori dal matrimonio ogni tutela giuridica e sociale, compatibile con i diritti dei membri della famiglia legittima.

Nel caso di mancato riconoscimento il figlio può anche esercitare un’apposita azione.

[vedi Dichiarazione giudiziale di maternità o paternità].


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