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Finanziamento

23 Ottobre 2015 | Autore:


> Dizionario Pubblicato il 23 Ottobre 2015



Finanziamento

Finanziamento dei partiti (d. cost.)

I partiti politici [vedi] costituiscono gli strumenti attraverso i quali i cittadini concorrono alla determinazione della politica nazionale. Per svolgere tale azione, essi necessitano di una certa disponibilità economica, che consenta di far fronte alle spese di organizzazione, di propaganda etc.

Fino a qualche decennio fa il problema del Finanziamento non si era posto nel nostro ordinamento. A seguito di numerosi scandali suscitati da gravi fenomeni di corruzione e specialmente di finanziamento illecito, soprattutto attraverso fondi neri degli enti pubblici economici (es. caso Montedison), fu approvata la L. 2 maggio 1974, n. 195 detta «legge Piccoli» per determinare una forma di contributo generalizzato, proporzionale e trasparente da parte dello Stato a tutti i partiti politici. La legge Piccoli è stata abrogata con il referendum [vedi] del 18 aprile 1993, a seguito delle inchieste giudiziarie circa il finanziamento illecito dei partiti.

Il sistema del finanziamento pubblico è stato, quindi, rivisto dalla L. 3 giugno 1999, n. 157. Rispetto al passato, almeno formalmente, i partiti italiani non sono più finanziati dallo Stato, ma hanno diritto ad un rimborso per le spese sostenute durante le campagne elettorali.

A tale scopo sono stati istituiti quattro fondi, corrispondenti agli organi da rinnovare: Senato, Camera, Consiglio regionale e Parlamento europeo.

Tale legge è stata più volte successivamente modificata soprattutto al fine di ridurre l’importo del finanziamento ritenuto eccessivo e mal gestito.

In particolare, con la L. 6 luglio 2012, n. 96 si è proceduto al dimezzamento dei finanziamenti che così sono scesi dai circa 182 milioni a 91 milioni per il 2012, il 70% dei quali, pari a 63.700.000 euro, viene corrisposto come rimborso delle spese per le consultazioni elettorali e per l’attività politica. Il restante 30%, cioè 27.300.000 euro, viene erogato a titolo di cofinanziamento (art. 1, comma 1).

La L. 96/2012 prevede, inoltre, la decurtazione del 5% dei finanziamenti a quei partiti che non garantiscano un’adeguata rappresentanza di donne in lista, il che accade se il numero dei candidati del medesimo genere sia superiore ai due terzi del totale (art. 1, comma 7).

Un’importante novità è stata l’introduzione del co-finanziamento pubblico-privato. L’art. 2, L. 96/2012, prevede, infatti, l’attribuzione ai partiti e ai movimenti politici di un contributo annuo pari a 0,50 euro per ogni euro che essi abbiano ricevuto a titolo di quote associative e di erogazioni liberali annuali da parte di persone fisiche o enti.

Di non poco conto è l’introduzione della norma che prevede per l’accesso ai contributi l’obbligo per i partiti e movimenti politici di dotarsi di un atto costitutivo o di uno statuto pubblici, da trasmettere in copia ai Presidenti delle due Camere entro 45 giorni dalla data di svolgimento delle elezioni.

Tale statuto deve essere conformato a principi democratici nella vita interna, con particolare riguardo alla scelta dei candidati, al rispetto delle minoranze e ai diritti degli iscritti (art. 5, comma 1).

È stata, infine, istituita la Commissione per la trasparenza e il controllo dei bilanci dei partiti e dei movimenti politici, composta da 5 magistrati (1 designato dal Primo Presidente della Corte di Cassazione, 1 dal Presidente del Consiglio di Stato, 3 dal Presidente della Corte dei conti), cui è affidato il compito di controllare i rendiconti dei partiti.

Da ultimo, con D.L. 28 dicembre 2013, n. 149, conv. con modif. in L. 21 febbraio 2014, n. 13, è stata prevista, all’art. 12 la possibilità per i cittadini di destinare ai partiti il 2 per mille delle proprie dichiarazioni dei redditi.

Finanziamento delle confessioni religiose (d. eccl.)

Interventi finanziari dello Stato in favore della Chiesa cattolica [vedi] e delle confessioni religiose stipulatarie di intese recepite in legge.

Tali interventi si concretizzano essenzialmente attraverso:

—  la destinazione dell’otto per mille del gettito IRPEF [vedi] che ogni contribuente può indicare nella sua dichiarazione dei redditi;

—  le erogazioni liberali in denaro effettuate dai singoli contribuenti che possono essere detratte alle condizioni e nei limiti previsti dalla legge.


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