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Fonti del diritto

23 ottobre 2015 | Autore:


> Dizionario Pubblicato il 23 ottobre 2015



Fonti del diritto (d. cost.): Sono Fonti del diritto tutti gli atti (fonti scritte) o i fatti (fonti non scritte, come la consuetudine) dai quali traggono origine le norme giuridiche.

Nell’ambito delle Fonti del diritto è possibile distinguere:

a) le fonti di produzione, che rappresentano lo strumento tecnico predisposto o riconosciuto dall’ordinamento per creare, modificare ed estinguere le norme giuridiche.

Le fonti di produzione si suddividono in:

  fonti fatto, determinate da fatti sociali o naturali considerati idonei a produrre diritto (fonti non scritte);

—  fonti atto, atti normativi posti in essere da organi o enti nell’esercizio di poteri ad essi attribuiti dall’ordinamento (fonti scritte);

b) le fonti sulla produzione, che costituiscono le norme che determinano gli organi e le procedure di formazione del diritto (es. il principio pacta sunt servanda stabilisce il rispetto assoluto degli accordi stipulati);

c) le fonti di cognizione, che sono gli strumenti attraverso cui è possibile conoscere le fonti di produzione.

Fra le fonti di cognizione è opportuno distinguere forme di pubblicazione:

– necessarie (legali o privilegiate), che precedono e condizionano l’entrata in vigore di una fonte di un diritto (ad es. la Gazzetta Ufficiale);

– non necessarie (notiziali), che non incidono sull’entrata in vigore e svolgono una mera funzione pubblicitaria o di conoscenza (ad es. le raccolte ufficiali di usi curate dalle Camere di Commercio). In questa categoria rientra la ripubblicazione, che costituisce una forma di pubblicazione di un provvedimento già oggetto di pubblicazione necessaria (ad es. i testi unici meramente compilativi).

Caratteristica fondamentale degli ordinamenti giuridici moderni è la pluralità delle fonti e il diverso livello delle stesse ove si consideri la molteplicità dei centri nazionali, sovranazionali e internazionali, di produzione.

Si parla — proprio alla luce dell’ingresso automatico di norme emanate dall’Unione senza la mediazione del legislatore nazionale — di fonti multilivello, che confondono non poco il vigore e l’applicazione delle norme nei singoli Stati. Ciò anche per l’attuale costituzionalismo «asimmetrico» derivante dalla ripartizione anomala, parziale e in via di sviluppo della governance tra ordinamenti nazionali e internazionali; tale ripartizione crea una dimensione nuova della separazione di poteri, non più secondo la tripartizione montesquiesana delle fuzioni pubbliche in legislazione, amministrazione e giurisdizione, ma in forza della dislocazione, a diversi livelli, delle competenze e modalità di intervento (Scudiero).

Fonti del diritto nell’ordinamento italiano

L’ordinamento repubblicano accoglie una pluralità di Fonti del diritto , frutto anche del moltiplicarsi in questi anni dei centri di produzione di tali atti. Prima dell’entrata in vigore della Costituzione repubblicana era abbastanza agevole operare una classificazione di tali fonti, potendo essere fondamentalmente ricondotte a poche tipologie, che peraltro trovano una esplicita elencazione nell’art. 1 delle «disposizioni sulla legge in generale», poste a premessa del nostro attuale Codice civile che risale al 1942: le leggi (e tale poteva considerarsi anche lo Statuto albertino, liberamente modificabile da una legge ordinaria), i regolamenti [vedi], le norme corporative [vedi] e gli usi [vedi].

La classificazione del codice civile è da considerarsi ormai ampiamente superata per diversi motivi:

—  in primo luogo perché la Costituzione italiana del 1948 si pone in una posizione di supremazia rispetto alle altre fonti e non può essere modificata da fonti di rango inferiore, come accadeva con lo Statuto Albertino;

—  in questi anni sono emersi centri di produzione del diritto che non erano previsti dalla legislazione prerepubblicana, come le Comunità europee o gli enti territoriali;

—  le norme sull’ordinamento corporativo sono scomparse dal nostro ordinamento.

Attualmente, dunque, è possibile distinguere tra:

—  la Costituzione [vedi]e le leggi [vedi] costituzionali e direvisione costituzionale, che si pongono al vertice della piramide delle Fonti del diritto riconosciute dal nostro ordinamento;

—  le fonti dell’Unione europea [vedi Diritto dell’Unione europea], vale a dire i trattati istitutivi, i regolamenti, le direttive e le decisioni. Si tratta di atti che, una volta immessi nel nostro ordinamento, occupano una posizione di preminenza rispetto alla legislazione ordinaria statale;

—  le fonti dell’ordinamento statale. Vi rientrano le leggi ordinarie [vedi] e gli atti aventi forza di legge [vedi Decreto legge; Decreto legislativo], il referendum [vedi] abrogativo e i regolamenti [vedi] interni degli organi costituzionali; su un gradino inferiore si pongono i regolamenti [vedi] dell’esecutivo, che non possono essere in contrasto con le fonti legislative ordinarie;

—  le fonti regionali. In questo caso il riferimento è agli Statuti regionali [vedi], alle leggi [vedi] regionali e ai regolamenti [vedi] regionali;

—  le fonti locali, vale a dire gli Statuti comunali e provinciali [vedi] e i regolamenti approvati dagli stessi enti;

—  le fonti esterne all’ordinamento, vale a dire quelle che vengono recepite nell’ordinamento costituzionale italiano in virtù dell’appartenenza del nostro Paese alla Comunità internazionale.

Le fonti del diritto
Tipologie Fonti di produzione Atti e fatti idonei a produrre norme giuridiche, ossia ad innovare l’ordinamento giuridico.
Fonti di cognizione Atti che non producono diritto ma si limitano ad agevolare la conoscenza di norme dell’ordinamento.
Classificazione delle fonti di produzione Fonti-atto Manifestazioni di volontà di organi o enti determinati abilitati dall’ordinamento a produrre norme giuridiche.
Fonti-fatto Comportamenti che l’ordinamento considera idonei a produrre norme (es. consuetudine).
Criteri che regolano i rapporti tra le fonti di produzione Criterio cronologico Quando due norme confliggenti sono previste da fonti dello stesso tipo (es., leggi ordinarie), sulla norma precedente prevale quella successiva, secondo il principio lex posterior derogat legi priori.
Criterio gerarchico Quando due norme confliggenti provengono da fonti diverse, le norme successive poste da fonti di rango inferiore (es., regolamento) che contrastino con norme provenienti da fonti di rango superiore (es., legge ordinaria) sono invalide e soggette ad annullamento o a disapplicazione (ad es., il giudice ordinario deve disapplicare i regolamenti governativi contrastanti con la legge).
Quadro attuale delle fonti Fonti di rango costituzionale –  principi supremi dell’ordinamento costituzionale, non modificabili nemmeno da leggi di revisione costituzionale; –  Costituzione e consuetudini costituzionali (comportamenti ripetuti nel tempo dagli organi costituzionali e dai soggetti politici in assenza di regole scritte); –  leggi di revisione costituzionale (art. 138 Cost.) e altre leggi costituzionali (es., le leggi che si limitano a derogare una norma costituzionale senza modificarla).
Quadro attuale delle fonti Fonti dell’Unione europea –  regolamenti (atti aventi portata generale, obbligatori in tutti i loro elementi e direttamente applicabili in ciascuno Stato membro); –  direttive (atti che vincolano lo Stato membro cui sono rivolte per quanto riguarda il risultato da raggiungere, salva la competenza del singolo Stato in merito alla forma e ai mezzi per raggiungere il fine. A differenza dei regolamenti non sono immediatamente vincolanti, ma devono essere recepite dallo Stato membro al quale sono rivolte); –  decisioni (atti obbligatori in tutti i loro elementi per i destinatari da essi designati. Hanno lo stesso carattere vincolante del regolamento e della direttiva, ma si indirizzano a uno o più soggetti individuati); –  raccomandazioni (esortazioni e moniti dirette ai singoli Stati membri) e pareri (espressione di un’opinione su una determinata questione); sono atti privi di efficacia vincolante; –  sentenze della Corte di Giustizia europea.
Fonti di rango primario e subprimario –  leggi ordinarie dello Stato; –  referendum abrogativo; –  decreti-legge; –  decreti legislativi di attuazione degli statuti delle regioni ad autonomia speciale; –  statuti delle regioni ordinarie; –  leggi regionali e delle province autonome di Trento e Bolzano; –  decreti legislativi.
Fonti di rango secondario –  regolamenti governativi; –  regolamenti ministeriali e di altre autorità; –  statuti degli enti locali; –  regolamenti degli enti locali; –  statuti degli enti minori; –  ordinanze.
Usi normativi

concorrono a integrare la disciplina del contratto nelle materie non disciplinate da leggi e regolamenti.

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