Che significa? | Termini giuridici

Frode

23 ottobre 2015 | Autore:


> Dizionario Pubblicato il 23 ottobre 2015



Frode (d. civ.) (d. pen.): Il concetto di Frode può essere inteso in tre diversi significati:

—  come comportamento diretto ad abusare dell’altrui fiducia in difformità del generale principio di buona fede [vedi];

—  come comportamento volto ad eludere norme giuridiche e i loro effetti applicativi;

—  come comportamento finalizzato a produrre un danno altrui.

Frode agli interessi finanziari dell’Unione (d. UE)

Irregolarità commessa dagli Stati membri ai danni degli interessi finanziari dell’Unione.

L’art. 325 TFUE ha introdotto per tali interessi il cd. principio di assimilazione, equiparandoli a quelli nazionali e, conseguentemente, imponendo agli Stati di agire in entrambi i casi con gli stessi mezzi e adottando le stesse misure.

Il tema delle frodi UE all’allora bilancio comunitario è entrato nell’agenda politica soltanto nel 1989, anche se il Parlamento aveva espresso le sue preoccupazioni sulla corretta gestione del bilancio sin dal 1970.

La riscossione dei dazi, dei prelievi e delle altre entrate che costituiscono le risorse proprie dell’Unione non è difatti affidata alle istituzioni europee, ma rimane prerogativa degli Stati membri, i quali provvedono a versare le somme percepite all’Unione, ottenendo un rimborso del 25% a titolo di spese di riscossione. Anche per l’erogazione dei fondi europei l’Unione si avvale delle amministrazioni nazionali.

Questo sistema ha favorito il dilagare del fenomeno delle frodi agli interessi finanziari dell’Unione che, col passare degli anni, ha assunto dimensioni preoccupanti, arrecando un grave pregiudizio al bilancio dell’organizzazione.

La base giuridica necessaria a contrastare la diffusione di queste infrazioni è stata offerta da alcune disposizioni introdotte dal Trattato di Maastricht e oggi contenute nel nuovo TFUE, che incaricano sia l’Unione, sia gli Stati membri di provvedere all’adozione di misure appropriate.

Frode alla legge (d. civ.)

[vedi Negozio in frode alla legge].

Frode fiscale (d. trib.)

L’art. 2 D.Lgs. 74/2000 punisce, con la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni, chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi [vedi I.R.E.S.; I.R.P.E.F.] o sul valore aggiunto [vedi I.V.A.], avvalendosi di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti, indica in una delle dichiarazioni annuali relative a dette imposte elementi passivi fittizi.

Il fatto si considera commesso avvalendosi di fatture o altri documenti per operazioni inesistenti quando tali fatture o documenti sono registrati nelle scritture contabili obbligatorie, o sono detenuti a fine di prova nei confronti dell’amministrazione finanziaria.

Se l’ammontare degli elementi passivi fittizi è inferiore a euro 154.937,07, si applica la reclusione da sei mesi a due anni.

Al di fuori dei casi previsti dall’art. 2 citato, l’art. 3 punisce, con la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni, chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, sulla base di una falsa rappresentazione nelle scritture contabili obbligatorie e avvalendosi di mezzi fraudolenti idonei ad ostacolarne l’accertamento, indica in una delle dichiarazioni annuali relative a dette imposte elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo o elementi passivi fittizi, quando, congiuntamente:

—  l’imposta evasa è superiore, con riferimento a taluna delle singole imposte, a euro 77.468,53;

—  l’ammontare complessivo degli elementi attivi sottratti all’imposizione, anche mediante indicazione di elementi passivi fittizi, è superiore al cinque per cento dell’ammontare complessivo degli elementi attivi indicati in dichiarazione, o, comunque, è superiore a euro 1.549.370,70.

Frode informatica (d. pen.)

Commette questo reato (art. 640ter c.p.) chiunque procura a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno:

—  alterando, in qualsiasi modo, il funzionamento di un sistemainformatico o telematico;

—  intervenendo senza diritto in qualsiasi modo su dati o informazioni o programmi contenuti in un sistema informatico o telematico o ad esso pertinente.

L’oggetto giuridico è rappresentato dall’inviolabilità dei sistemi informatici o telematici e del patrimonio.

L’art. 640ter c.p. prevede, ai fini della consumazione del reato, la percezione di un ingiusto profitto con altrui danno. Tale elemento differenzia la fattispecie in esame da quella di cui all’art. 615ter c.p. (accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico) ove il rea­to è di mero pericolo [vedi Pericolo (Reati di)], mirando a tutelare anticipatamente gli interessi patrimoniali.

L’elemento soggettivo è integrato dal dolo specifico [vedi Dolo]: occorre infatti agire al fine di procurasi un ingiusto profitto con l’altrui danno.

Costituiscono circostanze aggravanti: 1) il fatto commesso a danno dello Stato o di un altro ente pubblico o col pretesto di far esonerare taluno dal servizio militare; 2) il fatto commesso con abuso della qualità di operatore del sistema; 3) il fatto commesso con furto o indebito utilizzo dell’identità digitale in danno di uno o più soggetti (tale ultima aggravante è stata introdotta dal D.L. 93/2013, conv. in L. 119/2013, noto come decreto sul femminicidio).

Pena: Reclusione da 6 mesi a 3 anni e multa da 51 a 1.032 euro; reclusione da 1 a 5 anni e multa da 309 a 1.549 euro, per le ipotesi aggravate di cui ai numeri 1) e 2); reclusione da 2 a 6 anni e multa da 600 a 3.000 euro per la neointrodotta ipotesi aggravante di cui al n. 3).

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