Che significa? | Termini giuridici

Gestione

26 ottobre 2015 | Autore:


> Dizionario Pubblicato il 26 ottobre 2015



Gestione

Gestione accentrata di strumenti finanziari (d. fin.)

È un sistema di scritturazioni contabili in virtù del quale ogni trasferimento di strumenti finanziari [vedi] avviene senza lo spostamento materiale di essi.

In pratica, il risparmiatore che possiede i titoli li deposita, in custodia, presso un intermediario aderente al sistema, stipulando appositi contratti di deposito, il quale a sua volta li subdeposita presso una società di gestione accentrata [vedi]: da questo momento la circolazione dei titoli subdepositati si realizza mediante semplici scritturazioni contabili computerizzate, cioè operazioni di giro con cui si annota il trasferimento dei titoli dal conto del depositario ordinante al conto del depositario beneficiario dell’ordine.

Ai sensi dell’art. 80 del D.Lgs. 58/1998 (TUF) l’attività di Gestione accentrata di strumenti finanziari ha carattere di impresa ed è esercitata nella forma di s.p.a., anche senza fine di lucro. È stato così abbandonato il sistema di monopolio della Monte Titoli ed è stata introdotta una disciplina generale dell’attività di Gestione accentrata riferibile a qualsiasi soggetto che, in possesso dei requisiti richiesti, intenda svolgerla.

Gestione collettiva di portafoglio (d. fin.)

Con tale espressione si indica l’attività di Gestione di un patrimonio in cui confluiscono i risparmi di più investitori, che saranno investiti collettivamente e in maniera indifferenziata, senza, cioè, che l’investitore possa influenzare l’intermediario finanziario [vedi Intermediazione finanziaria] nelle sue scelte d’investimento.

La materia è fortemente influenzata dalla disciplina comunitaria. Recentemente, il recepimento, ad opera del D.Lgs. 44/2014, della direttiva 2011/61/UE, in materia di gestori di fondi alternativi, ha modificato il quadro della disciplina, introducendo nuove categorie di soggetti e prodotti precedentemente non contemplati dal Testo Unico Finanziario (TUF).

Il TUF definisce la gestione collettiva del risparmio come «il servizio che si realizza attraverso la gestione di OICR e dei relativi rischi». Per OICR (Organismo di Investimento Collettivo del Risparmio) si intende «l’organismo istituito per la prestazione del servizio di gestione collettiva del risparmio, il cui patrimonio è raccolto tra una pluralità di investitori mediante l’emissione e l’offerta di quote o azioni, gestito in monte nell’interesse degli investitori».

L’investitore, quindi, partecipa ad una forma collettiva di investimento, acquisendo una quota di partecipazione ad un patrimonio indiviso al quale partecipano, pro-quota, anche altri investitori.

La prestazione del servizio di gestione collettiva è riservato, oltre che alle società di risparmio, alle società di investimento a capitale variabile [vedi SICAV] e alle società di investimento a capitale fisso [vedi SICAF], introdotte nel nostro ordinamento dal D.Lgs. 44/2014.

Esse sono sottoposte, a tutela degli investitori, alla vigilanza della Banca d’Italia [vedi] e della CONSOB e devono rispettare le regole generali di comportamento definite dalle medesime autorità.

Gestione d’affari (d. civ.)

Si ha Gestione quando un soggetto (gestore) si prende cura spontaneamente, cioè senza esservi obbligato e senza averne avuto incarico dall’interessato (dominus), di uno o più affari patrimoniali altrui. A tale circostanza la legge, concorrendo alcuni requisiti, ricollega il sorgere di obbligazioni sia a carico del gestore che a carico del dominus.

I requisiti della Gestione sono:

—  l’utilità iniziale della Gestione (utiliter coeptum): affinché si producano gli effetti della Gestione, questa deve essere utilmente iniziata; l’utilità si giudica obiettivamente, facendo riferimento alla valutazione che avrebbe effettuato il dominus, con la diligenza del buon padre di famiglia [vedi], al momento dell’inizio dell’affare;

—  la mancanza di un divieto alla Gestione da parte del dominusnon prohibente domino»);

—  la consapevolezza dell’alienità dell’affare (cd. «animus aliena negotia gerendi»): il gestore deve cioè sapere (e, quindi, deve avere intenzione) di trattare affari altrui, ossia di avvantaggiare il dominus e di non aver nessun obbligo in tal senso, altrimenti al più il gestore potrebbe invocare l’arricchimento senza causa del dominus;

—  la liceità dell’affare;

—  la capacità di agire [vedi] del gestore (art. 2029 c.c.).

La Gestione produce effetti:

—  nei confronti del gestore, che ha l’obbligo di continuare la Gestione intrapresa, finché l’interessato (o l’erede in caso di morte del dominus) non sia in condizione di provvedervi da sé (art. 2028 c.c.), ed è sottoposto a tutti gli obblighi del mandatario (diligenza del buon padre di famiglia, obbligo di rendiconto etc.);

—  nei confronti del dominus, che deve adempiere, verso i terzi, agli obblighi che gli derivano dai negozi compiuti dal gestore in suo nome [Gestione rappresentativa] e deve tenere indenne il gestore dalle obbligazioni che questi abbia assunto in nome proprio [Gestione non rappresentativa], rimborsandogli le spese sostenute ed i relativi interessi. Da ciò si deduce che il gestore non agisce a proprio rischio.

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